TecHealth 1 Marzo 2019

Cybersecurity, Albanese (Aiop): «In un anno + 36% di attacchi informatici. Nel mirino anche Asl e ospedali». E per la sicurezza dei dati si guarda alla Blockchain

Nel mondo iperconnesso i pericoli sono dietro l’angolo, l’esperto: «Alla rete sono collegati anche gli apparecchi medicali, come un pacemaker impiantato in un paziente. Gli attacchi possono rendere pericoloso qualsiasi dispositivo del quale si perda il pieno controllo». L’Associazione Italiana Ospedalità Privata ha dato il via alla V Scuola di formazione rivolta ai dirigenti, ai responsabili del trattamento dei dati personali e dei servizi informatici delle strutture sanitarie associate

di Isabella Faggiano

Asl, ospedali, aziende farmaceutiche e federazioni mediche. Sono queste le vittime preferite dagli hacker per mettere a segno i loro attacchi informatici nel comparto della Sanità. «Furti di dati sensibili, violazioni di grosse basi di dati degli utenti e in molti casi anche di attacchi volti al ricatto informatico, ovvero file criptati e servizi bloccati e richiesta di soldi in bitcoin per ripristinare l’operatività sono le modalità più diffuse», spiega Andrea Albanese, responsabile dell’Area IT di Aiop, l’Associazione Italiana Ospedalità Privata.

«Gli attacchi informatici di ogni tipo aumentano in modo considerevole ogni anno – ha continuato Albanese – e i dati a disposizione tengono conto solo di quelli che sono noti o particolarmente gravi. Ad esempio, l’aumento rispetto all’anno precedente è dell’ordine del 36%, secondo i dati presentati la scorsa settimana dal Dipartimento di Informatica dell’Università di Milano».

Ma dietro alle modalità di attacco già note se ne nascondono anche altre, potenzialmente più pericolose. «Alla base c’è un fattore culturale – ha aggiunto il responsabile dell’Area IT dell’Aiop – ovvero la convinzione errata che la sicurezza informatica riguardi solo computer, server o smartphone. In realtà, andiamo verso un mondo iperconnesso dove alla rete sono collegati anche autoveicoli, infrastrutture, reti energetiche e apparecchi medicali, come ad esempio un pacemaker impiantato in un paziente. Il pericolo potenziale è dunque quello di un attacco verso questi dispositivi della cosiddetta IOT, Internet of things. Sono attacchi che possono causare danni e rendere pericoloso qualsiasi dispositivo del quale si perda il pieno controllo. Non solo i computer quindi».

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Per fortuna qualche modo per mettersi al riparo c’è: «Tra le tecnologie del momento – ha aggiunto Albanese – ci sono le Blockchain: offrono un’ampia possibilità sia in termini di sicurezza che di integrità dei dati. In sanità potrebbero risolvere, ad esempio, il problema dello scambio di dati tra strutture ospedaliere, assicurazioni, banche ed utente finale, assicurando le transazioni con i soli dati necessari a questo tipo di comunicazione, tenendo riservate le informazioni che non devono essere scambiate, come ad esempio una cartella clinica. Credo, quindi, che possano essere impiegate sia nella gestione delle cartelle cliniche, dei fascicoli sanitari, ma anche per i controlli di sicurezza sui dispositivi medici. Stiamo, infatti, valutando se includere l’argomento in un prossimo seminario di studi organizzato da Aiop».

In risposta a questa emergenza in materia di cyber security l’Aiop, infatti, ha inaugurato, in questi giorni a Milano, la V Scuola di formazione rivolta ai dirigenti, ai responsabili del trattamento dei dati personali e dei servizi informatici delle strutture sanitarie associate.

«Il corso si divide in due giornate. Nella prima – ha raccontato il responsabile IT dell’Aiop – ci sarà l’aggiornamento sulla disciplina privacy, necessario dopo l’entrata in vigore della normativa nazionale di adeguamento al GDPR. Nella seconda giornata verrà affrontato, in due sessioni, il tema della sicurezza informatica in senso stretto, che peraltro è il presupposto indispensabile per implementare un buon sistema privacy».

L’iniziativa, che sarà replicata il 14 e 15 marzo a Roma, risponde alla Direttiva NIS (Network and Information Security), che attiene alle misure di sicurezza informatica.

«La Direttiva Nis è un provvedimento normativo europeo finalizzato ad aumentare ed uniformare tra i Paesi membri, il livello di attenzione e le strategie di difesa. La scelta di utilizzare parole del gergo militare non è casuale – ha sottolineato Albanese – proprio perché è come se fosse in atto una guerra invisibile. Le misure previste dalla NIS sono rivolte sia ad operatori pubblici che privati, ed in particolare impongono misure di sicurezza più stringenti ai soggetti individuati quali gli OSE, Operatori di Servizi Essenziali, che operano in ambiti strategici come energia, infrastrutture, trasporti e appunto sanità. Queste regole in Italia sono state recepite dal decreto 65 del 2018. L’effetto principale finora è stato senz’altro quello di innescare un cambiamento culturale che, al di là di qualsiasi misura tecnica, – ha concluso il responsabile IT di Aiop – è fondamentale per neutralizzare il principale fattore di rischio: il fattore umano».

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