Sanità internazionale 26 Marzo 2019

Regno Unito, l’NHS punta a diventare modello globale di sanità digitale

Se in Italia il traguardo della Sanità digitale è ancora lontano, la Gran Bretagna viaggia a ritmo spedito. Lo riporta il sito agendadigitale.eu secondo cui entro i prossimi due decenni, il 90% di tutti i posti di lavoro afferenti al Sistema Sanitario Nazionale richiederanno competenze digitali. Per questo nel 2017, Jeremy Hunt, attualmente alla guida […]

Se in Italia il traguardo della Sanità digitale è ancora lontano, la Gran Bretagna viaggia a ritmo spedito. Lo riporta il sito agendadigitale.eu secondo cui entro i prossimi due decenni, il 90% di tutti i posti di lavoro afferenti al Sistema Sanitario Nazionale richiederanno competenze digitali. Per questo nel 2017, Jeremy Hunt, attualmente alla guida del Dipartimento di Politica estera della Gran Bretagna e capo del Ministero della Salute fino allo scorso luglio, ha commissionato al dott. Eric Topol, fondatore e direttore del Scripps Translational Science Institute nonché tra i massimi esperti al mondo in digital health, la conduzione di una revisione indipendente per esaminare in che modo l’innovazione tecnologica (genomica, medicina digitale, intelligenza artificiale e robotica) cambieranno i ruoli e le funzioni del personale clinico di tutte le professioni nel prossimo futuro. Il fine del National Health Service è quello di divenire modello globale per la sanità digitale.

Il report «descrive lo stato attuale della medicina moderna come unico a causa dei dirompenti cambiamenti in atto. La convergenza tra genomica, biosensori, cartelle cliniche elettroniche e app, tutte sovrapposte ad un’infrastruttura digitale basata su algoritmi di intelligenza artificiale per dare senso critico alla sempre più grande mole di dati prodotti per qualità e quantità, offre la capacità di comprendere, da un punto di vista clinico, l’unicità di un individuo. Questo cambio di paradigma consentirà di fornire un’assistenza sanitaria personalizzata, razionale e maggiormente efficiente».

Un cambiamento che naturalmente non può prescindere dalla formazione e dall’educazione di tutti gli operatori impegnati del sistema. «È necessario quindi acquisire un’alfabetizzazione digitale di base tale da poter essere co-designer fin dall’inizio nella progettazione ed implementazione di software e dispositivi».

Per fornire un’educazione di base ad oltre 12,3 milioni cittadini privi di competenze digitali il Regno Unito ha realizzato il programma “Widening Digital Partecipation”. Svoltosi dal 2013 al 2016, il progetto formativo, condotto dal National Health Service, ha coinvolto oltre 220.000 persone, le quali hanno imparato come utilizzare le risorse online, contattare il proprio medico online, gestire le condizioni mediche e fare scelte più adeguate al proprio stato di salute.

Nei prossimi 20 anni, genomica, Intelligenza Artificiale, robotica e medicina digitale garantiranno un approccio olistico e personalizzato alla salute. «La decisione su quale tipologia di antibiotico o antipertesivo sarà necessario prescrivere al paziente, ad esempio, supererà il limite delle linee guida e degli studi basati su popolazione grazie all’uso più ampio del sequenziamento del genoma, la combinazione di informazioni genotipiche e fenotipiche, quest’ultime estratte da sensori indossabili ed archiviate nel fascicolo sanitario elettronico».

«Dunque – conclude l’articolo – I futuri professionisti della salute non solo dovranno acquisire informazioni di base in merito ad intelligenza artificiale, robotica e bioinformatica, ma avranno il compito di ottimizzare le capacità di comunicazione, negoziazione, collaborazione e giudizio, affrontando i problemi in modo agile e flessibile. L’adozione di tecnologie innovative che automatizzano i compiti ripetitivi fornirà agli operatori più tempo per utilizzare le capacità cognitive e garantire maggiore spazio al rapporto con il paziente, considerando che oggi dal 15 al 70% del tempo di lavoro è speso per processi amministrativi».

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