Salute 22 Settembre 2026 09:45

Sonno in gravidanza, dormire male può influenzare il peso dei figli

Uno studio su 645 coppie madre-bambino associa la scarsa qualità del sonno nelle ultime fasi della gravidanza a una diversa traiettoria di crescita nei primi due anni. L'effetto è più evidente nei maschi e nei nati a termine

di I.F.
Sonno in gravidanza, dormire male può influenzare il peso dei figli

Dormire male durante la gravidanza potrebbe avere conseguenze che vanno oltre la salute e il benessere della futura mamma. La qualità del sonno nelle ultime fasi della gestazione è infatti risultata associata alle successive traiettorie di crescita del bambino, con un andamento che nei primi mesi di vita appare quasi paradossale: un peso inizialmente più basso, seguito da un peso maggiore tra il primo e il secondo anno. A evidenziarlo è uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine, condotto su 645 coppie madre-bambino appartenenti alla coorte prospettica MADRES (Maternal and Developmental Risks from Environmental and Social Stressors) di Los Angeles. La ricerca ha valutato la qualità del sonno materno nell’ultima fase della gravidanza e ha seguito la crescita dei bambini nei primi due anni di vita.

Il 26% delle donne riferiva una scarsa qualità del sonno

Per valutare il sonno delle future mamme, i ricercatori hanno utilizzato la Jenkins Sleep Scale, mentre altezza e peso dei bambini sono stati rilevati durante le visite di controllo presso la clinica della University of Southern California oppure attraverso le cartelle cliniche. La maggior parte delle donne coinvolte nello studio ha riferito disturbi del sonno lievi o moderati. Nel 26% dei casi, tuttavia, la qualità del sonno è stata classificata come scarsa. È proprio nei figli di queste donne che i ricercatori hanno osservato un andamento particolare della crescita. Dalla nascita fino ai primi sei mesi, i bambini presentavano un peso inferiore rispetto ai coetanei le cui madri avevano riferito una migliore qualità del sonno. Successivamente, però, la traiettoria cambiava: il peso diventava maggiore. A un anno la differenza raggiungeva 346,7 grammi, mentre il divario massimo è stato osservato a 17 mesi, quando arrivava a 751,5 grammi. L’associazione è risultata particolarmente evidente nei bambini maschi e nei nati a termine.

Un possibile legame con la programmazione metabolica

Il risultato si inserisce in un quadro nel quale la qualità del sonno viene considerata un possibile elemento modificabile della salute. Una cattiva qualità del sonno è stata associata a diverse condizioni, tra cui obesità, diabete e malattie cardiovascolari. Nel caso della gravidanza, l’ipotesi è che il sonno materno possa avere un ruolo anche nella cosiddetta trasmissione intergenerazionale del rischio di obesità, influenzando le traiettorie di crescita della prole. La rapidità dell’aumento di peso durante l’infanzia rappresenta infatti un elemento di interesse per la salute metabolica successiva. Comprendere quali fattori possano influenzare queste traiettorie già durante la gravidanza potrebbe quindi offrire nuove opportunità di prevenzione. L’obesità infantile rappresenta, del resto, una delle principali sfide di salute pubblica. Secondo i dati riportati dagli autori, tra il 1990 e il 2022 i tassi globali di obesità infantile e adolescenziale sono più che raddoppiati, arrivando a interessare oltre 390 milioni di bambini e adolescenti tra 5 e 19 anni.

Non solo sonno: possibili meccanismi biologici

Quali siano i meccanismi alla base dell’associazione osservata non è ancora chiaro. Gli autori ipotizzano diversi possibili percorsi biologici. Secondo Carrie V. Breton, senior author dello studio, le esposizioni che si verificano durante finestre critiche dello sviluppo della gravidanza potrebbero contribuire a “programmare” la salute futura della prole. Una possibile spiegazione riguarda la programmazione della salute metabolica della madre, del bambino o di entrambi. Un’alterazione di questi processi potrebbe influenzare la distribuzione della massa grassa già alla nascita e contribuire successivamente a modificazioni dei profili lipidici o a livelli più elevati di infiammazione. Un’altra ipotesi riguarda invece i percorsi biologici legati allo stress, che potrebbero avere un ruolo nel successivo rischio di obesità infantile. Si tratta, sottolineano i risultati, di possibili meccanismi e non di spiegazioni già dimostrate. Lo studio ha infatti evidenziato un’associazione tra qualità del sonno materno e traiettorie di peso, ma non consente di stabilire che dormire male durante la gravidanza provochi direttamente un maggiore peso del bambino.

L’associazione non sembra spiegata dall’alimentazione infantile

Un altro elemento preso in considerazione dai ricercatori riguarda i fattori che intervengono dopo la nascita. Le associazioni osservate sono risultate principalmente legate alla scarsa qualità del sonno nelle ultime fasi della gravidanza e non sono state spiegate da alcuni dei tradizionali fattori prenatali e postnatali considerati, tra cui le pratiche di alimentazione infantile. Questo dato rafforza l’interesse verso il periodo della gravidanza come possibile finestra nella quale individuare fattori modificabili associati alle successive traiettorie di crescita.

Monitorare il sonno durante i controlli prenatali

Per Xiaoran Yang, prima autrice dello studio, la qualità del sonno durante la gravidanza è un problema “comune e spesso trascurato”. Da qui l’ipotesi che inserirne la valutazione nei normali controlli prenatali possa consentire di individuare precocemente situazioni meritevoli di attenzione. Il messaggio dello studio non è dunque soltanto quello di invitare le future mamme a dormire meglio, ma di considerare il sonno come una componente della salute materna da monitorare durante la gravidanza. Intercettare una cattiva qualità del sonno potrebbe, secondo gli autori, rappresentare un’opportunità per intervenire precocemente e contribuire a promuovere una crescita più sana del bambino.

Una finestra di prevenzione ancora da comprendere

La ricerca aggiunge un tassello al tema delle origini precoci delle malattie metaboliche. La gravidanza rappresenta una fase nella quale diversi fattori ambientali, comportamentali e biologici possono interagire con lo sviluppo del feto e con la salute futura del bambino. Per questo, secondo gli autori, la valutazione della qualità del sonno potrebbe trovare spazio nell’assistenza prenatale di routine. Non come elemento isolato, ma all’interno di una più ampia attenzione alla salute della donna durante la gravidanza. Resta tuttavia necessario comprendere meglio i meccanismi biologici coinvolti e verificare questi risultati in altre popolazioni e in studi più ampi. La coorte analizzata, infatti, comprendeva 645 coppie madre-bambino e apparteneva a una specifica popolazione di Los Angeles. Il dato più rilevante, per ora, è dunque l’associazione osservata: una peggiore qualità del sonno nelle ultime fasi della gravidanza si accompagna a una diversa traiettoria di crescita nei primi due anni di vita, con un peso inizialmente più basso e successivamente maggiore. Un segnale che apre una nuova domanda di ricerca sul ruolo del sonno materno nella salute metabolica della generazione successiva.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato