Salute 28 Gennaio 2022 11:29

Parassitosi intestinali, l’endemia del futuro? A Napoli un Centro OMS ad hoc

L’Università di Napoli Federico II designata come centro collaboratore OMS nella lotta alle parassitosi. «La globalizzazione esporta anche patologie, necessario coordinamento e monitoraggio internazionale»

Parassitosi intestinali, l’endemia del futuro? A Napoli un Centro OMS ad hoc

Le parassitosi intestinali sono patologie che rientrano tra le Neglected Tropical Diseases – NTD, ovvero le malattie tropicali trascurate che minacciano oltre 1,7 miliardi di persone delle comunità più povere ed emarginate di tutto mondo e causano elevata mortalità e morbilità, soprattutto nei bambini di età prescolare e scolare. Nei Paesi occidentali, le parassitosi sono un tema troppo spesso relegato alla mera specializzazione accademica, ma su cui oggi è necessaria una maggiore consapevolezza a livello di strategie di prevenzione e monitoraggio condivise e all’avanguardia, sotto l’egida di un’istituzione internazionale.

A causa della globalizzazione, infatti, le parassitosi sono passate dall’essere un fenomeno caratteristico dei Paesi tropicali, a rappresentare oggi una pericolosa realtà anche nei Paesi occidentali. È su queste premesse che si incardina la designazione, avvenuta ufficialmente nei giorni scorsi, del primo Centro Collaboratore OMS della Federico II, l’unico dedicato alla diagnosi delle parassitosi intestinali dell’uomo a livello internazionale. L’Ateneo federiciano è stato designato nel 2020 e il Centro è stato collocato presso i Laboratori di Parassitologia e Malattie Parassitarie del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali della Federico II e del Centro Regionale Monitoraggio Parassitosi (CREMOPAR). I Centri Collaboratori designati dall’OMS per far parte di una rete mondiale di sostegno al programma dell’Organizzazione sono dislocati in oltre 80 paesi.

Gli obiettivi del centro OMS Federico II

Gli obiettivi del Centro federiciano sono principalmente tre: implementare le metodiche diagnostiche in ambito parassitologico per il monitoraggio delle parassitosi intestinali nell’uomo; effettuare corsi di formazione sulla diagnostica parassitologica nei paesi tropicali e subtropicali e nei migranti nei paesi occidentali; supportare i programmi di controllo delle parassitosi intestinali in 87 Paesi endemici mediante lo sviluppo e l’aggiornamento costante di un portale basato su un sistema informativo geografico per valutare l’impatto delle misure adottate dall’OMS e dalle altre autorità internazionali per la eliminazione, in termini di morbilità, delle parassitosi intestinali.

Nuovi approcci diagnostici e standardizzazione buone pratiche a livello internazionale

«Le parassitosi rappresentano una notevole criticità dal punto di vista sanitario – afferma la professoressa Laura Rinaldi, Ordinario di Parassitologia presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali della Federico II e responsabile del centro OMS federiciano – soprattutto in relazione ai fenomeni connessi alla globalizzazione, dalle migrazioni ai viaggi passando per le adozioni internazionali, per le quali è fondamentale un approccio diagnostico basato sulle nuove evidenze scientifiche e metodologie sensibili e accurate. Sicuramente da oggi in poi, come Federico II, essere un Polo di riferimento a livello internazionale per queste procedure aiuterà nella diffusione di best practice e standardizzazione dei processi diagnostici in sinergia con gli altri Paesi».

La lotta alle parassitosi in un’ottica di salute globale

«La parassitologia e le malattie parassitarie sono un corso fondamentale, in molti Atenei, solo presso i Dipartimenti di Medicina Veterinaria – spiega Rinaldi – Eppure ormai, sia la recente esperienza pandemica originata da una zoonosi, sia un’attenzione crescente a livello internazionale verso un approccio sanitario One Health, che integri salute ambientale, animale e umana, ci insegnano la necessità di anticipare e prevedere l’impatto globale di qualsiasi evento epidemiologicamente rilevante, sia a livello umano che animale. L’abbiamo imparato con le malattie infettive, che credevamo di aver sconfitto in un certo senso, o relegato in qualche angolo di mondo. E invece un virus ci ha stravolto l’esistenza, ormai da due anni. Questo ci ha ulteriormente spinto – continua Rinaldi – a creare un sistema formativo che prevede la presenza nei Paesi interessati dei nostri collaboratori e, viceversa, l’accoglienza presso i nostri centri degli operatori stranieri, così di esportare le nostre expertise».

Le parassitosi potrebbero essere la nuova endemia occidentale?

«Sono anni ormai che le istituzioni sanitarie nazionali e internazionali si sono interessate alle nostre metodologie innovative nella diagnosi delle parassitosi – afferma il professor Giuseppe Cringoli, Ordinario di Parassitologia presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali della Federico II e responsabile del Centro OMS – di conseguenza questa designazione del centro OMS della Federico II arriva a seguito di un percorso già intrapreso e collaudato che ora, naturalmente, avrà molte potenzialità in più. Non dobbiamo più pensare alle parassitosi come un problema lontano, o addirittura ammantato da una sorta di vergogna sociale. Dobbiamo prendere atto che – osserva – in Italia, come nei vari Paesi occidentali, nel settore primario, come molti altri ambiti produttivi e sociali, il lavoro di primo livelli (manuale) viene svolto dai “nuovi europei” (immigrati). Questo centro della Federico II è un modello operativo inserito in una rete di oltre 800 laboratori in tutto il mondo che già adottano le tecniche FLOTAC messe a punto e distribuzione non profit dalla nostra università».

 

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