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Sesso 4 settembre 2017

Papilloma virus: che cos’è e come prevenirlo?

Il virus del papilloma umano (HPV) è il principale responsabile dell’insorgenza dei tumori della cervice uterina. L’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro fornisce utili indicazioni sulla tipologia di virus e sul vaccino disponibile. Che cos’è l’HPV? Dal sito dell’AIRC: «Il virus del papilloma umano (HPV, dall’inglese Human Papilloma Virus) è in realtà una famiglia di virus a DNA che […]

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Il virus del papilloma umano (HPV) è il principale responsabile dell’insorgenza dei tumori della cervice uterina. L’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro fornisce utili indicazioni sulla tipologia di virus e sul vaccino disponibile.

Che cos’è l’HPV?

Dal sito dell’AIRC: «Il virus del papilloma umano (HPV, dall’inglese Human Papilloma Virus) è in realtà una famiglia di virus a DNA che infettano le cellule epiteliali squamose, cioè quelle cellule piatte che ricoprono la superficie della pelle e delle mucose, ma anche le cellule epiteliali che costituiscono le ghiandole. Sono infatti coinvolti sia nella genesi di tumori squamosi sia di adenocarcinomi. Attaccano quindi la cute e i rivestimenti di alcune cavità corporee come quelle di boccagola,cervicevulvavagina e ano. Si conoscono più di 120 tipi diversi di HPV, ognuno contraddistinto da un numero, ma solo alcuni di essi, circa 13 tra i 40 che colpiscono le zone genitali, sono responsabili del tumore della cervice uterina e, pertanto, vengono chiamati ceppi ad alto rischio. A livello cutaneo alcuni tipi di HPV, detti a basso rischio poiché generalmente non causano cambiamenti cellulari che possono evolvere in tumore, possono indurre la formazione di verruche o di condilomi, escrescenze benigne che compaiono nell’area ano-genitale di uomini e donne. I ceppi di HPV 6 e 11 sono responsabili di circa il 90 per cento di tali manifestazioni. Nella maggior parte dei casi però l’infezione causata da un virus HPV passa inosservata poiché non provoca effetti di rilievo e, così com’è arrivata, spesso se ne va senza che il paziente si sia accorto di nulla. Nel 70-90 per cento dei casi il sistema immunitario dell’organismo riesce, infatti, a debellare il virus spontaneamente nel giro di due anni. Quando però l’infezione da parte di un ceppo ad alto rischio persiste e non viene trattata, può dare origine, nel giro anche di cinque anni, a lesioni cellulari precancerose che possono guarire spontaneamente o, raramente, evolvere in un vero e proprio tumore, anche a distanza di vent’anni. Non vi è modo però di prevedere quali lesioni regrediranno da sole e quali invece no. I ceppi di HPV responsabili del 70 per cento di tutti i tumori della cervice uterina sono il 16 e il 18, quelli contro cui sono diretti tutti i vaccini anti-HPV oggi utilizzati».

Per quanto riguarda il vaccino?

«Dal 2008 in Italia, per prevenire l’infezione da HPV, è in vigore una campagna che raccomanda e offre gratuitamente la vaccinazione contro il virus alle ragazze tra gli 11 e i 12 anni di età , quando si presume che non abbiano ancora avuto attività sessuale e non siano quindi ancora venute a contatto con il virus. I più diffusi sono due vaccini che vengono somministrati per via intramuscolare: uno bivalente e uno quadrivalente. Il primo è diretto contro i ceppi 16 e 18 del virus, in grado di causare lesioni precancerose e responsabili del 70 per cento dei tumori della cervice uterina, mentre nel secondo, alla protezione contro i ceppi citati, si aggiunge anche quella contro il 6 e l’11 che causano la formazione di condilomi a livello genitale. Nel 2017 a questi due si è aggiunto un terzo vaccino, detto 9-valente, che oltre a HPV 6, 11, 16 e 18, assicurerebbe la protezione contro altri sette sierotipi capaci di indurre il cancro. In un primo tempo la vaccinazione era articolata in tre dosi somministrate nell’arco di sei mesi, mentre oggi è stato dimostrato che nelle ragazze di 11-12 anni anche due dosi garantiscono una buona protezione. Per vaccinazioni in età successive, invece, ne sono ancora consigliate tre. Per entrambi i vaccini utilizzati da più tempo, studi clinici hanno infatti mostrato un’efficacia vicina al 98 per cento nel prevenire l’infezione dai ceppi del virus contro cui sono diretti e, conseguentemente, la possibile formazione di lesioni precancerose che nel tempo potrebbero progredire verso la forma tumorale. Tale efficacia è anche accompagnata da un buon livello di sicurezza e tollerabilità».

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