Salute 10 Settembre 2019

Medicina generale, Scotti (FIMMG): «Bene preintesa ACN, ora in finanziaria trovare fondi per i modelli organizzativi»

Il Segretario della Federazione dei Medici di Medicina Generale rilancia il tour #AdessoBasta ed elenca le priorità: «Microteam, diagnostica e telemedicina, occorre trovare meccanismi di finanziamento». Poi si rivolge al neo ministro Speranza: «Molti dei nostri progetti sono già sui tavoli dei funzionari ministeriali. Si tratta di capire se queste soluzioni devono continuare a rimanere sempre nei cassetti o vengono affrontate»

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«Siamo soddisfatti per la firma della preintesa dell’ACN. Ora per chiudere la Convenzione di medicina generale occorre valorizzare la parte organizzativa, sarà fondamentale la prossima finanziaria». Il segretario della Federazione dei Medici di Medicina Generale Silvestro Scotti, dopo la firma della preintesa dell’ACN di Medicina Generale, punta a chiude nelle prossime settimane l’accordo e rilancia i temi cari a tanti medici di famiglia: in primis il microteam, che prevede accanto all’MMG il collaboratore e l’infermiere e poi l’uso delle tecnologie, una diagnostica di primo livello in connessione con gli ospedali e con i distretti e i sistemi di telemedicina. «Nel contratto – sottolinea Scotti – dobbiamo definire i contenuti professionali di questo impegno, nella finanziaria dobbiamo ottenere i meccanismi di finanziamento perché una volta per tutte venga riconosciuto alla medicina generale di essere un sistema di impresa sociale all’interno dell’SSN che ha capacità di investimento». Se Scotti da un lato archivia la polemica con l’ex Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, rivolge i suoi auguri al neoministro della Salute Speranza e rilancia: «Molti dei nostri progetti sono già sui tavoli dei funzionari ministeriali. Si tratta di capire se queste soluzioni devono continuare a rimanere sempre nei cassetti o vengono affrontate». Ora l’appuntamento è per il Congresso FIMMG di Villasimius di ottobre: «Contiamo sul fatto che il ministro Speranza trovi l’opportunità di confrontarsi con il primo Congresso in termini di partecipazione e rappresentanza delle classi mediche italiane. Noi lo aspettiamo».

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Segretario, settimana scorsa è stata siglata la preintesa per il rinnovo della convenzione di Medicina generale. Lei ha detto “non c’è due senza tre”. Cosa manca per arrivare alla firma?

«Abbiamo chiesto un segnale di fiducia da parte delle regioni verso la medicina generale. Questo segnale ci è stato dato. Formalmente noi avevamo le buste paga ferme dal 2010, quindi erose dal dato inflattivo che può aumentare in qualche modo le spese per le nostre attività che sono in carico ai medici. I fattori di produzione, lo studio, le attrezzature, il computer, sono in carico a noi. L’aumento dei costi, compresa l’energia, si scaricano sul medico. La nostra busta paga era l’unica ferma, essendo assenti anche le cosiddette indennità di vacatio contrattuale invece presenti per la dirigenza in automatico quando non si rinnovano i contratti. Noi avevamo richiesto che ci fosse riconosciuto in ordinario quello che ci era già stato riconosciuto in un primo accordo, ovvero la quota arretrata fino al 2017. Dall’altra parte abbiamo affrontato il problema della parte burocratico-amministrativa delle assegnazioni di incarico ai giovani durante il corso di formazione sulla base delle leggi che si sono succedenti nei mesi scorsi, il Dl Calabria e Semplificazione. Se non venivano normate nell’ACN avrebbero creato un ulteriore contenzioso che poteva addirittura peggiorare il problema della carenza di medici perché, a fronte delle carenze, i pochi medici che c’erano diventavano confliggenti all’interno di meccanismi che le leggi non avevano chiarito perché appunto rimandate all’ACN e, in assenza di norme, le regioni si sarebbero a loro volta esposte con decisione monocratica che in questi casi ovviamente non paga perché il soggetto può ricorrere sentendosi danneggiato».

