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Dermatologia 17 Maggio 2024

Tumori della pelle, SIDeMaST : “Sì alla tintarella ma con un’adeguata fotoprotezione”

Utilizzare indumenti adeguati, un cappello e occhiali da sole. Mai dimenticare di applicare una protezione solare con fattore 30-50+ ed etichetta UVA su tutte le parti del corpo che non possono essere protette da vestiti e accessori

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Esporsi intenzionalmente alle radiazioni solari o alle fonti artificiali di radiazioni UV per abbronzarsi è un comportamento malsano e dovrebbe essere evitato: è uno dei principali fattori di rischio dei tumori della pelle. Ma se proprio non si può resistere alla tentazione di una “tintarella”, oppure per chi lavora all’aperto è inevitabile sottrarsi ai raggi solari, la parola d’ordine deve essere “ protezione”. Per mettersi ai ripari dai danni causati dai raggi del sole è necessario innanzitutto utilizzare indumenti adeguati, un cappello e occhiali da sole. Poi, mai dimenticare di applicare una protezione solare con fattore 30-50+ ed etichetta UVA su tutte le parti del corpo che non possono essere protette da vestiti e accessori. Ultimo, ma non per importanza, il consiglio di rinunciare all’utilizzo dei lettini solari.

La consensus internazionale di esperti

A diffondere queste semplici ma utili raccomandazioni pratiche, basate sulle evidenze scientifiche per la prevenzione dei tumori della pelle e sulla corretta fotoprotezione, sono gli esperti internazionali provenienti da cinque continenti – Africa, America, Asia, Australia ed Europa – e dalle società scientifiche European Association of Dermato Oncology, Euromelanoma, Euroskin, European Union of Medical Specialists e Melanoma World Society, recentemente pubblicate sull’European Journal of Cancer. La consensus internazionale di esperti ha visto come coautrici le professoresse Maria Concetta Fargnoli, Vice Presidente SIDeMaST e Professore Ordinario di Dermatologia presso l’Università degli Studi dell’Aquila e Ketty Peris, Past President SIDeMaST e Professore Ordinario di Dermatologia presso l’Università Cattolica di Roma. Tra gli italiani anche la professoressa Caterina Longo dell’Università di Modena e Reggio Emilia, il professore Giovanni Pellicani dell’Università Sapienza  di Roma e Iris Zalaudek dell’Università di Trieste.

I tumori della pelle

Nelle popolazioni con la pelle chiara, si stima che fino al 95% dei tumori cheratinocitari maligni, quali il carcinoma basocellulare e squamocellulare, e il 70-95% dei melanomi siano causati dalle radiazioni UV. Pertanto, una percentuale significativa di tumori della pelle può essere prevenuta riducendo le radiazioni UV inutili ed eccessive attraverso un’efficace fotoprotezione. “La maggioranza della popolazione europea va in vacanza al sole, spesso più volte all’anno  – evidenzia la professoressa Maria Concetta Fargnoli – questo comportamento è profondamente radicato, sarà difficile da modificare e tale cambiamento potrà richiedere decenni. Dobbiamo quindi iniziare con messaggi chiari e inequivocabili, sicuramente radicali, ma che andrebbero inclusi nell’attività educazionale per il paziente. Si guadagnerebbe inoltre molto tempo se almeno i dermatologi parlassero la stessa lingua”.

I numeri

L’aumento dell’incidenza del melanoma, rileva lo studio, può essere evidenziato analizzando l’andamento nel lungo termine. Ad esempio, nel 1950 il Registro dei tumori danese ha documentato un caso di melanoma ogni 100mila abitanti, passando a tre casi ogni 100mila nel 1970, quindi a dieci casi nel 1990, 25 casi nel 1990 e 50-70 casi previsti per il 2036. L’aumento di 50 volte in meno di 90 anni è unico tra tutti i tumori e l’andamento dell’incidenza dei tumori cheratinocitari è molto simile (Garbe C, Keim U, Gandini S, Amaral T, Katalinic A, Hollezcek B, et al. Epidemiology of cutaneous melanoma and keratinocyte cancer in white populations 1943-2036. Eur J Cancer 2021;152:18–25).

Le creme solari

Gli individui di pelle chiara, in particolare i bambini, dovrebbero quindi ridurre al minimo la loro esposizione alle radiazioni UV, adottando misure di protezione solare quando si prevede che l’indice UV, che quantifica l’intensità della radiazione UV solare sulla superficie terrestre, raggiunge il valore di 30 superiore. “Un’adeguata fotoprotezione – spiega la Professoressa Ketty Peris – deriva dalla combinazione di più misure quali cercare l’ombra, l’utilizzo di indumenti, cappelli e occhiali e l’applicazione di schermi solari sulle zone scoperte. Tuttavia, nella pratica clinica, le persone tendono a sovrastimare la protezione fornita dagli schermi solari, con una falsa sensazione di rassicurazione quando vanno al mare e si espongono al sole. Questo potrebbe favorire un comportamento a rischio per l’insorgenza dei tumori della pelle”. Strategiche quindi le proprietà protettive di abiti, cappelli e occhiali da sole. Studi epidemiologici hanno ripetutamente riscontrato una riduzione del rischio di scottature solari, di sviluppo di nevi nei bambini e di melanoma proprio grazie alla protezione solare offerta dagli abiti rispetto alle creme solari.

Gli indumenti

Le proprietà protettive degli indumenti variano in base al tipo di fibra (poliestere, nylon, lana, seta, cotone), alla densità della trama, al colore (i coloranti contribuiscono a bloccare i raggi UV), al design (ad esempio, maniche lunghe, colletto) e all’incorporazione di molecole che assorbono i raggi UV. Gli indumenti con un elevato fattore di protezione UV sono inoltre particolarmente utili in condizioni di elevata esposizione ai raggi UV, come gli sport all’aperto e gli sport acquatici. I cappelli dovrebbero avere tese larghe per proteggere il cuoio capelluto, il viso, il collo e le orecchie. Un’adeguata fotoprotezione, aggiungono le esperte, dovrebbe perciò includere la riduzione della fotoesposizione intenzionale modificando le abitudini di vita in riferimento all’andare al mare ed alla ricerca dell’abbronzatura: “Questo consentirebbe di continuare a svolgere le nostre attività professionali o di svago esponendoci al sole in sicurezza e senza danni”, sottolineano le esperte.

Un tumore su tre è della pelle

La protezione dai raggi UV ha inoltre un ritorno positivo in termini di investimento perché consente di ridurre l’incidenza della malattia e quindi il suo peso economico. Dai dati della WHO un tumore su tre è un tumore della pelle. La riduzione dell’esposizione ai raggi UV rappresenta quindi una strategia cruciale per controllare la recente epidemia di tumori cutanei. “I politici dovrebbero comunicare al pubblico messaggi forti sulla protezione dai raggi UV e scoraggiare l’uso di fonti di radiazioni UV artificiali commerciali, attraverso una regolamentazione rigorosa o preferibilmente un divieto. Dovrebbero garantire la comunicazione e l’educazione della popolazione sull’indice UV giornaliero, ad esempio – conclude prof Fargnoli – con i bollettini meteorologici, e creare strutture con ombra all’aperto nelle scuole e nelle aree ricreative”.

 

 

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