Sanità internazionale 15 Gennaio 2020

Siria, Consiglio d’Europa premia medico: salvò centinaia di vite

Amani Ballour, pediatra siriana che ha diretto dal 2012 al 2018 un ospedale sotterraneo nella città di Ghouta e oggi é rifugiata in Turchia, è stata insignita del Premio Raoul Wallenberg del Consiglio d’Europa. “I diritti umani e la dignità personale non sono un lusso in tempo di pace. La dottoressa Ballour è un fulgido […]

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Amani Ballour, pediatra siriana che ha diretto dal 2012 al 2018 un ospedale sotterraneo nella città di Ghouta e oggi é rifugiata in Turchia, è stata insignita del Premio Raoul Wallenberg del Consiglio d’Europa. “I diritti umani e la dignità personale non sono un lusso in tempo di pace. La dottoressa Ballour è un fulgido esempio dell’empatia, della virtù e dell’onore che possono fiorire anche nelle peggiori circostanze: in mezzo alla guerra e alla sofferenza”, ha dichiarato Marija Pejcinovic Buric, segretario generale del Consiglio d’Europa.

La storia di Ballour, che ha gestito un team di circa 100 persone nell’ospedale sotterraneo soprannominato ‘la grotta’, è raccontata nel documentario ‘The Cave’ del National Geographic nominato per gli Oscar 2020. “La struttura divenne un faro di speranza e di sicurezza per molti civili assediati. Lì, la dottoressa Ballour ha rischiato la propria sicurezza per aiutare i più bisognosi” ha detto Pejcinovic Buric. La cerimonia di premiazione avrà luogo venerdì a Strasburgo nella sede del Consiglio d’Europa. Il 17 gennaio cade il 75esimo anniversario dell’arresto di Raoul Wallenberg a Budapest. L’uomo, un diplomatico svedese, utilizzò il suo status per salvare migliaia di ebrei dall’Olocausto. Il premio che porta il suo nome è stato istituito nel 2012 per “ricordare e tenere vive le sue gesta”.

Premio Wallenberg, Anelli (Fnomceo): “I diritti non sono un di più, vanno tutelati sempre”

“Ci felicitiamo per la decisione del Consiglio d’Europa di insignire del prestigioso Premio Raoul Wallenberg, che ogni due anni ricompensa le azioni umanitarie eccezionali, un medico, la pediatra siriana Amani Ballour, per il coraggio, l’impegno e la determinazione nel salvare centinaia di vite umane durante la guerra in Siria. Con il suo operato, Amani Ballour ha dato viva manifestazione dei principi fondanti la nostra professione, per i quali  dovere del medico sono la tutela della vita, della salute psico- fisica e il sollievo dalla sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza distinzione alcuna, di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.

Con queste parole il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, commenta la notizia dell’assegnazione del Premio alla pediatra siriana che ha diretto dal 2012 al 2018 un ospedale sotterraneo nella Ghuta orientale (Regione intorno a Damasco). La sua storia è raccontata dal documentario “The Cave”, del National Geographic, candidato all’Oscar nell’apposita categoria.

“Concordiamo con il Segretario generale del Consiglio D’Europa, Marija Pejčinović Burić, che ha affermato che i diritti umani e la dignità personale non sono un lusso da tempo di pace – continua Anelli -. I diritti non sono mai un pleonasmo, un di più, sono il fondamento stesso dell’esistenza umana. E il diritto alla vita, alla salute, alla dignità personale sono diritti di umanità prima ancora che di cittadinanza, principi fondamentali dai quali scaturiscono tutti gli altri”.

“È per questo che, come medici, ci impegniamo per la pace, come microclima ideale per far fiorire appieno questi diritti – conclude Anelli -; è per questo che, come medici, ci impegniamo altresì a svolgere il nostro compito di cura e garanzia della salute in qualsivoglia condizione. Il diritto alla salute è diritto fondamentale dell’individuo, prima ancora che del cittadino, e va tutelato ed erogato anche – e ancor più – quando gli accadimenti esterni mettono a repentaglio gli altri diritti. È un compito del medico che va ben oltre la mera cura della malattia: è proprio questa tutela del diritto alla salute che può infondere speranza ai disperati, consolare gli afflitti, preservare la dignità anche quando sembra ormai compromessa”.

 

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