Salute 11 Luglio 2019

Primo soccorso: Sis 118, Federconsumatori e Fnomceo chiedono riforma. Balzanelli (Sis 118): «Sui mezzi di soccorso servono medici, infermieri e autisti soccorritori»

Appello del Presidente della Società Italiana Sistemi 118 per una riforma del sistema. Diverse le criticità, dal numero unico 112 alla carenza dei mezzi di soccorso. Mario Balzanelli: «Il paziente in codice rosso deve ricevere una assistenza sanitaria che sia di eccellenza. La vita e la morte di ciascuno di noi meritano maggiore rispetto»

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Un accorato appello per arrivare a una riforma del sistema di primo soccorso 118. Lo ha rivolto il Presidente della Società italiana Sistema 118 Mario Balzanelli che da tempo chiede alla politica di intervenire su un sistema che dovrebbe essere una eccellenza ma che invece soffre di gravi carenze organizzative e strutturali. A fianco di Balzanelli si sono schierati Federconsumatori con il presidente Emilio Viafora che ha chiesto un incontro al ministro della Salute Giulia Grillo e la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici con il Segretario generale Roberto Monaco. Tutti si sono ritrovati nella sede della Federazione della Stampa per lanciare un grido di allarme contro la demedicalizzazione dei mezzi di soccorso e il rischio privatizzazione di un servizio da cui, è bene ricordarlo, può dipendere la vita o la morte delle persone. Sullo sfondo anche il tema dell’introduzione del numero unico di soccorso 112: oggi per accedere al 118 bisogna passare prima dal 112, un passaggio che fa perdere tempo prezioso ai soccorritori. «Ho ricordato anche in audizione al Senato che un minuto di ritardo in caso di arresto cardiaco fa perdere almeno il 10% di probabilità di risposta favorevole alla scarica di un defibrillatore. Chi di noi vuole mettere a repentaglio quel 10% di chance per applicare male quello che l’Europa sancisce in maniera diversa?» sottolinea a Sanità Informazione Balzanelli che poi punta il dito anche sulle differenze tra regioni e all’interno delle regioni sulla presenza di medici e infermieri sui mezzi di primo soccorso: «È profondamente irrazionale perché fondamentalmente il paziente in codice rosso deve ricevere una assistenza sanitaria che sia di eccellenza. Quindi costituita dal medico, dall’infermiere e dagli autisti soccorritori, cioè da un team in grado di assicurare terapie avanzate salvavita e un trasporto protetto verso la sede ospedaliera più idonea».

Presidente, lei ha fatto un accorato appello affinché sia revisionato questo modello del 118. In Senato qualche tempo fa e più o meno aveva detto cose simili: ha parlato del problema del 112, di quello della demedicalizzazione dei mezzi di primo intervento. In poche parole cosa si può fare per migliorare il sistema?