Adesso cosa manca per arrivare all’ACN?

«Adesso l’accordo rende evidente l’altro patto che è quello della calendarizzazione fino a dicembre degli incontri che devono portare alla chiusura della parte dei contenuti. Ciò significa valorizzare modelli organizzativi che partono anche dal singolo medico. Dobbiamo anche ragionare a questo punto su quanto altro era previsto dal decreto Calabria, ovvero la possibilità per i medici che abbiano una quantità di pazienti aumentata di avere un team fatto dal collaboratore e dall’infermiere. Questo deve trovare la sua attuazione nel microteam. Il percorso dell’ACN andrà a gestire questi contenuti che devono migliorare l’assistenza ma la devono migliorare per tutti, non possono migliorarla solo per i medici che saranno logisticamente ubicati nelle zone dove si possono fare unità complesse che sono di solito zone a medio alta densità di popolazione in un’area geografica relativamente ristretta. L’Italia è fatta di questi paesini se consideriamo che il 69% dei comuni italiani ha meno di 5mila abitanti e qui vivono 10 milioni di italiani. C’è quindi la necessità di creare dei modelli di cure primarie moderni usando le tecnologie, una diagnostica di primo livello e questo in connessione con gli ospedali e con i distretti per l’offerta di secondo livello specialistico con i sistemi di telemedicina. Nel contratto dobbiamo definire i contenuti professionali di questo impegno, nella finanziaria dobbiamo ottenere i meccanismi di finanziamento perché una volta per tutte venga riconosciuto alla medicina generale di essere un sistema di impresa sociale all’interno dell’SSN che ha capacità di investimento. Attraverso queste azioni che si possono determinare in finanziaria al di fuori del fondo SSN, si possono creare meccanismi di defiscalizzazione, di finanziamento specifico perché ricordiamo che questo finanziamento dovrebbe riguardare molto i giovani, il ricambio generazionale, se ci può essere nei prossimi anni può essere inserito nelle leggi che favoriscono l’occupazione anche nell’avviamento professionale di questi giovani con prestiti d’onore, con sistemi che gli permettono all’inizio della loro carriera di creare investimenti e strutturare uno studio medico moderno di cure primarie con diagnostica, con del personale, con la possibilità di rete e quindi con gli strumenti efficaci per quello che ci viene chiesto da tempo: la riduzione degli accessi al Pronto soccorso, la gestione domiciliare, ecc, che può essere facilmente determinata attraverso la relazione di singoli medici con centri servizi e con device presenti a casa dell’ammalato governati attraverso altre figure professionali, tutto mantenendo in questa maniera il rapporto fiduciario con il medico. Perché quel medico è il proprio medico».

Tutte queste richieste immagino saranno portate all’attenzione del neoministro Speranza. Cosa vi aspettate da lui?

«Gli abbiamo già inviato una lettera di auguri e di complimenti. Aspettiamo che ci possa essere un incontro. Molti dei nostri progetti sono già sui tavoli dei funzionari ministeriali. Ci sono proposte di emendamenti alla finanziaria precedente, ci sono documenti che formalizzano i nostri progetti, dalla programmazione alla direzione delle risorse umane per quello che riguarda le soluzioni sulla carenza. Si tratta di capire se queste soluzioni devono continuare a rimanere sempre nei cassetti o vengono affrontate. Noi stiamo facendo il tour #AdessoBasta, nonostante l’espressione non vuole essere polemico ma bisogna chiarire gli equivoci. Non siamo noi quelli che non si dispongono nella condizione, per esempio, di limitare gli accessi al Pronto soccorso: se non mi dai gli strumenti io non sarò mai competitivo con l’offerta diagnostica di un pronto soccorso. Non siamo noi quelli che fanno due ore e guadagnano tanto, perchè secondo me lavoriamo tanto e guadagniamo poco e questo è evidente se uno comincia ad analizzare il concetto tipico della redditualità del medico di famiglia che è pagato a volume di pazienti. Ma è un dato aspecifico, perché cos’è che definisce il volume? Il contenitore o il contenuto? Perché se lo definisce il contenitore rimane sempre lo stesso, si lega al contratto, io in maniera ottimale posso avere 1000/1300 pazienti, in maniera massimale posso averne 1500. Ma l’onda demografica che si sta avendo in Italia, cioè il passaggio di blocchi di popolazione ad età sempre più avanzate rispetto alla riduzione dell’area giovanile, fa si che quel volume cambi. I 1500 pazienti di oggi sono uguali ai 1500 pazienti che avevo all’inizio degli anni 2mila quando avevo iniziato questo lavoro? Questo non lo dico io ma lo dicono i dati dell’Istat».

