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infanzia 17 Ottobre 2023

Bambini: ecco perché d’inverno si ammalano di più

Alfaro (pediatra): «L’effetto del freddo sui meccanismi di protezione dell’apparato respiratorio, la vita al chiuso, il poco sole e la naturale predisposizione»

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Le infezioni respiratorie acute costituiscono la principale causa di malattia nei bambini e la loro incidenza aumenta nei mesi freddi. «Sono spesso motivo di ansia, visite, terapie e ricoveri – dice Carlo Alfaro, pediatra, membro della Sima, la Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, in un’intervista a Sanità Informazione -. Ma nella stragrande maggioranza dei casi – assicura – hanno un decorso benigno e favorevole». Si stima che nei primi tre anni di vita i bambini vadano incontro in media a sei-otto episodi di infezioni respiratorie l’anno. Il processo patologico è analogo in tutti i casi con infiammazione ed edema della mucosa, congestione vascolare, ipersecrezione di muco. «L’immissione precoce in comunità – come i bambini che frequentano l’asilo nido o la scuola materna – e il fumo passivo rappresentano i principali fattori favorenti», aggiunge lo specialista.

Le cause

I motivi per cui i bambini si ammalano spesso in inverno si possono ricondurre essenzialmente a quattro grandi capitoli: l’effetto del freddo sui meccanismi di protezione dell’apparato respiratorio, la vita al chiuso, la perdita dell’effetto protettivo del sole e la naturale predisposizione dei bambini ad ammalarsi. «Il primo motivo per cui i più piccoli si ammalano di più durante la stagione invernale – spiega Alfaro – è l’effetto del freddo sui meccanismi di protezione dell’apparato respiratorio: da un lato indebolisce lo strato sottile e appiccicoso di muco che ricopre la superficie delle vie aeree (naso, faringe, laringe, trachea e bronchi), prodotto da cellule epiteliali specializzate (mucipare), che funge da difesa intrappolando le sostanze estranee (particelle inerti o microorganismi), dall’altro altera l’attività di altre cellule epiteliali della mucosa respiratoria differenziatesi con la presenza sulla loro superficie delle cosiddette “ciglia”, che con un movimento continuo spostano dall’interno verso l’esterno delle cavità nasali il muco e i microrganismi o le particelle in esso intrappolate. L’alterazione dell’effetto barriera avviene in particolare col passaggio repentino da un ambiente chiuso fortemente riscaldato all’aria aperta, quando il clima è rigido, o con l’aria secca degli ambienti interni riscaldati. Per questo non va aumentata troppo la temperatura dei caloriferi: 19-20 gradi sono più che sufficienti».

Vita al chiuso e perdita dell’effetto protettivo del sole

Il secondo aspetto è la vita al chiuso. «Le malattie infettive sono sostenute da microrganismi che si trasmettono da una persona all’altra tramite le microscopiche goccioline di saliva che sono emesse quando si respira o si parla e restano in sospensione nell’aria. Ancor di più queste goccioline sono liberate nell’ambiente se si starnutisce o tossisce – sottolinea il pediatra – . Inoltre, si depositano sulle superfici che tocchiamo con le mani. La probabilità di respirare le goccioline infette è molto più alta in un ambiente chiuso, piccolo e affollato. La scuola in particolare, concentrando per tante ore molte persone nel chiuso di un’aula, rappresenta un ambiente favorevole alla diffusione dei microbi. Il terzo motivo è la perdita dell’effetto protettivo del sole. In estate, la luce del sole ha un effetto potenziante l’immunità e battericida. Inoltre, la vitamina D, prodotta dalla pelle quando ci esponiamo al sole, ha una preziosa azione di supporto della risposta immunitaria».

La naturale predisposizione ad ammalarsi dei bambini

Il quarto motivo risiede nella naturale predisposizione ad ammalarsi dei bambini. «Il loro sistema immunitario in via di sviluppo ha bisogno di essere stimolato per “farsi le ossa” e questo può avvenire solo attraverso l’esperienza, il confronto con gli agenti infettivi. Per i bambini ammalarsi spesso è normale e addirittura necessario: il loro sistema immunitario inesperto ancora non conosce i virus e batteri, e quando viene a contatto con essi deve imparare a difendersi, il che richiede il “passaggio” della malattia. Grazie alle continue infezioni – spiega Alfaro  -, il piccolo riesce a costruirsi pian piano un corredo anticorpale che nel tempo lo renderà resistente: la memoria immunologica che li rende adulti sani si costituisce proprio attraverso le innumerevoli volte in cui si ammalano da piccoli».

