Si chiama KayaCervi ed è stato sviluppato in India per individuare precocemente le alterazioni associate al tumore del collo dell’utero, anche dove mancano laboratori e strutture diagnostiche
Il tumore della cervice uterina è in larga parte prevenibile grazie alla vaccinazione contro il Papillomavirus umano (HPV) e ai programmi di screening. Eppure, resta una delle principali cause di mortalità oncologica femminile, soprattutto nei Paesi con minori risorse sanitarie. Secondo uno studio pubblicato su Nature Medicine, entro il 2050 i nuovi casi potrebbero aumentare del 20,2% a livello mondiale e i decessi del 39,3%. Si passerebbe dagli 887mila casi e 369mila morti stimati nel 2023 a circa 1,08 milioni di diagnosi e 522mila decessi all’anno. Le conseguenze più pesanti sono attese nell’Africa subsahariana, dove la mortalità potrebbe crescere del 95,4%. Un quadro che richiama l’urgenza di rendere la prevenzione accessibile anche nelle aree più difficili da raggiungere.
È in questo contesto che si inserisce KayaCervi, un dispositivo portatile sviluppato in India da un gruppo di ricercatori coordinato presso l’All India Institute of Medical Sciences (AIIMS) di Bhopal, uno dei principali istituti pubblici indiani dedicati alla ricerca biomedica e all’assistenza sanitaria. Lo studio descrive il sistema come un prototipo realizzato in un ospedale pubblico di terzo livello dell’India centrale. Il progetto ha ricevuto un finanziamento del Department of Health Research (DHR), nell’ambito di un programma di sostegno alla ricerca e allo sviluppo tecnologico. La piattaforma utilizzata da KayaCervi presenta anche un’origine tecnologica internazionale: secondo quanto riportato dagli autori, deriva da una tecnologia inizialmente sviluppata negli Stati Uniti nell’ambito del progetto Kaya-17, successivamente adattata dai ricercatori indiani alle esigenze dello screening del tumore cervicale. Si tratta quindi di un progetto di ricerca sviluppato e sperimentato in ambito pubblico, che ha rielaborato una tecnologia preesistente per applicarla alla diagnosi precoce delle alterazioni cervicali.
L’obiettivo è individuare precocemente le alterazioni associate al tumore della cervice uterina senza dover ricorrere necessariamente a laboratori attrezzati o a strutture ospedaliere. Il sistema analizza campioni raccolti con un tampone e utilizza una piattaforma a fluorescenza che rileva quattro biomarcatori, collegati alla presenza dell’infezione da HPV e alle modificazioni cellulari che possono precedere lo sviluppo della malattia. La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, ha valutato il dispositivo in una fase di screening condotta su donne di comunità rurali nei dintorni di Bhopal, in India. Dopo l’esclusione dei campioni non utilizzabili, sono stati analizzati 801 campioni. Il confronto con la citologia in fase liquida ha mostrato una concordanza complessiva del 98%. Gli autori riportano una sensibilità del 100% e una specificità del 98%. Il dato sulla sensibilità, tuttavia, va interpretato con cautela: nel campione analizzato i casi positivi erano soltanto dieci. Saranno quindi necessari studi più ampi e condotti in contesti diversi per confermare le prestazioni del dispositivo.
KayaCervi rappresenta una possibile soluzione per avvicinare lo screening alle donne che vivono lontano dai centri diagnostici. Non è ancora uno strumento pronto a sostituire i test già utilizzati, né lo studio dimostra che possa ridurre i casi o la mortalità. Gli stessi ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori verifiche prima di un’eventuale applicazione su larga scala. La sfida, del resto, non riguarda soltanto l’individuazione di nuove tecnologie, ma la possibilità di garantire a tutte le donne l’accesso alla vaccinazione, allo screening e alle cure.
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