Advocacy e Associazioni 3 Novembre 2026 12:24

Manovra 2027, le associazioni chiedono più risorse per l’assistenza e interventi strutturali per le persone fragili

Dal voucher sanitario per gli over 75 al Piano nazionale demenze, fino all'assistenza agli anziani non autosufficienti: molte associazioni chiedono modifiche alla legge di Bilancio.

di Redazione
Manovra 2027, le associazioni chiedono più risorse per l’assistenza e interventi strutturali per le persone fragili

Più risorse per i servizi sanitari e sociosanitari, finanziamenti stabili per la non autosufficienza e maggiore chiarezza sull’utilizzo dei fondi. Sono le richieste che accomunano le posizioni espresse da alcune organizzazioni sulla manovra 2027. Le critiche si concentrano sul voucher per gli over 75, sul mancato finanziamento del Piano nazionale demenze, sull’assistenza agli anziani fragili e sulle tariffe dei servizi sociosanitari. Pur avanzando proposte differenti, le organizzazioni sollecitano interventi che garantiscano continuità delle cure e maggiore disponibilità di servizi.

Cittadinanzattiva: “Il voucher over 75 non è una politica sanitaria”

Cittadinanzattiva contesta lo stanziamento di 1,645 miliardi di euro per un voucher da 300 euro destinato agli over 75 con pensione fino a 28.000 euro annui, utilizzabile per farmaci, visite specialistiche e prestazioni non coperte dal Servizio sanitario nazionale. Secondo l’organizzazione, il contributo non risolve le difficoltà di accesso alle cure. “Comprendiamo l’intenzione di dare un segnale alle persone anziane, che sono tra le prime a pagare il prezzo delle liste d’attesa e della spesa sanitaria di tasca propria. Ma un bonus di 300 euro non risolve il problema, lo certifica e contribuisce a modellare un sistema che, anziché rafforzarsi per garantire la salute in modo sempre più certo ed uniforme, interviene con contributi economici temporanei per aiutare una fascia di cittadini a trovare alternative fuori dal SSN”, dichiara Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.

Tre le criticità individuate: il voucher non rafforza i Livelli essenziali di assistenza, perché non aumenta personale e servizi; non tiene conto delle differenze nei bisogni sanitari e nell’offerta territoriale, escludendo inoltre le persone fragili che non soddisfano i requisiti previsti; ha carattere temporaneo, mentre anziani e pazienti cronici necessitano di cure continuative. Cittadinanzattiva annuncia quindi un emendamento soppressivo dell’articolo 53 del disegno di legge, chiedendo di trasferire l’intero stanziamento al Fondo sanitario nazionale, portando le risorse previste da 3,4 a circa 5 miliardi di euro.

L’organizzazione propone di destinare i fondi a tre priorità;

  • La prima è la riduzione delle liste d’attesa, attraverso prestazioni aggiuntive del personale pubblico, nuove assunzioni, apertura serale e festiva di ambulatori e servizi diagnostici e attivazione automatica dei percorsi di tutela quando vengono superati i tempi massimi previsti dal Piano nazionale di governo delle liste d’attesa, con prestazioni in intramoenia o nel privato a carico del SSN e il solo ticket a carico del cittadino.
  • La seconda riguarda il rafforzamento della presa in carico degli anziani non autosufficienti e delle persone con demenza, per assicurare continuità assistenziale e sostegno alle famiglie.
  • La terza è il consolidamento dell’assistenza domiciliare e territoriale dopo il PNRR, con risorse vincolate per l’Assistenza domiciliare integrata, la stabilizzazione del personale e l’attuazione dei modelli previsti dal DM 77/2022, comprese Case della Comunità, infermieri di famiglia e cure primarie.

Alzheimer, le associazioni chiedono fondi per attuare il Piano nazionale demenze

Fondazione Alzheimer Italia ETS e Alzheimer Uniti Italia Odv chiedono al Governo di finanziare il nuovo Piano nazionale demenze, presentato il 21 settembre dal ministro della Salute e atteso in Conferenza Unificata. Il ministro aveva annunciato una proposta di finanziamento da inserire nella manovra, ma nel disegno di legge non figurano risorse specificamente destinate al Piano. Sono previsti 100 milioni di euro per Alzheimer e altre demenze, senza indicazioni sulla loro assegnazione al Piano né sulle modalità di utilizzo. Il documento, alla cui elaborazione hanno contribuito entrambe le organizzazioni, punta a migliorare la diagnosi tempestiva, la presa in carico e il sostegno ai familiari. Senza finanziamenti dedicati, avvertono le associazioni, la sua attuazione dipenderà dalle disponibilità delle singole Regioni, con il rischio di accentuare le disuguaglianze territoriali.