Le persone che incontrate cosa vi chiedono?

«Ci chiedono esattamente quello che stiamo dicendo noi. Sono impauriti sia dal medico anziano che dal pensionamento del proprio medico. Hanno sentito storie di altri pazienti che si devono muovere al paese vicino e ricordiamolo che l’Italia è sempre un paese di campanili, quindi vediamo una forte partecipazione degli amministratori locali. Sono venuti tanti sindaci a sostenere #AdessoBasta. Perché per un sindaco il fatto di non avere più medici di famiglia nel proprio comune e che i propri pazienti debbano poi spostarsi per raggiungere il comune più grande vicino è un problema. I pazienti diventano sempre più anziani. Noi siamo per progetti il più possibile di prossimità perché la popolazione anziana ha bisogno di quello per avere la risposta giusta e anche per aumentare quelle che sono le disponibilità alle azioni di domiciliarità che ci saranno sempre più richieste. Probabilmente la figura più seria che andrebbe affiancata in termini di cure primarie della medicina di famiglia è un fisioterapista riabilitatore, un soggetto che possa intervenire sull’anziano sia nell’ottica del mantenimento delle sue dotazioni fisiche sia nelle capacità di migliorarle e quindi farlo vivere meglio nelle parti più avanzate della sua vita».

Con Giorgetti poi vi siete chiariti?

«Ma guardi ho avuto modo di ascoltare tutto l’intervento di Giorgetti, credo sia stato un inciampo dialettico e non lo dico per giustificare Giorgetti perché la frase è assolutamente infelice come ho già avuto modo di dire. Avrò assolutamente modo di incontrarlo. Nell’altra parte del suo discorso tendeva a sostenere ancora di più quello che stiamo facendo. Il suo discorso era una sorta di allarme rispetto alla perdita dei corpi intermedi e dei punti di riferimento della popolazione e il trasferimento di questo tipo di ragionamento rispetto al fatto che si possa risolvere il consulto medico attraverso il consulto da algoritmo informatico. Ha usato un esempio sbagliato e ne ha pagato le conseguenze. Dall’altro lato mi permetto di dire che è stata un’occasione di attenzione verso la medicina di famiglia: ci ha dato un grande endorsement perché abbiamo percepito quello che alcune società di sondaggi già ci dicono, e cioè che per oltre l’80-85% dei pazienti noi siamo la figura del Servizio sanitario nazionale più gradita. A Natale Giorgetti sarà il primo della lista dei miei regali».

Cosa si aspetta dal prossimo Congresso Fimmg di ottobre?

«Il Congresso è la testimonianza che il segretario dà del lavoro svolto e in parte del lavoro da fare. Non c’è 2 senza 3. C’è la soddisfazione di aver portato almeno un segnale positivo in questa fase. Ma c’è la necessità e la comprensione che Fimmg ha sempre avuto di continuare a lavorare a partire dal giorno dopo. La partita politica importante è quella della finanziaria, rimane la necessità di un confronto con la politica, valuteremo quanto Fimmg interessa alla politica e al governo anche sulla base delle presenze che dovremo completamente rimodulare rispetto agli inviti che hanno avevamo inviato. Abbiamo la percezione di una forte partecipazione dei rappresentanti delle regioni. Contiamo sul fatto che il ministro Speranza trovi l’opportunità di confrontarsi con il primo Congresso in termini di partecipazione e rappresentanza delle classi mediche italiane. Noi lo aspettiamo».

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