Formazione ECM 23 Maggio 2019

ECM, anche gli infermieri in azione per chiudere al meglio il triennio

Attraverso la Rete nazionale dei referenti degli Ordini provinciali degli infermieri per l’Ecm, gli infermieri puntano a terminare il triennio con i crediti formativi in regola. L’intervista a Pierpaolo Pateri, presidente OPI Cagliari e componenti della Commissione Nazionale per la Formazione continua

Si chiama Rete nazionale dei referenti degli Ordini provinciali degli infermieri per l’ECM e avrà il compito di coordinare gli enti provinciali nella gestione della formazione continua. In vista del termine del triennio formativo 2017/2019 gli infermieri si mettono in rete per arrivare a dicembre con il maggior numero di professionisti al pari con i crediti formativi.

La Rete nazionale, «fa parte di un progetto della Federazione per supportare sempre di più gli Ordini provinciali e per organizzare servizi in chiave ECM (ndr. Educazione Continua in Medicina)», ci spiega in un colloquio telefonico Pierpaolo Pateri, presidente OPI Cagliari che insieme a Palmiro Riganelli, presidente OPI Perugia, sono stati nominati da poco componenti della Commissione Nazionale per la Formazione continua.

«Il tema dell’ECM è centrale», continua Pateri. «Il Comitato centrale che è stato eletto circa un anno e mezzo fa, aveva messo tra i suoi obiettivi proprio l’ECM come attività da supportare ulteriormente anche con iniziative di questo tipo. Abbiamo formato i neo consiglieri con dei seminari, che ogni triennio vengono predisposti, in cui si è parlato di ECM. Poi c’è stata una discussione interna, a dicembre, in cui abbiamo evidenziato delle criticità. C’è una situazione molto varia, anche se dobbiamo dire che per effetto delle norme che Agenas ha previsto entro il 31 dicembre del 2019 tutti i professionisti potrebbero mettersi in regola, per questo triennio (2017/2019) e per quello precedente (2014/2016). Quindi in teoria in questo momento tutti possono essere in regola».

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Tuttavia, molti professionisti non conoscono questa possibilità. La formazione, prosegue il presidente OPI di Cagliari, «forse è stata presa un po’ troppo alla leggera vista l’assenza di sanzioni che ha portato alcuni professionisti a non tenerla a debita considerazione. Quindi sarei più portato nel dire che c’è stata una leggerezza da parte di alcuni, per cui si pensava che non fosse un obbligo perché mancava una sanzione e perché non vi erano state mai sanzioni documentate e solo in alcune situazioni veniva chiesto l’assolvimento dell’obbligo ECM, ma era una richiesta sporadica. Ora qualcosa è cambiato. La criticità è che in questo momento probabilmente non tutti sarebbero certificabili. Non diamo i numeri perché è una fotografia che sarebbe parziale, lo sapremo solo alla fine del triennio. È mancata la sensibilizzazione di chi doveva pubblicizzare ECM? Forse. È mancata la sensibilità dall’altra parte, quella dei professionisti? La nostra rete di intenti va anche in questa direzione, perché individuando dei referenti in ogni ordine provinciale vogliamo metterci in rete proprio per mettere insieme l’esperienza. Vogliamo riformare i servizi e cercare di gestire insieme le criticità. La nostra posizione è proattiva, cioè di costruzione e miglioramento. Dobbiamo chiudere questo triennio e progettare al meglio il prossimo. In questo senso va la rete nazionale».

Tra le problematiche riscontrate dagli altri ordini professionali del settore, c’è anche la carenza di personale nelle strutture ospedaliere che non permette molto spesso ai professionisti di assentarsi dal lavoro per fare la formazione. «Tocco con mano tutti i giorni queste criticità», risponde Pierpaolo Pateri. «La carenza di personale, non solo infermieristico, è evidente. Sicuramente per il pubblico ci sono istituti contrattuali che permettono di poter avere le giornate libere per andare a formarsi. Qualche criticità la registriamo come Ordine, anche con segnalazioni documentate, nel privato. Però va detto che le grandi federazioni, ma anche le associazioni, le società scientifiche infine i sindacati, offrono tantissimi corsi di formazione accreditati ECM. C’è da dire che per chi non riuscisse, volendo, può acquisire crediti attraverso la formazione a distanza, la cosiddetta FAD».

La FAD può essere una soluzione? «Non l’unica, – precisa Pateri – ma può costituire una buona parte della formazione che durante il triennio l’infermiere deve acquisire. L’unica cosa di cui ci lamentiamo è che probabilmente non tutti verificano la propria situazione presso il Co.Ge.A.P.S, il Consorzio Gestione Anagrafica Professioni Sanitarie. Lì esiste un profilo per ogni professionista e ci si può andare a documentare e verificare la propria situazione. Anche “approfittare” del sistema al meglio, perché ci sono tutti una serie di meccanismi che il sistema ECM prevede. Per cui un professionista può acquisire crediti con l’autoformazione oppure può usufruire di esenzioni o esoneri in base alla sua vita professionale e lavorativa, ad esempio, per la partecipazione ad un master oppure per una gravidanza per le colleghe donne. Inoltre, se non si è mai andati, si può venire a conoscenza che nel triennio precedente sono stati acquisiti tutti i crediti, quindi nel successivo vi è la possibilità, proprio come bonus, di acquisire un numero inferiore di crediti. Tutta una serie di agevolazioni che purtroppo in molti non conoscono e se le conoscono non ne usufruiscono al massimo delle potenzialità».

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