Salute 16 Aprile 2018

Nuovi LEA, assistenza psicologica diventa diritto. Lazzari (CNOP): «Svolta per professione e cittadini»

«Grazie ai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, il supporto psicologico sarà garantito». Con Davide Lazzari, coordinatore della Task Force sui LEA, istituita dall’Ordine degli Psicologi, ripercorriamo tutte le novità, per cittadini e professionisti

di Isabella Faggiano
Nuovi LEA, assistenza psicologica diventa diritto. Lazzari (CNOP): «Svolta per professione e cittadini»

Con la pubblicazione del Decreto sui nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) in Gazzetta, il diritto dei cittadini all’assistenza psicologica è diventato norma dello Stato. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) ha costituito una Task Force sui LEA, coordinata dal dottore David Lazzari, affinché tali importanti principi non rimangano inattuati, sia attraverso il potenziamento dei servizi psicologici pubblici, che attraverso forme di convenzione con i liberi professionisti.

Dottor Lazzari, quali sono i principali cambiamenti introdotti dai nuovi Lea nell’ambito dell’assistenza psicologica?

«Si tratta di cambiamenti sia quantitativi, poiché si amplia la platea di chi ha diritto, ad accesso diretto, ad avere prestazioni di questo tipo, che qualitativi, in quanto per minori ed adulti con disturbi mentali o gravi disabilità si prevede una diagnosi multidisciplinare ed un programma terapeutico personalizzato, quindi l’approccio psicologico deve essere previsto ed integrato con quello medico».

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Una delle maggiori novità è il riconoscimento del diritto alle persone (minori o adulti), alle coppie, alle famiglie in situazioni di “disagio psicologico” di avere un intervento psicologico. Che cosa significa?

«Significa che gli psicologi devono dare il loro apporto alle persone con disturbi conclamati ma anche a quelle situazioni che a livello internazionale vengono definite di “distress”, un disagio manifesto che produce sintomi nell’umore, nei comportamenti, nella qualità e capacità di adattamento alla vita. Esistono solide evidenze che queste situazioni, se non adeguatamente affrontate, compromettono la salute, le relazioni, le capacità lavorative delle persone. Oggi si conosce l’importanza sociale ed economica di prevenire efficacemente il disagio, prima che divenga malattia. Parlando in termini economici e riferendoci ai soggetti sino ai 18 anni – solo per fare un esempio – si pensi che nei disturbi della condotta si possono risparmiare dai 3 ai 27 euro per ogni euro speso in interventi psicologici a seconda del tipo di situazione e intervento, nei problemi d’ansia dai 10 ai 30 euro e nei problemi depressivi dai 2 ai 32 euro».

I cittadini, in tema di assistenza psicologica, hanno acquisito nuovi diritti. Gli psicologi, invece, sono chiamati a nuovi impegni?

«Certamente sì. La psicologia, in questi ultimi mesi, è stata contemplata nei LEA, nel Piano Nazionale per le Malattie Croniche, e riconosciuta definitivamente quale professione sanitaria. Questo determina un passaggio “epocale” per una professione nata in Italia solo 30 anni or sono. La professione sta facendo un grande sforzo per adeguarsi a standard avanzati di appropriatezza e qualità, ora ci aspettiamo che il Ministero dell’Università adegui i percorsi formativi a questo nuovo scenario. Ovviamente noi stiamo facendo le nostre proposte».

Si dice che “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Dall’approvazione del decreto, pubblicato a gennaio in Gazzetta ufficiale, ora non resta che passare ad una concreta attuazione. Quali sono i primi passi da compiere?

«Teniamo presente che nel Servizio Sanitario pubblico italiano è mancata una programmazione nazionale per le attività psicologiche e le leggi esistenti (pensiamo a quella dei Consultori) che prevedono gli psicologi sono ampiamente inattuate. Questo dato ha prodotto situazioni a macchia di leopardo che vanno oggi superate se vogliamo avere degli standard accettabili per i cittadini. Inoltre, accanto al potenziamento dei servizi pubblici, è importante inserire – con obiettivi e ruoli precisi – gli psicologi nelle Cure Primarie, per affiancare il Medico di famiglia e dare prime risposte a quel livello, fare prevenzione. Esistono tante positive esperienze di collaborazione ed in questi giorni sta partendo un gruppo di lavoro misto tra Ordine Psicologi e la Federazione dei Medici di Medicina Generale (FIMMG) per varare una proposta comune. L’altro capitolo è quello del convenzionamento con i liberi professionisti. Esiste già una legge in Trentino e diverse proposte: si tratta di prevedere in modo organico la possibilità per i cittadini di accedere ai servizi forniti dai privati in modo convenzionato, anche prevedendo forme nuove di collaborazione tra pubblico e privato».

Qual è il ruolo dell’Ordine Nazionale degli Psicologi in questa fase delicata e fondamentale in cui si passa dalle parole ai fatti?

Come Ordine abbiamo avviato una serie di azioni: costituito una Task Force che ha prodotto un documento sulla attuazione dei LEA, avviato una collaborazione con importanti istituti di ricerca in campo sanitario ed economico per approfondire le implicazioni e avanzare proposte documentate, avviata una interlocuzione con il ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni. In particolare, grazie al lavoro della Task Force uscirà a breve un “Quaderno CNOP”, una pubblicazione di proposte che sarà inviata a tutti gli psicologi italiani e, poi, portata anche nelle sedi istituzionali. Certamente siamo in una situazione di transizione tra il Governo attuale e quello che verrà e questo complica un po’ le cose, però noi non ci fermiamo».

Non tutti i cittadini conoscono i dettagli di queste novità. Gli psicologi si muoveranno anche in tal senso, sensibilizzando e comunicando?

«Noi abbiamo istituito la “Giornata Nazionale della Psicologia” nel 2016, che si svolge ogni anno nella settimana del 10 ottobre. Centinaia di appuntamenti in giro per l’Italia. Sarà questa una delle occasioni per informare e dialogare con i cittadini. Certamente non vogliamo creare false aspettative su cose che non possiamo controllare perché non dipendono da noi (a noi l’onere di fare proposte serie e percorribili), ma è comunque doveroso far conoscere i diritti dei cittadini».

 

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