Salute 22 febbraio 2017

Medicina narrativa, quando il racconto della malattia è la cura

Al Forum sulla Sanità di Sistema il Segretario UEMS Mauro Zampolini ha messo in evidenza i benefici terapeutici per i pazienti ed il contenimento della spesa per il Ssn

Raccontare la propria malattia, la sofferenza, il dolore può agevolare i percorsi di cura. Quello della medicina narrativa può diventare, in tal senso, un prezioso contributo anche nel creare percorsi di assistenza condivisi ed efficaci, facendo uscire i malati ed i loro pazienti dalla condizione di isolamento ed emarginazione in cui si rischia di finire. Una percorso complicato, ma al tempo stesso necessario seguito – per rifarsi ad un recente caso – al documentario I ragazzi del Bambino Gesù il progetto che l’Ospedale pediatrico ha accettato di realizzare con la società di produzione Stand By Me e che la Rai manderà in onda per 10 puntate su Rai Tre.

Il tema della medicina narrativa è stato affrontato da Mauro Zampolini segretario European Union of Medical Specialist-Physical and Rehabilitation Medicine (UEMS) nonché Direttore del Dipartimento di Riabilitazione della Usl Umbria 2, intervenendo al primo Forum sulla Sanità di Sistema, organizzato a Roma dall’ASSIMIS (Associazione Italiana di Medicina e Sanità Sistemica): un’importante occasione di confronto tra i principali esperti nazionali ed internazionali su come riorganizzare la sanità italiana, ricalcando modelli vincenti stranieri e restituendo centralità al rapporto medico-paziente dando a quest’ultimo un ruolo chiave nell’ambito di una medicina partecipativa ed elevando il livello di formazione degli operatori sanitari.

«Ritengo sia molto importante l’out-come basato sulla persona, ovvero gli esiti di cura di qualsiasi malattia, visti dal punto di vista del paziente – spiega il dottor Zampolini -. Sembra uno slogan, in realtà è un qualcosa molto concreto. In un recente articolo nel “New England Journal Medice” è stato dimostrato come porre, dal punto di vista pratico, al centro la prospettiva della persona rispetto al suo vissuto di malattia. È stato preso come esempio un caso di cancro ed è stato dimostrato che questo approccio terapeutico produce un miglioramento della sopravvivenza e anche un risparmio di risorse sul paziente perché fa meno accessi all’ospedale e al sistema di cura. Quindi – conclude – riusciamo ad avere delle dimostrazioni pratiche di come questo modello d’intervento, visto dal punto di vista del paziente, sia molto positivo. In questo senso la medicina narrativa può, quindi, ricoprire un ruolo molto importante. La medicina narrativa, intesa come un sistema di ascolto del vissuto della persona rispetto alla sua disabilità, serve in definitiva per vivere insieme la prospettiva del recupero e quindi in definitiva la prospettiva della propria vita».

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