“Un Piano senza fondi resta un documento – afferma Katia Pinto, presidente di Fondazione Alzheimer Italia. “Il Ministro ha preso un impegno pubblico e lo sosteniamo: ora serve l’emendamento. Le persone con demenza e le loro famiglie hanno bisogno di sapere che ci saranno le risorse per trasformare gli obiettivi del Piano in interventi concreti. E hanno diritto di sapere dove vanno i fondi già stanziati in loro nome”. Le organizzazioni chiedono chiarimenti anche sui 100 milioni del 2027, destinati dalla relazione tecnica a spese socioassistenziali, ma privi di criteri di riparto tra le Regioni e obblighi di rendicontazione. Analoghe incertezze riguardano, secondo le associazioni, i fondi stanziati nel 2026.

“Le demenze costituiscono una delle principali sfide sanitarie, sociali ed economiche che il nostro Paese è chiamato ad affrontare nei prossimi anni – dichiara Manuela Berardinelli, presidente di Alzheimer Uniti Italia Odv, chiedendo un finanziamento adeguato del Piano per assicurare “una visione strategica di lungo periodo che assicuri continuità e sostegno nella presa in carico”. Le due organizzazioni sollecitano quindi un emendamento del Governo che finanzi il Piano per tutta la sua durata e chiedono al Parlamento di sostenerlo, definire criteri di riparto e rendicontazione dei 100 milioni del 2027 e chiarire come siano state utilizzate le risorse del 2026.

Non autosufficienza, il Patto denuncia l’assenza di investimenti per rafforzare l’assistenza

Il Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza, che riunisce 60 organizzazioni, denuncia il mancato recepimento delle proposte presentate al Governo per migliorare l’assistenza agli anziani fragili. Per avviare gli interventi, concepiti come prima tappa di un percorso pluriennale, sarebbero stati necessari 500 milioni di euro nel 2027. La questione riguarda, secondo il Patto, 10 milioni di persone tra anziani non autosufficienti, familiari e operatori dell’assistenza. “Senza questo intervento il carico dell’assistenza ai più fragili tra gli anziani continuerà a ricadere sul tempo, sul lavoro e sui risparmi delle famiglie. E anzi il carico si farà più pesante, perché gli anziani fragili aumentano ogni giorno”, afferma il Patto.

Quattro le richieste rimaste, secondo le organizzazioni, sostanzialmente senza risposta:

  • La prima è semplificare l’accesso ai sostegni, riducendo procedure e valutazioni a carico di anziani e famiglie.
  • La seconda è sviluppare un’assistenza domiciliare che integri cure sanitarie, interventi sociali e aiuto nelle attività quotidiane.
  • La terza riguarda l’aumento dei posti e il miglioramento della qualità dell’assistenza residenziale.
  • Infine, il Patto propone di rivedere la Prestazione universale, introducendo importi graduati e una maggiorazione per chi utilizza servizi qualificati.

Su quest’ultimo punto la manovra proroga la sperimentazione al 2027 e innalza la soglia ISEE a 12.000 euro, senza però accogliere la revisione proposta.

Confcooperative Sanità: servono risorse per aggiornare le tariffe sociosanitarie

Confcooperative Sanità richiama l’attenzione sulla sostenibilità economica dei servizi sociosanitari. Il presidente Mauro Abate riconosce che il disegno di legge contiene interventi necessari per la sanità, ma segnala la mancanza di finanziamenti specifici per adeguare le tariffe delle prestazioni. Il problema interessa le strutture che assistono persone con disabilità, anziani non autosufficienti, pazienti cronici e persone con problemi di salute mentale. In diversi territori, osserva l’organizzazione, le tariffe sono ferme da anni o aggiornate solo parzialmente, a fronte dell’aumento dei costi del personale e della gestione. Confcooperative chiede al Parlamento risorse nazionali da destinare alle Regioni per sostenere l’assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale. Esprime inoltre riserve sul voucher sanitario da 300 euro per gli over 75: il contributo può alleggerire la spesa individuale, ma non garantisce la disponibilità di servizi nei territori. Positiva, invece, la valutazione sui 100 milioni aggiuntivi destinati ad Alzheimer e demenze, la cui efficacia dipenderà dalle modalità di utilizzo e dalla capacità di migliorare concretamente la presa in carico.