Salute 23 Settembre 2019

Napoli, al Santobono padre rompe un dito a infermiere. L’ex ministro Grillo: «Approvare legge, non aspettiamo il morto»

L’aggressore è il genitore di una bambina giunta al Pronto soccorso con un attacco di asma, un codice verde. La direttrice del nosocomio: «Chiederò un tavolo in Prefettura al fine di contenere questo fenomeno»

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Ancora un grave episodio di violenza in un ospedale di Napoli. Al Santobono di Napoli un infermiere del Pronto soccorso pediatrico ha subìto la frattura di un dito. Ad aggredirlo è stato il padre di una bambina giunta in pronto soccorso con un attacco di asma, un codice verde. Lamentava presunti ritardi nel prestare soccorso al figlio, nonostante fosse già stato preso in carico dal medico di turno ed era in quel momento sottoposto a visita.

«Quanto avvenuto al Santobono in una sala di attesa piena di bambini e genitori che civilmente attendevano il loro turno di visita ai danni di un lavoratore che prestava la sua opera per curare i bambini è gravissimo» sottolinea Anna Maria Minicucci, direttore generale dell’Azienda Santobono Pausilipon, che aggiunge: «Chiederò al Prefetto di ascoltarci e se riterrà di attivare un tavolo in Prefettura al fine di contenere questo fenomeno che si sta aggravando ogni giorno di più. Inoltre è necessario che venga approvata al più presto la legge che equipara gli operatori di Pronto soccorso a pubblici ufficiali».

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Secondo Minicucci «è importante che insieme a interventi di controllo e repressione sui violenti si attivino anche interventi organizzativi per ridurre il sovraffollamento dei Pronto soccorsi. Dei centomila accessi l’anno del pronto soccorso del Santobono oltre il 60% sono inappropriati ed i casi di violenza si verificano sempre da parte di familiari di pazienti non gravi che accedono inappropriatamante al Pronto soccorso».

L’ipotesi è quella di far visitare i pazienti in codice bianco, giunti in pronto soccorso, dai medici di continuità assistenziale adeguatamente formati in pediatria allo scopo di decongestionare la struttura.

Sul tema è intervenuto anche l’ex ministro della Salute Giulia Grillo che rilancia la necessità di approvare con urgenza la legge contro la violenza agli operatori della sanità.

«È scandaloso – sottolinea Grillo in un post su Facebook – che non ci sia ancora una legge a oltre un anno dal mio ddl approvato dal consiglio dei ministri l’8 agosto 2018. In un anno di stallo le aggressioni ai lavoratori della sanità sono state decine e non accennano a diminuire. Posso capire tutto ma trincerarsi dietro la burocrazia serve solo a nascondere la mancanza di volontà politica. Da Ministro ho richiamato pubblicamente il Parlamento ad accelerare i lavori per arrivare a un testo condiviso e garantire finalmente a chi lavora per la salute di tutti noi un livello di sicurezza degno di un Paese civile».

Poi Grillo rincara la dose: «Non aspettiamo che ci scappi il morto. Poi battersi il petto non servirà a nulla. Sono consapevole che non è con un singolo atto che si risolve un problema così complesso. È per questo che abbiamo approvato anche le linee guida per la gestione del sovraffollamento dei pronto soccorso. Inoltre se ci sono oltre il 50% dei codici verdi è evidente che la presa in carico sul territorio è deficitaria e questo è interamente da addebitare al livello di governo regionale. Sul versante governativo avevo portato avanti sia il progetto di stabilizzazione dei precari che da anni lavorano nei pronto soccorso (assicurandone ovviamente la qualità formativa) sia l’idea di finanziare con degli incentivi il personale sanitario che lavora nei pronto soccorso e in aree disagiate. È chiaro che per fare questo ci vogliono risorse e quindi ci vuole una volontà politica che metta la sanità in cima alla sua agenda. Cosa che mi auspico avvenga con questo nuovo governo».

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