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Allergie e Intolleranze 10 Ottobre 2017

Allergie: quando lo stress può farci stare male

di Lucia Oggianu
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Uno stato di malessere legato allo stress può determinare l’accentuazione di patologie di base. Sono numerose, infatti, le malattie allergiche potenzialmente condizionate da fattori di stress fisico o emotivo. Abbiamo approfondito l’argomento con Domenico Schiavino, direttore del dipartimento di Allergologia del Policlinico Gemelli di Roma.

Esiste una relazione tra stress fisico o emotivo e l’insorgere di reazioni allergiche?

«Lo stress è un nostro compagno di viaggi quotidiano, legato alla vita moderna, ed è una cosa che non ci fa bene perché impegna il nostro sistema neurovegetativo, il livello della pressione, il tono dei vasi sanguigni. È ovvio che tale stato possa determinare un’accentuazione di patologie di base anche se non è particolarmente specifico per l’allergia. Chi soffre di tachicardia o di stenocardia, quando è in stato di stress, ha un peggioramento di questi sintomi. Chi soffre di disturbi gastrici, come l’ulcera o la gastrite, quando è in stato di stress ha maggiori disturbi. È un collegamento neurovegetativo obbligatorio tra il nostro stato di salute e le malattie. Particolarmente interessante è il rapporto tra stress e allergia. Le malattie allergiche fondamentali che sono condizionate da uno stato di stress sono soprattutto quelle cutanee, le sindromi orticariche, ma anche quelle respiratorie, sia nasali come le riniti allergiche, sia quelle bronchiali. Se, ad esempio, il paziente ha una situazione asmatica di base, con un buon controllo attraverso il vaccino e i farmaci, ma ha uno stato di stress, c’è un peggioramento della sintomatologia e deve aumentare le sue terapie sintomatiche quotidiane oppure, se in condizione di benessere, può insorgere una crisi asmatica. Anche l’orticaria è provocata da disturbi neurovegetativi cutanei con la liberazione di sostanze chimiche irritanti a livello della cute che danno la formazione di pomfi. In uno stato di stress, può accentuarsi moltissimo».

Se dovesse dare un consiglio per la cura, quale approccio suggerirebbe?

«Il mio consiglio è quello di affidarsi a una persona esperta, bisogna fare una accurata storia clinica, un esame obiettivo per valutare i danni verificati, i test cutanei, e poi cercare di gestire il tutto con i farmaci e con l’immunoterapia specifica nei casi di allergie respiratorie. Poi c’è lo stress ossidativo, che troviamo nell’asma bronchiale e che non è nervoso bensì un processo rapido di invecchiamento cellulare, un peggioramento della vita delle cellule a carico dell’apparato respiratorio che rispondono negativamente agli stimoli ambientali esterni e che hanno la capacità di invecchiare prima producendo infiammazione e, di conseguenza, sintomi».

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