Salute 2 Maggio 2024 17:29

Un nuovo vaccino mRNA “riprogramma” il sistema immunitario contro il glioblastoma

Un nuovo vaccino antitumorale a base di mRNA si è mostrato efficace nel “riprogrammare” il sistema immunitario per attaccare il glioblastoma, il tumore cerebrale più aggressivo e letale. Il vaccino, sviluppato dagli scienziati dell’Università della Florida, descritto sulla rivista Cell, apre la strada a una nuova possibile terapia contro questo tipo di cancro

Un nuovo vaccino mRNA “riprogramma” il sistema immunitario contro il glioblastoma

Un nuovo vaccino antitumorale a base di mRNA si è mostrato efficace nel “riprogrammare” il sistema immunitario per attaccare il glioblastoma, il tumore cerebrale più aggressivo e letale. Il vaccino, sviluppato dagli scienziati dell’Università della Florida, descritto sulla rivista Cell, apre la strada a una nuova possibile terapia contro questo tipo di cancro. I risultati di un primo studio clinico condotto su quattro pazienti adulti sono promettenti. Ora il trattamento sarà testata in uno studio clinico pediatrico di Fase 1. Secondo i ricercatori, il vaccino è un’ottima strategia di reclutare il sistema immunitario per combattere tumori notoriamente resistenti ai trattamenti, utilizzando l’interazione della tecnologia dell’mRNA e delle nanoparticelle lipidiche, simile ai vaccini Covid-19, ma con due differenze chiave: l’uso delle cellule tumorali del paziente stesso per creare un vaccino personalizzato e un meccanismo di rilascio complesso di nuova concezione all’interno del vaccino.

Con il vaccino si iniettano “grappoli di particelle” che attivano le difese

“Invece di iniettare singole particelle, iniettiamo grappoli di particelle che si avvolgono l’una intorno all’altra come cipolle, come un sacchetto pieno di cipolle”, dice Elias Sayour, oncologo pediatrico dell’UF Health che è stato il pioniere del nuovo vaccino. “E, il motivo per cui lo abbiamo fatto nel contesto del cancro è che questi cluster allertano il sistema immunitario in modo molto più profondo di quanto farebbero le singole particelle. Tra i risultati più impressionanti – continua – c’è la rapidità con cui il nuovo metodo, somministrato per via endovenosa, ha stimolato una vigorosa risposta del sistema immunitario per respingere il tumore”.

L’efficacia del vaccino nello stimolare il sistema immunitario è molto rapida

“In meno di 48 ore, abbiamo potuto vedere questi tumori passare da quello che noi definiamo immunofreddo, ovvero quando vi sono pochissime cellule immunitarie e , dunque, una risposta immunitaria molto silenziosa, a ‘caldo’, con una risposta immunitaria molto attiva”, sottolinea Sayour. “È stato molto sorprendente, vista la rapidità con cui è avvenuto, e questo ci ha indicato che siamo stati in grado di attivare la parte iniziale del sistema immunitario molto velocemente contro questi tumori, il che è fondamentale per sbloccare gli effetti successivi della risposta immunitaria”, aggiunge. Ricevere una diagnosi di glioblastoma è una delle notizie più devastanti, con una sopravvivenza media di circa 15 mesi. L’attuale standard di cura prevede la chirurgia, la radioterapia e una combinazione di chemioterapia.

I precedenti test condotti su topi e cani

Il nuovo approccio è il culmine di promettenti risultati traslazionali ottenuti in sette anni di studi, iniziati in modelli preclinici di topo e poi in uno studio clinico su 10 cani da compagnia che avevano sviluppato spontaneamente un tumore cerebrale in fase terminale e non avevano altre opzioni terapeutiche. La sperimentazione è stata condotta con il consenso dei proprietari in collaborazione con l’UF College of Veterinary Medicine. “I cani offrono un modello naturale per il glioblastoma perché sono l’unica specie che sviluppa tumori cerebrali spontanei con una certa frequenza”, afferma Sheila Carrera-Justiz, neurologa veterinaria presso l’UF College of Veterinary Medicine, che collabora con Sayour agli studi clinici.

Il vaccino viene personalizzato su ogni paziente

Dopo aver trattato cani da compagnia che avevano sviluppato spontaneamente un tumore al cervello con vaccini personalizzati a base di mRNA, il gruppo di scienziati guidati da Sayour ha portato avanti la ricerca in un piccolo studio clinico approvato dalla Food and Drug Administration, progettato per garantire la sicurezza e testare la fattibilità prima di espandersi in uno studio più ampio. In una coorte di quattro pazienti, il materiale genetico, noto come RNA, è stato estratto dal tumore asportato chirurgicamente da ciascun paziente, e poi l’RNA messaggero, o mRNA, cioè l’impronta di ciò che si trova all’interno di ogni cellula, comprese le cellule tumorali, è stato amplificato e avvolto in una confezione high-tech di nuova concezione di nanoparticelle lipidiche biocompatibili, per far sì che le cellule tumorali assomigliassero a un virus pericoloso una volta reiniettate nel flusso sanguigno, per sollecitare una risposta del sistema immunitario. Il vaccino è stato personalizzato per ogni paziente, con l’obiettivo di ottenere il massimo dal loro sistema immunitario unico.

Presto via a nuovo trial clinico su adulti e bambini

Il prossimo passo, grazie al sostegno della Food and Drug Administration e della fondazione CureSearch for Children’s Cancer, sarà un trial clinico di Fase 1 ampliato che includerà fino a 24 pazienti adulti e pediatrici per convalidare i risultati. “Una volta confermata la dose ottimale e sicura, si stima che 25 bambini parteciperanno alla Fase 2”,  annuncia Sayour. Nonostante i risultati promettenti, gli autori ammettono che un limite è rappresentato dalla continua incertezza su come sfruttare al meglio il sistema immunitario riducendo al minimo il potenziale di effetti collaterali negativi. “Spero che questo possa essere un nuovo paradigma per il trattamento dei pazienti, una nuova piattaforma tecnologica per modulare il sistema immunitario”,  commenta Sayour. “Sono fiducioso che questa tecnologia possa fondersi con altre immunoterapie e forse sbloccarle. In questo lavoro – continua – abbiamo dimostrato che è possibile avere una sinergia con altri tipi di immunoterapia, quindi forse ora possiamo avere un approccio combinato all’immunoterapia”.

 

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