Un messaggio sui rischi può bastare a frenare l’uso dei social? Lo studio su oltre mille adolescenti e giovani adulti prova a capire se le avvertenze sanitarie possono fare la differenza
Un messaggio sui possibili danni alla salute può essere sufficiente a far riflettere un adolescente o un giovane adulto prima di utilizzare un social network? È la domanda al centro di uno studio clinico randomizzato pubblicato il 4 settembre 2026 su JAMA Health Forum, che ha coinvolto 1.012 persone tra 13 e 29 anni negli Stati Uniti. Il campione comprendeva 499 adolescenti tra 13 e 17 anni e 513 giovani adulti tra 18 e 29 anni. I partecipanti hanno visualizzato, in ordine casuale, 15 messaggi inseriti all’interno di una pagina Instagram simulata: 13 avvertenze sanitarie, un messaggio che invitava a fare una pausa dal tempo trascorso davanti allo schermo e un messaggio di controllo. Le avvertenze riguardavano diversi possibili rischi associati all’uso dei social, tra cui dipendenza, immagine corporea negativa, disturbi del sonno, depressione e ansia e salute mentale complessiva.
Il lavoro è stato condotto online nel dicembre 2025 con un disegno randomizzato intra-partecipante: ogni persona ha visto tutti i messaggi, ma in un ordine casuale. Le avvertenze sono state costruite per simulare il modo in cui potrebbero comparire concretamente utilizzando una piattaforma social. Per rendere lo scenario più realistico, i ricercatori hanno utilizzato una pagina Instagram simulata, con i messaggi collocati in evidenza sullo schermo. Tra le avvertenze testate ce n’erano due per ciascuno dei principali temi individuati: dipendenza dai social, immagine corporea negativa, sicurezza non dimostrata per i giovani, alterazioni del sonno, depressione e ansia e danni complessivi alla salute mentale. È stata inoltre valutata l’avvertenza prevista dalla legislazione californiana, mentre il messaggio di controllo riguardava l’uso delle cinture di sicurezza e non aveva l’obiettivo di scoraggiare l’utilizzo dei social.
Dopo aver visualizzato ogni messaggio, i partecipanti hanno indicato quanto lo ritenessero capace di scoraggiarli dall’utilizzare i social e quanto aumentasse la loro consapevolezza dei possibili rischi. Le valutazioni erano espresse su una scala da 1 a 5. Il risultato è stato netto sul piano della percezione dell’efficacia: tutte le avvertenze sanitarie sono state giudicate più efficaci del messaggio di controllo nel ridurre l’intenzione di utilizzare i social. Anche il messaggio che invitava semplicemente a fare una pausa dal tempo trascorso online è risultato più efficace del controllo, ma le avvertenze sui rischi per la salute hanno ottenuto valutazioni superiori rispetto a questo tipo di messaggio, con una sola eccezione: l’avvertenza sulla dipendenza non ha mostrato una differenza statisticamente significativa rispetto al messaggio sulla pausa.
Le avvertenze non hanno avuto tutte lo stesso effetto. Tra i diversi contenuti valutati, i messaggi dedicati ai danni complessivi sulla salute mentale e quelli su depressione e ansia hanno ottenuto alcune delle valutazioni più elevate sia per la capacità percepita di scoraggiare l’utilizzo sia per l’aumento della consapevolezza sui possibili rischi. Anche l’avvertenza formulata sulla base della legislazione californiana è risultata più efficace del messaggio di controllo. Il confronto mostra quindi che non è soltanto l’invito generico a ridurre il tempo trascorso davanti allo schermo a catturare l’attenzione: collegare esplicitamente l’utilizzo dei social a possibili conseguenze sulla salute può aumentare la percezione del rischio.
Il risultato deve però essere interpretato con cautela. Lo studio non ha verificato se, dopo aver visto le avvertenze, i partecipanti abbiano effettivamente ridotto il tempo trascorso sui social nelle ore o nei giorni successivi. L’endpoint principale era infatti la percezione dell’efficacia del messaggio, cioè quanto ciascun partecipante riteneva che l’avvertenza lo avrebbe scoraggiato dall’utilizzo. Questo significa che il lavoro documenta un cambiamento nella intenzione dichiarata e nella consapevolezza del rischio, non ancora una modifica comportamentale duratura. Inoltre, il campione era composto da persone statunitensi reclutate attraverso un panel online e non rappresenta necessariamente tutti gli adolescenti e i giovani adulti.
Il tema nasce da un dibattito già aperto negli Stati Uniti sull’opportunità di introdurre avvertenze sanitarie obbligatorie sulle piattaforme social. Il lavoro pubblicato su JAMA Health Forum rappresenta un primo tentativo di verificare sperimentalmente quali messaggi possano essere percepiti come più efficaci proprio dal gruppo di età maggiormente interessato dalle politiche allo studio. I risultati indicano che le avvertenze sui rischi per la salute vengono percepite come più incisive di un semplice invito a fare una pausa, almeno nelle condizioni sperimentali analizzate. Il passaggio successivo sarà capire se questa maggiore percezione del rischio possa tradursi, nella vita quotidiana, in un cambiamento effettivo nell’utilizzo delle piattaforme.
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