Salute 10 Novembre 2022 15:11

Tumore della prostata. Le mutazioni dei geni “Jolie” mettono a rischio anche gli uomini

Riparte “Metti un baffo a novembre”, la campagna per sensibilizzare alla prevenzione del tumore alla prostata, attualmente la neoplasia più frequente tra i maschi. Lo specialista: «In presenza di una mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2 in un uomo non vi è alcuna indicazione alla prostatectomia. L’esame genetico è utile alla prescrizione della terapia più appropriata»

Le mutazioni dei geni “Jolie” mettono a rischio anche gli uomini. Questi geni sono i BRCA1 e BRCA2, ribattezzati “Jolie” dal 2013, anno in cui la celebre attrice Angelina decise di sottoporsi ad una doppia mastectomia preventiva, ovvero un’asportazione di entrambi i seni, proprio dopo aver scoperto che le mutazioni presenti nel suo patrimonio genetico la predisponeva a sviluppare il cancro al seno e all’utero. Ora, nuove evidenze scientifiche dimostrano che questa stessa mutazione può essere riscontrata anche nel sesso maschile, causando un aumentato rischio di tumore della prostata.

Perché un uomo deve controllare i geni “Jolie”

«Ad oggi, anche in presenza di un’accertata mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2 in un uomo non vi è alcuna indicazione alla prostatectomia (intervento di rimozione parziale o totale della prostata, ndr). L’esame genetico è prescritto solo a pazienti che hanno già ricevuto una diagnosi di tumore alla prostata, al fine prescrivere la terapia più appropriata». A chiarire il legame tra il gene “Jolie” e la possibilità di sviluppare un cancro alla prostata è Marcello Scarcia, dirigente medico di I Livello, Incarico di Alta Specializzazione “Prostate Cancer”, Ente Ecclesiastico Ospedale Regionale F. Miulli.

Il tumore della prostata in cifre

Sono circa 564 mila gli italiani con pregressa diagnosi di tumore della prostata, pari al 33% dei casi di tumori nel sesso maschile e nel 2020 erano stimati circa 36 mila nuovi casi, il 19% di tutti i tumori maschili. «Parliamo quindi di una patologia molto diffusa e gravata da alti costi sociali. Nonostante la diffusione, tuttavia, persistono delle barriere culturali e sociali che da tempo ostacolano indirettamente la prevenzione maschile, in primis una scarsa valutazione della propria salute nella scala delle priorità, insieme ad una reticenza a confrontarsi tra di loro su questioni intime – aggiunge Scarcia -. La ricerca scientifica ha fatto enormi progressi nel trattamento e nella cura di questo tumore, ma più precoce è la diagnosi e migliore sarà la prognosi».

“Metti un baffo a novembre”

Ed è per proprio per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione di questo tumore maschile che anche quest’anno a novembre, mese dedicato alla prevenzione e cura della salute maschile, torna la campagna “Metti un baffo a novembre. «I baffi – racconta lo specialista – sono ormai il simbolo della prevenzione per questo tipo di tumore». L’iniziativa è promossa da Janssen Oncology, con il patrocinio di Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM), Società Italiana di Urologia (SIU), Associazione Italiana Radioterapia Oncologica (AIRO), Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), Europa Uomo Italia Onlus e Fondazione PRO Onlus. Al centro della campagna, il sito Oncovoice.it, che costituisce un vero e proprio punto di riferimento per i pazienti e che consente approfondimenti sulla patologia, con numerose informazioni e consigli.

L’esordio silenzioso della malattia

I sintomi di questa neoplasia, in genere, compaiono solo con il progredire della malattia. «Si va dalla difficoltà nella minzione, al bisogno di urinare frequentemente, fino alla sensazione di mancato svuotamento della vescica o alla presenza di sangue nelle urine – commenta Scarcia -. Tutti segni e sintomi che possono generare confusione con altre malattie benigne tipiche dell’avanzare dell’età, come l’ipertrofia prostatica benigna. È la natura asintomatica della fase, dunque, a rendere difficile la diagnosi precoce. Per questo la prevenzione è l’unica via da seguire».

La diagnosi del tumore della prostata

Lo stato di salute della prostata può essere controllato attraverso diversi metodi diagnostici. «L’esplorazione rettale è la procedura diagnostica più semplice e per identificare, al tatto, eventuali alterazioni. Per ulteriori approfondimenti può essere eseguito l’esame del PSA, attraverso un prelievo del sangue. Dinanzi ad sospetto clinico di carcinoma prostatico è possibile effettuare, un’ecografia prostatica transrettale. L’ultima parola spetta, poi, alla biopsia prostatica», dice lo specialista.

I trattamenti

A diagnosi certa si procede al trattamento del tumore. «La terapia varia in base ad alcune circostanze, come lo stadio del tumore, il livello di PSA, i sintomi, l’età e lo stato di salute generale. Tra le opzioni – sottolinea Scarcia -, la sorveglianza attiva, ovvero un periodo di osservazione per evitare trattamenti non necessari, l’intervento chirurgico, di cui la prostatectomia radicale, la laparoscopica robotica, l’intervento retropubico o la chirurgia penianale sono solo alcuni esempi. Ancora, radioterapia, chemioterapia, terapia ormonale».

Una campagna per tutti

Nonostante il tumore sia più frequente dopo i 50 anni, la campagna si rivolge a tutta la popolazione maschile poiché, a differenza delle donne, gli uomini difficilmente si preoccupano della propria salute uro-genitale fin dall’adolescenza. Se è molto probabile incontrare un’adolescente che si sia già sottoposta ad almeno una visita ginecologica, è davvero poco frequente che un ragazzo della stessa età abbia varcato la porta dello studio di un urologo. «Aderendo a questa iniziativa anche i più giovani possono avere l’opportunità di incontrare uno specialista e cogliere l’occasione per affrontare anche altre eventuali problematiche come, ad esempio – conclude Scarcia -, quelle relative alla sfera sessuale».

 

 

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