Salute, benessere e prevenzione i consigli quotidiani per vivere meglio.

Prevenzione 4 Dicembre 2017

Raffreddore: agenti infettivi e sintomi

Probabilmente la malattia più diffusa e conosciuta al mondo, il raffreddore è solitamente più leggero rispetto alle precedenti sindromi, con sintomi che durano una o due settimane. Sono più di duecento i ceppi virali che causano il raffreddore. Alcuni, come i rhinovirus raramente causano malattie più serie. Altri come il virus SRV e il PIV, […]

Probabilmente la malattia più diffusa e conosciuta al mondo, il raffreddore è solitamente più leggero rispetto alle precedenti sindromi, con sintomi che durano una o due settimane. Sono più di duecento i ceppi virali che causano il raffreddore. Alcuni, come i rhinovirus raramente causano malattie più serie. Altri come il virus SRV e il PIV, possono invece dare sindromi più serie, soprattutto nei bambini.

In generale, i sintomi del raffreddore iniziano due o tre giorni dopo l’infezione, e comportano l’ostruzione delle vie respiratorie, la produzione abbondante di muco (‘naso che cola’), l’infiammazione delle membrane sinudali, starnuti, mal di gola, tosse e mal di testa. La febbre di solito è assente o molto bassa. I tempi medi di recupero sono di una settimana anche se può durare anche due settimane. Se i sintomi permangono più a lungo potrebbero derivare da altra causa, come ad esempio un’allergia, piuttosto che da un raffreddore comune.

I rhinovirus sono la causa del 30-35 per cento dei raffreddori degli adulti e sono più attivi in autunno, primavera e estate. Sono stati identificati più di 110 rhinovirus, per i quali la temperatura ottimale è di 33°C, quella delle mucose nasali.
Un’altra percentuale di raffreddori viene causata dai coronavirus, che agiscono soprattutto in inverno e inizio primavera. Solo tre o quattro degli oltre trenta ceppi conosciuti infettano gli esseri umani. Un altro 10-15 per cento dei raffreddori è dovuto ad altri virus che sono responsabili anche di altre malattie più severe: adenovirus, coxsackievirus, echovirus, orthomyxovirus (inclusi i virus A e B dell’influenza normale, paramyxovirus (vedi punto successivo – sindromi parainfluenzali propriamente dette), virus respiratorio sinciziale e enterovirus. Recentemente, è stato isolato sui bambini un nuovo tipo di virus chiamato pneumovirus, il cui impatto relativo non è ancora ben caratterizzato, anche se una serie di studi indicano che ha una diffusione mondiale e che è presente come patogeno umano da almeno cinquant’anni.
Nel 30 per cento dei casi l’agente che causa il raffreddore rimane non identificato, anche se si presume che sia di origine virale.

A volte, il raffreddore si combina con altre infezioni secondarie di origine batterica. In questo caso la febbre può salire, le ghiandole si infiammano significativamente, si hanno attacchi di sinusite e una tosse con produzione di muco, sintomi che indicano una condizione più seria e l’opportunità di rivolgersi a un medico per un trattamento eventuale con antibiotici.

Sindromi parainfluenzali da Paramyxovirus – Nella maggior parte dei casi, le sindromi parainfluenzali sono determinata dalla presenza di virus che appartengono alla famiglia dei Paramixovirus.

I paramixovirus più comuni sono:

  • RSV – Il Virus Respiratorio Sinciziale del genere Pneumovirus. Sono stati descritti due gruppi di RSV, il gruppo A e B, in base alle due forme della glicoproteina G presente sulla capsula virale.
  • PIV – Esistono quattro virus classificati come virus della parainfluenza: PIV-1, -2, -3 e –4. Il PIV-3 e’ la seconda causa di infezione respiratoria grave nei bambini, dopo l’RSV. Il virus PIV-1 causa le epidemie più importanti, che solitamente si manifestano ogni due anni in autunno e solitamente sono seguite da epidemie, anche se in forma meno precisa, del virus PIV-2. Il sintomo più classico di PIV-1 e PIV-2, che è anche il motivo principale di ospedalizzazione, è la laringotracheobronchite. PIV-1 e PIV-2 possono interessare sia il tratto superiore che quello inferiore dell’apparato respiratorio. Le epidemie di PIV-3 invece si manifestano ogni anno, soprattutto in primavera e estate, durano più a lungo di quelle di PIV-1 e 2, e sono associate frequentemente con bronchite e polmonite. PIV-4 è isolato più raramente e quindi non è molto ben conosciuto e caratterizzato. Il periodo di incubazione dei virus PIV è tra uno e sette giorni.
    Fonte: Epicentro – Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy 2030

L’Europa prova a trasformare la voce dei pazienti in governance

È questa la traiettoria lungo cui si muove oggi l’advocacy sanitaria europea, con un orizzonte al 2030 che chiama in causa istituzioni, associazioni, industria, sistemi sanitari e cittadi...
di Corrado De Rossi Re
Advocacy e Associazioni

Dispositivi medici, il Ministero apre le porte alle associazioni

Le candidature dovranno arrivare entro il 18 maggio 2026. Una nuova tappa, dalla partecipazione dei cittadini prevista dalla legge istitutiva del Ssn fino ai più recenti strumenti di ascolto at...
di Corrado De Rossi Re
Nutri e Previeni

Pane di grano “gluten free”, dal Cnr una nuova frontiera per i celiaci

Un prototipo di pane di frumento con glutine sotto i 20 ppm apre nuove prospettive per l’alimentazione senza glutine. La tecnologia enzimatica sviluppata dal Cnr consente di mantenere gusto e pr...
di I.F.
One Health

Virus marino e infezioni oculari, primo caso di possibile salto di specie nell’uomo

Uno studio pubblicato su Nature Microbiology identifica per la prima volta un virus acquatico come possibile causa di una malattia oculare emergente nell’uomo. Analizzati 70 pazienti
di Isabella Faggiano
Advocacy e Associazioni

Quando il digitale diventa una porta chiusa. Anziani davanti al rischio esclusione

La digitalizzazione promette efficienza ma, senza canali alternativi e supporto, rischia di escludere molti anziani, trasformando l’innovazione in una nuova barriera sociale
di Corrado De Rossi Re