Salute 12 Luglio 2018 09:46

Tumori, un test potrà predire la Leucemia mieloide acuta. Boccadoro (Città Salute): «Grazie alla ricerca abbiamo triplicato sopravvivenza»

La rivista Nature rende noto uno studio internazionale che potrebbe segnare la svolta. L’ematologo Mario Boccadoro: «Nuovi farmaci e immunoterapia, frontiere rivoluzionarie»

Tumori, un test potrà predire la Leucemia mieloide acuta. Boccadoro (Città Salute): «Grazie alla ricerca abbiamo triplicato sopravvivenza»

Un giorno con un prelievo di sangue si potrà predire, anni prima della diagnosi, chi si ammalerà di leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue molto aggressivo che compare all’improvviso. Grazie a una collaborazione internazionale si è scoperto che le persone destinate ad ammalarsi presentano nel sangue delle modifiche genetiche riconoscibili già anni prima dell’inizio della malattia. Resa noto sulla rivista Nature, la prospettiva si deve a un team di ricerca internazionale coordinata da scienziati del Wellcome Sanger Institute, Università di Cambridge in Gran Bretagna e dell’European Bioinformatics Institute (EMBL-EBI) e si è basato su dati dello studio EPIC (european prospective investigation into cancer and nutrition), uno degli studi epidemiologici più mastodontici e coraggiosi mai intrapresi. Sui progressi nel campo della ricerca per i tumori del sangue abbiamo intervistato Mario Boccadoro, Direttore della divisione universitaria di ematologia Città della Salute e della Scienza di Torino.

Professore a che punto è l’Italia per quanto riguarda la ricerca e il progresso nel campo dei tumori del sangue?

«I progressi nei tumori del sangue sono tantissimi, ogni anno nuove cure, nuovi farmaci, è migliorata la sopravvivenza, migliore qualità di vita. L’Italia si comporta molto bene nel campo ematologico, in un ranking internazionale il nostro Paese è sempre ai primi posti e questo ci rende molto contenti e soddisfatti».

LEGGI ANCHE: TUMORI, AMADORI (AIL): «IMMUNOTERAPIA E CAR-T STANNO RIVOLUZIONANDO LA CURA DI LEUCEMIE, LINFOMI E MIELOMI»

Quindi possiamo definirci un Paese virtuoso per quanto riguarda la ricerca in questo campo?

«Sì certamente anche se purtroppo abbiamo qualche problemino per quanto riguarda i fondi destinati alla ricerca, ma tutto sommato andiamo abbastanza bene. È vero che ci sono pochi finanziamenti e che abbiamo code negli ambulatori e situazioni certamente non favorevoli, ma guardando in generale la cura dei tumori ematologici su tutto il territorio nazionale siamo, nonostante le difficoltà, molto bravi».

Per quanto riguarda nello specifico il mieloma a che punto è la ricerca, quali sono le nuove terapie e qual è l’orizzonte più vicino?

«Lei sa che nei tumori non tutti i progressi sono sistematici per tutte le tipologie. In questi ultimi anni la cura per il mieloma sta correndo in avanti e ci sono nuove medicine ma soprattutto nuove combinazioni di medicine molto valide. Un discorso a parte va fatto per l’immunoterapia che gioca un ruolo fondamentale nella cura di queste malattie dando veramente quel qualcosa in più che porta grandissimi benefici in termini di remissione. Si tratta di una terapia molecolare grazie alla quale, negli ultimi dieci anni, abbiamo triplicato la sopravvivenza dei pazienti e la prospettiva è migliorare ancora questo risultato».

 

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