Advocacy e Associazioni 19 Giugno 2026 16:36

“Il caregiver non è un visitatore”: dal Garante una Raccomandazione per garantire l’accesso alle cure alle persone con disabilità

L'Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità chiede regole uniformi in tutta Italia per riconoscere il ruolo del caregiver durante ricoveri, visite ed esami

di Isabella Faggiano
“Il caregiver non è un visitatore”: dal Garante una Raccomandazione per garantire l’accesso alle cure alle persone con disabilità

Il caregiver non può essere considerato un semplice visitatore. È questo il principio cardine della Raccomandazione n. 03 del 29 maggio 2026 approvata dall’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, che interviene su un tema da tempo segnalato da famiglie e associazioni: la possibilità per le persone con disabilità di essere accompagnate dalla propria persona di riferimento durante ricoveri, accessi al pronto soccorso, visite specialistiche ed esami diagnostici. Secondo il Garante, sul territorio nazionale continuano a esistere regole molto diverse tra loro. In alcune strutture sanitarie la presenza del caregiver viene riconosciuta senza particolari difficoltà, mentre in altre è limitata o addirittura negata sulla base di regolamenti interni, interpretazioni non formalizzate o dell’errata assimilazione del caregiver alla figura del visitatore. Una situazione che, secondo l’Autorità, rischia di compromettere l’effettivo esercizio del diritto alla salute delle persone con disabilità.

Quando la presenza del caregiver è essenziale

La raccomandazione afferma che la presenza del caregiver, quando necessaria in relazione ai bisogni assistenziali, comunicativi, cognitivi, comportamentali o relazionali della persona con disabilità, costituisce una misura di accomodamento ragionevole e può rappresentare una condizione indispensabile per rendere realmente accessibili le cure. “Il caregiver, in questi casi, non è un visitatore: è una figura di supporto che può rendere concretamente possibile l’accesso alle cure, la comunicazione con il personale sanitario, la comprensione dei bisogni della persona e la continuità del percorso assistenziale”, sottolinea il Collegio dell’Autorità Garante, composto dal presidente Maurizio Borgo, dal componente vicario Francesco Vaia e dal componente Antonio Pelagatti. Per il Garante, negare la presenza del caregiver quando questa è necessaria e non sostituibile con altre misure adeguate può tradursi in una limitazione del diritto alla salute e in una forma di discriminazione indiretta.

Non solo non autosufficienza

Uno degli aspetti più rilevanti del documento riguarda il superamento di una visione esclusivamente legata alla non autosufficienza fisica. L’Autorità chiarisce infatti che il bisogno di caregiver può riguardare anche persone con disturbi dello spettro autistico, disabilità intellettive e cognitive, deficit comunicativi, disabilità sensoriali, SLA, patologie neuromuscolari, pluriminorazioni o condizioni psichiche che rendono essenziale la presenza di una persona di fiducia. Il criterio da adottare, si legge nella raccomandazione, non è la classificazione formale della disabilità, ma il bisogno concreto della persona nel contesto sanitario specifico.

Il caregiver come parte del percorso di cura

Il documento invita le strutture sanitarie a riconoscere formalmente il caregiver come parte integrante del percorso assistenziale. Chi assiste quotidianamente una persona con disabilità conosce modalità comunicative, segnali di sofferenza, comportamenti, abitudini, strategie di rassicurazione e bisogni che spesso non sono immediatamente percepibili dal personale sanitario. Un patrimonio di conoscenze che non sostituisce la competenza clinica dei professionisti, ma che può contribuire a migliorare la qualità, la sicurezza e l’umanizzazione delle cure. Per questo motivo il Garante raccomanda di prevedere procedure specifiche per il riconoscimento e l’accesso del caregiver, distinte da quelle previste per i visitatori.

Disability Card e meno burocrazia

La raccomandazione dedica particolare attenzione anche alla European Disability Card. L’Autorità suggerisce che la Disability Card recante l’indicazione “A”, che certifica la necessità di un accompagnatore, venga riconosciuta dalle strutture sanitarie come strumento sufficiente per attestare il bisogno della presenza del caregiver, evitando alle famiglie di dover presentare ogni volta nuova documentazione sanitaria o sottoporsi a valutazioni differenti da struttura a struttura. L’obiettivo è ridurre gli oneri burocratici e garantire maggiore uniformità sul territorio nazionale.

La presenza deve essere la regola

Il Garante individua un principio generale molto chiaro: la presenza del caregiver deve rappresentare la regola e non l’eccezione. Eventuali limitazioni possono essere previste soltanto in presenza di specifiche esigenze cliniche, organizzative o di sicurezza, devono essere temporanee, proporzionate e adeguatamente motivate. Inoltre, ogni diniego dovrebbe essere formalizzato per iscritto e tracciato. La raccomandazione è rivolta al Ministero della Salute, alla Conferenza Stato-Regioni, alle Regioni, alle Province autonome, alle aziende sanitarie, agli ospedali e agli Irccs affinché adottino criteri uniformi e non discriminatori. L’obiettivo finale è garantire che le persone con disabilità possano accedere alle cure nelle condizioni più adeguate ai propri bisogni, riconoscendo il valore della relazione di cura costruita quotidianamente con il caregiver e superando definitivamente l’idea che la sua presenza sia una semplice visita di cortesia.

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