Salute e migrazioni 20 luglio 2017

Donne e immigrazione, Emilia De Biasi (Pres. Commissione Sanità Senato): «Ecco perché sono loro a rischiare di più…»

«Quando le donne assumono un ruolo sociale diminuisce la mortalità infantile», lo dichiara la Senatrice De Biasi, Presidente della XII Commissione di Palazzo Madama. Grazia Panunzi, Presidente AIDOS, Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo: «Importante l’approccio di genere, bisogna tener conto delle necessità femminili»

«Violenza, sopraffazione e paura per i figli: sono le donne l’anello più debole della catena immigrazione». Emilia De Biasi, Presidente della Commissione Sanità del Senato, lancia un monito per attirare l’attenzione sul fenomeno immigrazione in chiave femminile. «Le donne migranti devono poter riprendere in mano il proprio destino – prosegue la Senatrice intervistata a margine dell’incontro “The global fund” organizzato di recente all’Istituto Superiore di Sanità e incentrato proprio sui fenomeni migratori -. È fondamentale che le immigrate riescano a guadagnare autonomia, libertà e responsabilità nei confronti della maternità, del proprio corpo, dell’impegno nella vita sociale. Ogni volta che alle donne viene riconosciuto un ruolo sociale, la mortalità infantile diminuisce: questo sta a dimostrare che il benessere della popolazione femminile è legato alle prospettive future della comunità».

L’appello della Senatrice trova fondamento nei recenti dati diffusi da Open Migration, una rete di organizzazioni operanti per i diritti umani e le libertà civili, che denuncia un aumento esponenziale del numero delle donne immigrate in Italia e in Europa negli ultimi due anni. «In questa ottica sono molto soddisfatta che al G20 si sia parlato approfonditamente del fenomeno migrazione femminile – fa notare la De Biasi – mi auguro che in questa prospettiva si inauguri un percorso politico di maggiore attenzione e tutela delle frange più deboli dell’emergenza: la collaborazione europea in questo senso è vitale».

«Le donne possono muovere montagne ma vanno supportate» a ribadirlo Maria Grazia Panunzi, Presidente AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo), ONG impegnata nella difesa dei diritti, della dignità e della libertà di scelta di donne immigrate. «Come associazione lavoriamo per sensibilizzare e formare gli operatori del sistema di accoglienza dei migranti e rifugiati perché abbiano un approccio di genere e quindi tengano in conto le necessità delle donne. Ci sono evidenti limiti nell’accoglienza delle donne immigrate: basti pensare che, in alcuni campi rifugiati, nei kit di assistenza non vengono previsti gli assorbenti. Questo a testimoniare come, anche una questione così naturale e spontanea non venga recepita e diventi un problema».

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Lavoro

Taglio pensioni e quota 100, che succede ai medici iscritti all’Enpam? Parla il vicepresidente Malagnino

Ad agosto le prime uscite dei dipendenti pubblici con 62 anni di età e 38 di contributi. Secondo i sindacati, saranno circa mille i medici che ogni anno approfitteranno della riforma pensionistica, c...
Lavoro

Ex specializzandi: nel 2018 dallo Stato rimborsi per oltre 48 milioni e nuovi ricorsi sono pronti per il 2019

La "road map dei risarcimenti" regione per regione: Lazio in testa con 9 milioni, sul podio Lombardia e Sicilia. Più di 31 milioni al centro-sud con la Sardegna in forte crescita. Pronta la nuova azi...
Mondo

Da Messina alla Nuova Zelanda, la storia del fondatore di Doctors in Fuga: «Così aiuto giovani medici ad andare all’estero»

Stipendi più alti, maggiore attenzione al merito, assenza di contenziosi legali grazie ad una migliore comunicazione tra medici e pazienti. Davide Conti è in Nuova Zelanda da nove anni e non ha alcu...