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Prevenzione 22 novembre 2017

Cos’è la fibrosi polmonare idiopatica e come stare meglio

La fibrosi polmonare idiopatica (IPF) è una malattia progressiva e potenzialmente mortale, dovuta alla formazione di tessuto cicatriziale nel polmone. In pratica, il tessuto che circonda gli alveoli e che si trova a contatto con i vasi ematici diventa spesso rigido perché cicatrizza. L’IPF peggiora con il tempo perché le cicatrici diventano più spesse e […]

La fibrosi polmonare idiopatica (IPF) è una malattia progressiva e potenzialmente mortale, dovuta alla formazione di tessuto cicatriziale nel polmone. In pratica, il tessuto che circonda gli alveoli e che si trova a contatto con i vasi ematici diventa spesso rigido perché cicatrizza. L’IPF peggiora con il tempo perché le cicatrici diventano più spesse e diffuse ed il polmone perde la capacità di trasferire l’ossigeno al sangue. Il risultato è la mancanza di fiato e la perdita della normale funzione degli organi per la carenza di ossigeno.

Cosa può fare chi soffre di fibrosi per stare meglio?

Attualmente, non esiste una terapia farmacologica in grado di curare la fibrosi polmonare idiopatica né di arrestarne l’evoluzione in modo definitivo. Tuttavia, si hanno a disposizione alcuni farmaci che possono rallentarne il decorso per alcuni anni e renderlo un po’ meno gravoso per i pazienti.

Oltre ai farmaci, per controllare i sintomi respiratori e migliorare la funzionalità e la qualità di vita dei pazienti, sono utili la riabilitazione polmonare (composta da allenamento controllato in palestra, esercizi di respirazione e programmi educativi finalizzati al potenziamento della funzionalità polmonare residua) e, nelle fasi più avanzate, l’ossigenoterapia (inalazione di ossigeno concentrato), da fare a casa o in ambulatorio.

È fondamentale poi che chi soffre di fibrosi polmonare segua uno stile di vita il più possibile sano, che permetta di mantenere l’organismo nelle migliori condizioni cliniche generali, nonostante la malattia. Se si è fumatori, è cruciale abbandonare sigarette e sigari per non aggiungere un danno tossico evitabile al tessuto polmonare già compromesso e non ridurre ulteriormente l’ossigenazione del sangue.

Gli eccessi ponderali impongono, infatti, un inutile sforzo aggiuntivo nell’esecuzione di qualunque attività e peggiorano la dispnea, mentre un’eccessiva magrezza ha un effetto complessivamente debilitante e rende più fragili nei confronti di malattie infettive. In merito a quest’ultimo aspetto, va sottolineato che i pazienti con fibrosi polmonare presentano un rischio particolarmente elevato di malattie respiratorie e dovrebbero sottoporsi almeno una volta alla vaccinazione antipneumococcica (che offre una protezione dalle principali forme di polmonite per almeno cinque anni) e, annualmente, alla vaccinazione antinfluenzale stagionale.

Fonte: ipfcommunity.it

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