Salute 12 Giugno 2024 10:38

Obesità, ne è affetto l’8,5% dei bambini. A Porto Rico il tasso più alto al mondo

Pubblicata su Jama Pediatrics una meta-analisi di 1.668 studi per i quali sono stati arruolati più di 44 milioni di individui provenienti da 152 Paesi del mondo

Obesità, ne è affetto l’8,5% dei bambini. A Porto Rico il tasso più alto al mondo

I bambini e gli adolescenti fanno sempre più fatica a mantenersi in forma: nell’ultimo decennio, dal 2012 al 2023, l’0besità nel mondo è aumentata di 1,5 volte rispetto ai dieci anni precedenti (2000-2011). Entrando nel dettaglio, tra gli zero e i 18 anni, uno su cinque, circa il 22%, presenta un eccesso di peso. Oltre uno su 10, il 14,8%, è in sovrappeso e quasi uno su 10, l’8,5%, è obeso. Tutti questi bambini, oltre a dover fare i conti con problemi metabolici nel presente e nel futuro, hanno un rischio elevato di cadere in depressione o di soffrire di ipertensione. A mostrare la correlazione tra queste patologie e l’eccesso di peso corporeo è uno studio pubblicato su Jama Pediatrics e condotto presso la Sichuan University a Chengdu.

Le premesse della ricerca: l’obesità continuerà ad aumentare

“Il sovrappeso e l’obesità nei bambini e negli adolescenti sono un problema di salute emergente in tutto il mondo – scrivono gli autori nell’introduzione dello studio -. Il ‘The Global Burden of Disease Obesity Collaborators‘ ha riportato una prevalenza complessiva del 5,0% per l’obesità infantile, con 107,7 milioni di bambini affetti da obesità a livello globale nel 2015, e i dati della World Obesity Federation indicano che ci sarà una tendenza all’aumento: è stato stimato che 206 milioni di bambini e adolescenti, di età compresa tra 5 e 19 anni, sperimenteranno l’obesità nel 2025 e 254 milioni nel 2030″, Contemporaneamente, aggiungono i ricercatori “Sta crescendo la consapevolezza che dall’obesità infantile comporta spese incrementali sia per gli individui che per la società”.

Una meta-analisi di centinaia di studi

“L’obesità potrebbe derivare da cause biologiche, comportamentali e ambientali multidimensionali, e una dieta squilibrata e abitudini sedentarie sembrano essere i principali driver. Poiché l’obesità è una malattia vera e propria gestirla diventa più difficile soprattutto quando coesiste con altre patologie, tra cui diabete, malattie cardiovascolari e disturbi psicologici. Inoltre, è stato dimostrato che il sovrappeso e l’obesità infantile persistono nell’età adulta con le relative complicanze”, continuano gli studiosi della Sichuan University a Chengdu. Da queste premesse ha preso vita il nuovo studio pubblicato su Jama Pediatrics. Si tratta della meta-analisi di centinaia di studi condotti in diverse regioni del mondo fino al 2023. La diffusione dell’obesità tra i bambini e gli adolescenti è stata analizzata in 1.668 studi per i quali sono stati arruolati 44.414.245 individui provenienti da 152 diversi Paesi.

Le conclusioni dei ricercatori

Tra i partecipanti, nel mondo, 4.519.587 sono risultati obesi. In Italia, invece, l’obesità è un problema con cui fanno i conti 282.659 giovani, pari all’8,49% del totale. È emerso che provenienza geografica e livello di reddito del Paese in cui si vive influenzano fortemente l’obesità giovanile.  Le isole di Vanuatu, nell’Oceano Pacifico meridionale, sono il luogo con il più basso tasso di obesità nel mondo: ha problemi di peso lo 0,4% della popolazione under 18. Porto Rico è sul podio per la presenza massima di bambini e ragazzi obesi: soffre della patologia il 28,4%. In cima alla classifica c’è anche la Polinesia con un tasso stimato di obesità del 19,5%. In fondo, troviamo l’Africa centrale, dove bambini e adolescenti sono obesi nel 2,4% dei casi. I Paesi ad alto reddito, con una media del 9,3%, mostrano la diffusione più alta di bambini e adolescenti obesi. Nei Paesi a basso reddito la stima scende al 3,6%. Per quanto riguarda le etnie, la popolazione ispanica conta il 23,55% di giovani obesi, quella asiatica il 10%. “L’eccesso di peso tra i bambini e gli adolescenti – concludono gli autori –  si associa, dunque, ad un mix di fattori comportamentali, ambientali e socioculturali che richiedono l’attenzione e l’intervento di professionisti delle cure primarie, clinici, autorità sanitarie e pubblico in generale”.

 

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