Ambiente e salute 27 Giugno 2019

A Taranto parte la valutazione di impatto sanitario. Ecco cos’è e a cosa serve

Marco Martuzzi, Epidemiologo e Program Manager OMS, sarà il responsabile del progetto sulla città pugliese: «Concetto ampio, si va dai piccoli esercizi magari numerici che stimano una certa insorgenza di una certa patologia alle valutazioni dell’implicazione sanitaria, delle conseguenze sanitarie nel loro insieme di scenari diversi». I primi risultati entro un anno

Sulla questione dell’ex Ilva di Taranto scende in campo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. La Regione Puglia ha infatti chiesto all’OMS di elaborare una valutazione di impatto sanitario sul tarantino, da non confondere con la valutazione di impatto ambientale. L’idea del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano nasce dalla convinzione che occorrano dati certi per poter poi prendere le giuste decisioni e stabilire se l’acciaieria vada chiusa o no.

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Secondo una definizione data dalla stessa OMS, la valutazione di impatto sanitario è «una combinazione di procedure, metodi e strumenti attraverso i quali è possibile valutare i potenziali effetti sulla salute della popolazione di una politica, di un piano o programma e la distribuzione di tali effetti tra la popolazione».

Ma in concreto come si svolge? Lo abbiamo chiesto a Marco Martuzzi, epidemiologo e program manager OMS operativo nell’ufficio di Bonn, responsabile del progetto di Taranto per il quale entro un anno si dovrebbero avere le prime stime.

Dottor Marcuzzi, che cos’è una valutazione di impatto sanitario?

«In realtà è un concetto abbastanza ampio. Le valutazioni di impatto sanitario comprendono dei piccoli esercizi magari numerici che stimano una certa insorgenza di una certa patologia, oppure è una valutazione della implicazione sanitaria, delle conseguenze sanitarie nel loro insieme di scenari diversi. Nel caso di Taranto abbiamo queste idee di modifica della produzione, dei combustibili e anche l’ipotesi che prevede la chiusura dell’acciaieria. Su questi scenari si cerca, per ognuno, di sviluppare il quadro di come cambia la salute. L’ideale è non solo guardare ad alcuni esiti di cui si parla più spesso, come il tumore polmonare, ma anche cercare di includere tante altre cose, il benessere, la salute dell’infanzia, ecc.»

Concretamente cosa farete?

«Non andremo sul campo perché ci sono già molti dati esistenti che vengono raccolti in continuo dalla Regione. I primi che mi vengono in mente sono quelli sulla qualità dell’aria. Con quelli si può elaborare una modellistica e dire: se cambia la produzione di acciaio di un tanto, cambieranno le emissioni. Con la modellistica si può stimare come cambieranno le concentrazioni in diverse località del tarantino e da quelle derivare l’effetto sulla salute».

L’OMS ha già fatto altre valutazioni di impatto sanitario in giro per il mondo, ce n’è qualcuna che vale la pena ricordare?

«Sì, ce ne sono tante. L’inquinamento dell’aria è uno dei più noti perché abbiamo evidenze molto solide e dei modelli numerici affidabili. Ci sono altri esempi in cui lo scenario è meno univocamente definito. Ci sono valutazioni di programmi, di riduzione del sale, nel pane, in Spagna e Portogallo l’hanno fatto. Si valuta quanto la salute cardiovascolare, in questo caso, sia influenzata. Sono stime tipicamente prospettiche, vanno poi seguite, verificate per vedere se uno ha fatto i conti giusti e se ha verificato aspetti più importanti. Non è una scienza esatta, è una combinazione di diversi metodi e approcci. Il fine ultimo non è tanto lo stimare ma è, grazie alla stima, aiutare i processi decisionali, politici che favoriscano la salute».

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