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Prevenzione 25 Ottobre 2024

Deficit cognitivi, meno rischi per chi mangia sano sin da piccolo

Diversi studi scientifici suggeriscono che l’infiammazione sistemica che colpisce il sistema nervoso e l’obesità siano strettamente correlate

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Mangiare bene sin da piccoli riduce il rischio di neuro-infiammazione. In altre parole, un bambino educato ad una corretta alimentazione dai primissimi anni di vita sarà, con estrema probabilità, un adulto senza problemi non solo di obesità, ma anche di deterioramento cognitivo. Diversi studi scientifici, infatti, suggeriscono che l’infiammazione sistemica che colpisce il sistema nervoso e l’obesità siano strettamente correlate. Alcuni cibi di origine animale, come il tuorlo d’uovo e il latte vaccino, e di origine vegetale, come la soia, le arachidi e i legumi hanno una naturale azione infiammatoria. Ma il segreto è assumerli prima che il danno sia già stato  fatto.

Lo stile di vita adottato durante l’infanzia è per la vita

“L’infanzia è uno dei periodi più critici per lo sviluppo psicofisico dell’individuo. Durante questa fase, che inizia con la nascita e termina con la pubertà, il fabbisogno fisiologico di micro e macro-nutrienti aumenta esponenzialmente e le abitudini alimentari acquisiscono una vitale importanza – spiega Annalisa Noce, direttore della Scuola di specializzazione di Nefrologia all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata – . Lo stile di vita e le abitudini alimentari adottati durante l’infanzia possono persistere tutta la vita e avere, perciò, un’influenza significativa sulla salute e sul benessere nell’età adulta. Inoltre, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza è spesso associato a cambiamenti nelle abitudini alimentari che, frequentemente virano verso scelte meno salutari”, continua la nefrologa

Attenzione al periodo di transizione verso l’adolescenza

“Pertanto, è importante promuovere abitudini alimentari sane a partire dalla prima infanzia e concentrarsi, in particolare, sul periodo di transizione verso l’adolescenza. È stato dimostrato – spiega l’esperta – come una sana alimentazione durante l’età primaria dei bambini riduca il rischio di problemi di salute correlati all’alimentazione stessa, come l’obesità, le carie dentali, le malattie cardiovascolari, il diabete mellito e la sindrome metabolica, non solo nei bambini e negli adolescenti ma anche negli adulti. I bambini e gli adolescenti che adottano sane abitudini alimentari durante l’infanzia e l’adolescenza presentano maggiori probabilità di mantenere in buone condizioni il loro stato di salute, e quindi di essere a più ridotto rischio di sviluppare malattie croniche-degenerative nella vita adulta”.

Gli alimenti antinfiammatori

“Inoltre – aggiunge Noce  -, è stato dimostrato come l’obesità, sia in età pediatrica che in età adulta, sia strettamente correlata all’insorgenza di uno stato infiammatorio sistemico e, in particolar modo, con la neuro-infiammazione. Esistono –  precisa la nefrologa – sostanze ad azione antinfiammatoria e tra queste merita una citazione  particolare la palmitoiletanolamide (Pea, molto efficace in forma ultramicronizzata), ossia una molecola endogena, scevra da effetti collaterali, contenuta sia in alimenti di origine animale, come il tuorlo d’uovo e il latte vaccino, che in quelli  di origine vegetale, come la soia, le arachidi e i legumi”. La priorità però, secondo la specialista, resta quella di  insegnare ai bambini ad adottare abitudini alimentari e stili di  vita sani. “Naturalmente, il primo passo deve essere effettuato dalle famiglie. I bambini sono portati ad imitare le abitudini dei genitori, i quali devono trasmettere loro la cultura del cibo e del benessere, partendo dalla tavola. In secondo luogo –  conclude –  attraverso l’implementazione di percorsi di educazione alimentare nelle scuole”.

 

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