Salute 11 Novembre 2019

«Quando papà ci portava nelle scuole per informare i giovani sull’AIDS…». Il ricordo di Fernando Aiuti nelle parole del figlio Simone

La Simedet, di cui Aiuti ha presieduto il Comitato scientifico, ha celebrato l’immunologo con una targa consegnata ai figli Olivia e Simone. «Ha combattuto negli ultimi anni della sua vita le fake news» sottolinea il figlio Simone

La scomparsa di Fernando Aiuti, immunologo di fama mondiale, ha lasciato un grande vuoto non solo nella sua famiglia ma anche nella comunità scientifica. La Simedet, Società Italiana di Medicina diagnostica e terapeutica, di cui Aiuti aveva presieduto il Comitato scientifico, lo ha voluto ricordare nel corso del Congresso nazionale che si è svolto a Roma all’ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli. Una targa commemorativa è stata consegnata ai figli Olivia e Simone (il terzo, Alessandro, ematologo al San Raffaele, è stato trattenuto da impegni lavorativi). Commozione è stata manifestata da Raffaele d’Amelio, immunologo e allievo di Aiuti, che ne ha sapientemente tracciato il lato di innovatore in medicina strettamente unito alle sue qualità umane. Anche il figlio Simone, con la voce rotta dall’emozione, ha voluto ricordare il padre e ai nostri microfoni ha ripercorso gli ultimi anni, quando con la Simedet Aiuti si era impegnato nella lotta alle fake news soprattutto sul tema dei vaccini, e ha ricordato il suo impegno nel contrastare lo stigma dell’AIDS quando, con l’emergere della malattia, andava nelle scuole per informare i giovani dell’importanza delle prevenzione e dell’uso del preservativo, coinvolgendo anche loro in questa sua battaglia: «Vivevamo tutto quello che viveva lui, tutto veniva riportato in famiglia a partire dalle battaglie che faceva per i malati nel periodo in cui emerse l’AIDS coinvolgendoci con la distribuzione dei preservativi nelle scuole».

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La Simedet ha dato un riconoscimento importante a suo padre…

«Papà teneva moltissimo a questa carica che negli ultimi anni aveva ricoperto perché aveva dato a lui nuova possibilità di comunicare e trasmettere all’opinione pubblica e ai malati con vigore tutta una serie di problematiche che stavano emergendo, come quella sui vaccini. Ne ha fatto un cavallo di battaglia negli ultimi anni proprio portando la sua testimonianza di medico: i vaccini hanno permesso di salvare vite e vedeva negli ultimi tempi soprattutto un calo dell’attenzione e tantissima disinformazione. Ha combattuto negli ultimi anni della sua vita le fake news e attraverso la Simedet aveva avuto la possibilità di trasmettere nuovamente questo messaggio. Era un grande comunicatore, aveva la capacità di arrivare con facilità ai cittadini e alle persone preoccupate dei problemi relativi alla salute».

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Suo padre è stato un luminare della medicina. Voi in famiglia seguivate le sue attività?

«Sì. In un uomo come lui è difficile scindere l’attività professionale dalla vita quotidiana, erano a stretto contatto. Vivevamo tutto quello che viveva lui, tutto veniva riportato in famiglia a partire dalle battaglie che faceva per i malati nel periodo in cui emerse l’AIDS coinvolgendoci con la distribuzione dei preservativi nelle scuole. Veniva nelle nostre scuole a fare delle conferenze, così come nelle scuole dei nostri amici, proprio perché si rendeva conto che all’età nostra era molto pericoloso per tutti sottovalutare questa malattia che stava emergendo e che si può trasmettere attraverso il rapporto sessuale. Sapeva che per i giovani era importante l’informazione e quindi andava in prima persona portando anche noi quasi come testimonial davanti alle scuole. Ci coinvolse direttamente per rendere più efficace questo messaggio».

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