«Va ridefinito completamente l’assetto di sistema. Intanto noi chiediamo che il sistema venga concepito come dipartimenti, non come aziende. Riteniamo che il modello del dipartimento valorizzi le competenze apicali dei direttori che sono di ruolo e quindi di competenti specifici, mentre l’azienda può esser gestita da un nominato dalla politica che potrebbe non avere nulla a che vedere con le competenze specifiche che cono indispensabili nella gestione di sistemi così complessi dal cui operare dipende la vita e la morte delle persone. Chiediamo che le centrali operative mantengano l’assetto provinciale come previsto dal Dpr del 27 marzo 1992. Chiediamo che le centrali operative non vengano scambiate per dei call center. Faccio un esempio concreto: a nessuno verrebbe in mente di scambiare il comando provinciale dei carabinieri per una sala operativa, per un call center telefonico, a nessuno verrebbe in mente di scambiare il comando provinciale della guardia di finanza, della questura o dei vigili del fuoco. Perché si è fatto questo con il 118? Tutte le forze istituzionali hanno una connotazione di carattere provinciale. Chiediamo che ci sia un assetto che risponda alle esigenze della gente. Quindi che il numero complessivo dei mezzi di soccorso sia previsto in base ai tempi di percorrenza e che vengano previste piante organiche specifiche medico-infermieristiche in tutti i sistemi 118 in grado di far fronte alle esigenze della sanitarizzazione, quindi della garanzia della presenza a bordo di quegli equipaggi di personale medico infermieristico in grado di rispondere con efficacia ai codici rossi. Riteniamo che le piante organiche debbano essere proprie. Non crediamo nella scelta di prendere a gettone dai reparti ospedalieri. Devono essere dedicate, specifiche del sistema dell’emergenza pre-ospedaliero che a livello mondiale è un sistema unico e territoriale. Il sistema 118 è un sistema che vive della precocità dell’intervento. E anche a livello europeo le raccomandazioni sono quelle di contrarre al massimo i tempi. È insensato, irrazionale voler ignorare quello che prescrive la legislazione europea che sancisce come numero d’emergenza il 112 e stabilisce che debba essere introdotto nei paesi membri parallelamente agli altri numeri di emergenza. Non si capisce perché gli italiani debbano perdere il diritto di avere l’accesso diretto se stanno per morire e debbano esser esposti a un doppio passaggio che studi autorevoli a livello europeo dimostrano di avere come comune denominatore il pagamento di un prezzo. Ho ricordato anche in audizione al Senato che un minuto di ritardo in caso di arresto cardiaco fa perdere almeno il 10% di probabilità di risposta favorevole alla scarica di un defibrillatore. Chi di noi deve mettere a repentaglio quel 10% di chance per applicare male quello che l’Europa sancisce in maniera diversa spendendo di più?»

Preoccupa che ci siano differenze notevoli tra regioni: in alcune regioni c’è solo il medico nelle auto mediche, in altre solo l’infermiere o il soccorritore…

«È profondamente irrazionale perché fondamentalmente il paziente in codice rosso deve ricevere una assistenza sanitaria che sia di eccellenza. Quindi costituita dal medico, dall’infermiere e dagli autisti soccorritori e quindi da un team in grado di assicurare terapie avanzate salvavita e un trasporto protetto verso la sede ospedaliera più idonea. È insensato pensare a una realtà come quella attuale in cui se io ho un infarto a seconda di dove mi trovo posso essere assistito in prima battuta da un equipaggio costituito da soli soccorritori in determinate zone oppure da un equipaggio dove ci sono soccorritori con un solo infermiere ma non c’è il medico oppure potrei essere più fortunato perché in altre parti da un equipaggio dove c’è medico, infermieri e autisti soccorritori. Ricordo che i Lea dicono che deve esserci pari diritto di accesso alle cure da parte di tutti i cittadini e quindi il governo deve mettere mano a una riforma che imponga per le patologie acute tempo-dipendenti in cui è determinante iniziare la terapia del paziente sul posto in pre-ospedaliero che siano presenti negli organici e incrementati negli assetti operativi equipaggi in grado di fare diagnosi e terapie di emergenze quindi con medico, infermiere e austista soccorritore. La vita e la morte di ciascuno di noi meritano maggiore rispetto. Ricordo che in caso di sindrome coronarica acuta il 53% delle morti si verificano in pre-ospedaliero».

Dal ministero ci sono risposte?

«Io più volte, attraverso mezzi ordinari e attraverso la stampa, ho ritenuto doveroso come presidente della Sis rivolgere appelli accorati al ministro della Salute che ho fiducia vengano raccolti. A tutt’oggi non ci sono delle risposte. Mi fa ben sperare il fatto che Federconsumatori e la Fnomceo abbiano deciso di convergere su queste criticità che abbiamo sollevato come operatori diretti del settore dell’emergenza pre-ospedaliera affinché si vada tutti insieme dal ministro e si dia vita a una nuova stagione del confronto per una riforma legislativa che è improcrastinabile».

 

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