Advocacy e Associazioni 22 Settembre 2026 17:06

Ticket sanitari, nuove tariffe: dalle associazioni attenzione all’impatto sui cittadini e alle differenze regionali

Dal 21 settembre aggiornate le tariffe massime di 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell’assistenza protesica

di CDRR
Ticket sanitari, nuove tariffe: dalle associazioni attenzione all’impatto sui cittadini e alle differenze regionali

Nuove tariffe per centinaia di prestazioni sanitarie e attenzione puntata sulle conseguenze concrete per i cittadini. Dal 21 settembre è operativo il nuovo quadro tariffario per l’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica, definito dal decreto del Ministero della Salute del 7 agosto 2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 settembre.

Il provvedimento aggiorna le tariffe massime nazionali di riferimento relative a 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell’assistenza protesica, sostituendo i valori fissati dal precedente decreto del 25 novembre 2024.

La questione non riguarda però soltanto la remunerazione riconosciuta alle strutture sanitarie. L’aggiornamento può riflettersi, in determinati casi, anche sul ticket pagato dagli assistiti e riporta al centro il tema delle differenze territoriali nell’applicazione dei sistemi tariffari regionali.

Cittadinanzattiva: per molte prestazioni il ticket non cambia

Secondo quanto ricostruito da Cittadinanzattiva, per gran parte delle visite e degli esami più comuni il ticket resta invariato, mentre per alcune prestazioni si registrano incrementi contenuti, nell’ordine di circa un euro. L’associazione ricorda inoltre che continuano ad applicarsi le esenzioni previste per determinate categorie di cittadini. Il Ministero della Salute specifica che, per la specialistica ambulatoriale, il ticket dovuto dall’assistito corrisponde alla tariffa della prestazione fino al limite massimo previsto per ricetta, pari a 36,15 euro, fatti salvi i casi di esenzione. Le variazioni tariffarie, quindi, non comportano automaticamente un aumento generalizzato e uniforme della compartecipazione per tutti gli utenti. L’effetto concreto dipende dalla prestazione prescritta, dall’eventuale esenzione e dal sistema applicato sul territorio.

Codici: “Monitoreremo l’impatto sulle famiglie”

Più critica la posizione espressa da Codici, che segnala aumenti più marcati per alcune specifiche prestazioni. L’associazione cita, fra gli esempi, l’agoaspirato della mammella, la prima visita cardiologica con elettrocardiogramma e alcune prime visite specialistiche. Codici riconosce allo stesso tempo che la maggior parte delle prestazioni più comuni resta invariata e richiama sia il tetto massimo previsto per il ticket sia il sistema delle esenzioni. L’associazione ha annunciato che continuerà a monitorare l’impatto del provvedimento sulle famiglie e a raccogliere le segnalazioni dei cittadini, concentrando quindi l’attenzione sugli effetti reali delle nuove tariffe sull’accesso alle cure.

Perché il territorio conta

Un elemento centrale del nuovo quadro è rappresentato dal ruolo delle Regioni. Il decreto ministeriale stabilisce infatti tariffe massime nazionali di riferimento, che costituiscono il limite di riferimento per Regioni e Province autonome. La normativa richiamata nello stesso provvedimento prevede però che le Regioni adottino un proprio sistema tariffario e stabilisce che eventuali importi superiori alle tariffe massime nazionali restino a carico dei bilanci regionali, secondo le condizioni previste dalla legge.

È questa articolazione che rende particolarmente rilevante, dal punto di vista della tutela dei cittadini, osservare non soltanto il nuovo tariffario nazionale ma anche come le singole Regioni lo recepiranno e quali effetti produrrà sulla compartecipazione alla spesa. Il rischio da verificare attraverso i dati è che, a fronte di un quadro nazionale comune, l’esperienza concreta degli assistiti possa differire a seconda del territorio di residenza.

Non solo tariffe: il tema dell’accesso alle cure

L’impatto economico va inoltre letto insieme alle altre barriere che condizionano l’accesso al Servizio sanitario nazionale. Cittadinanzattiva ha più volte segnalato nel corso del 2026 criticità legate alle liste di attesa, alle agende chiuse e alla difficoltà di ottenere prestazioni nei tempi previsti. Nei primi mesi dell’anno l’associazione aveva già raccolto circa 500 segnalazioni su questi problemi. In questo quadro, anche variazioni relativamente contenute dei ticket possono assumere un peso diverso a seconda delle condizioni economiche dell’assistito e della frequenza con cui deve sottoporsi a visite, controlli o accertamenti.

L’advocacy chiede soprattutto dati comparabili

La nuova fase rende quindi utile costruire un quadro comparabile degli effetti territoriali del provvedimento. Gli indicatori da osservare comprendono gli importi effettivamente applicati nelle diverse Regioni, il ricorso alle esenzioni, il peso economico sostenuto dalle famiglie e l’eventuale rinuncia o rinvio delle prestazioni per motivi economici. Gli ultimi due aspetti non sono dati contenuti nel nuovo decreto tariffario e richiedono quindi rilevazioni specifiche. Proprio per questo, il monitoraggio annunciato da Codici e l’attività di tutela svolta da Cittadinanzattiva possono contribuire a documentare una dimensione che il solo tariffario nazionale non permette di misurare: l’impatto effettivo sui cittadini.

Il nuovo decreto dopo il contenzioso sul tariffario precedente

Il provvedimento del 7 agosto arriva dopo il contenzioso che aveva interessato il precedente decreto tariffario del novembre 2024. La stessa Gazzetta Ufficiale ricorda che il provvedimento era stato impugnato da numerosi ricorrenti e che il Tar del Lazio aveva pronunciato sentenze di annullamento con efficacia differita. Per finanziare l’aggiornamento delle tariffe, la legge di Bilancio 2026 ha inoltre vincolato nell’ambito del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale 100 milioni di euro per il 2026 e 183 milioni di euro annui dal 2027. Il nuovo tariffario diventa così non solo uno strumento di remunerazione delle prestazioni, ma anche un banco di prova per verificare quanto gli aggiornamenti economici del sistema riescano a conciliarsi con due obiettivi essenziali del Servizio sanitario nazionale: sostenibilità dei servizi e accessibilità delle cure per tutti i cittadini.