Come proteggere i bambini dai malanni dell’inverno

La protezione dei bambini non deve diventare una iper-cura, le regole principali riguardano: stile di vita, indumenti, igiene, farmaci, protezione della pelle. «Partiamo dallo stile di vita – dice il pediatra -. Anche d’inverno bisogna far uscire sempre i bambini e farli vivere all’aria aperta. Con qualunque clima. Meglio però uscire quando c’è luce che di sera. Tenere sempre gli ambienti puliti e ventilati e bandire il fumo. E’ importante umidificare e areare spesso gli ambienti chiusi, aprendo le finestre almeno due-tre volte al giorno per almeno una ventina di minuti. Garantire un’alimentazione sana ed equilibrata: una dieta variata, ricca di frutta e verdura, rispettosa della stagionalità e a kilometro zero. La dieta mediterranea rappresenta il gold standard del corretto stile alimentare. Non sottovalutare l’importanza del sonno adeguato per il funzionamento del sistema immunitario».

Gli indumenti

«Quando sono piccoli, i bambini hanno una capacità di termoregolazione minore dei grandi, per cui sono più sensibili sia al caldo che al freddo. La temperatura più confortevole per ciascun individuo inoltre è una caratteristica personale. Bisogna osservare i bambini per comprenderne le esigenze e favorire i naturali meccanismi di termoregolazione. Il modo più giusto è vestirli “a cipolla”, con più strati di indumenti che si possono mettere se la temperatura di abbassa e togliere se fa caldo o si muovono, in quanto l’attività muscolare produce calore. A contatto con la pelle – suggerisce lo specialista – tenere solo cotone puro per favorire la traspirazione. Le parti da mantenere calde sono capo, mani e piedi. Nel bambino piccolo la superficie della testa rappresenta un’ampia parte di quella complessiva del corpo, per cui, quando fa freddo, la sua dispersione termica è significativa e va bene il cappello. Va bene anche la sciarpa per filtrare l’aria inspirata. Di notte, quando il riscaldamento va spento, le tutine integrali sono la soluzione per i bimbi che si muovono molto nel sonno liberandosi dalle coperte, e per i più piccoli, che non possono usare trapunte voluminose per il rischio di soffocamento».

L’igiene

Così come ci ha insegnato l’esperienza del Covid, l’igiene delle mani è fondamentale per la prevenzione di molte infezioni. «È raccomandato lavarsi le mani prima e dopo aver toccato cute e mucose, cibo, animali, oggetti potenzialmente contaminati e quando si usa il bagno – spiega Alfaro -.  Per l’igiene delle mani è sufficiente il comune sapone. Solo in assenza di acqua si può ricorrere ai cosiddetti igienizzanti per le mani (gel idroalcolici) contenenti almeno il 60% di alcol». Se pur rispettando regole e buone abitudini un bambino si ammala, attenzione a non usare i farmaci in modo improprio. «Le malattie invernali sono soprattutto di natura virale – assicura lo specialista – e come tali non necessitano di terapie antibiotiche. Anche molti altri farmaci comunemente utilizzati, dagli anti-infiammatori a quelli contro vomito, diarrea, tosse, allergia, o gli immuno-stimolanti, sono spesso non indicati o inutili se non, se pur raramente, nocivi».  L’ultimo consiglio del pediatra è di proteggere la cute d’inverno. «La stagione fredda rappresenta un fattore di aggressione per la salute della pelle, che va incontro facilmente a fenomeni di secchezza, ruvidità, perdita di elasticità, arrossamento e prurito, screpolature, abrasioni, desquamazione, geloni delle dita di mani e piedi e talvolta del naso e padiglioni auricolari. Il contrasto ai danni da freddo richiede l’utilizzo regolare di creme che – conclude Alfaro – difendono l’epidermide e di detergenti idratanti e lenitivi rispettosi del pH epidermico».

 

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