Salute 9 novembre 2018

Ma il fumo aiuta la dieta?

Il tabagismo è più frequente (fino al 40%) in donne con disturbi alimentari. Comorbidità anche per depressione e disturbi psichici

Ma il fumo aiuta la dieta? I motivi per cui le persone iniziano a fumare sono molteplici e quello per cui continuano è l’instaurarsi di una vera e propria dipendenza e il ‘piacere’ che ne deriva: la nicotina infatti si lega a particolari recettori che stimolano una zona del cervello a livello dell’area del tegmento ventrale da cui viene provocato il rilascio di dopamina e altri neurotrasmettitori a livello del nucleo accumbens. Queste stimolazioni producono piacere, eccitazione e modulazione dell’umore. In breve tempo, i recettori dell’acetilcolina vengono saturati dalla nicotina, questo provoca il bisogno di fumare di nuovo e instaura il fenomeno della tolleranza acuta.

“Una quota di fumatori, spesso donne, inizia a fumare anche per l’effetto anoressante della nicotina” spiega Vincenzo Zagà, Presidente della SITAB a Congresso a Firenze: “Il fumo di sigaretta ha infatti un blando effetto di soppressione dell’appetito che viene ricercato come strumento di controllo del peso, salvo poi trasformarsi nella dipendenza che conosciamo. La diminuzione dell’appetito è l’effetto combinato di meccanismi fisiologici e psicologici e in questi soggetti, prevalentemente donne, la resistenza alla proposta di cessazione è dettata dal timore di aumentare di peso. In una ricerca le donne che usano il fumo come strumento di controllo dell’introduzione di cibo hanno maggiori probabilità di mostrare i sintomi di un disturbo alimentare”.

Infatti, come conferma la dottoressa Antonella Manfredi ed è il Direttore Area Dipendenze  ASL Toscana Centro : “Nell’aiutare una persone affetta da disturbo della condotta alimentare a smettere di fumare bisogna porre molta attenzione al tipo di disturbo di cui soffre. Il ‘Binge Eating’, il comportamento caratterizzato da abbuffate incontrollate di cibo, è più spesso associato al fumo di sigaretta rispetto all’anoressia nervosa di tipo restrittivo. Inoltre soffrire di un disturbo dell’alimentazione sconvolge la vita di una persona e ne limita le sue capacità relazionali, lavorative e sociali.”

Comorbidità alta anche per i soggetti con depressione clinica che fumano in misura doppia rispetto a quelli che non hanno disturbi dell’umore e dell’affettività. L’uso di sigarette può essere un tentativo di automedicazione nei confronti di sintomi come ansia, malinconia e tristezza.

“Purtroppo i disturbi mentali, alimentari e le dipendenze sono spesso intrecciate tra loro” spiega il Presidente Zagà “le donne con bulimia nervosa che fumano quotidianamente portano in dote anche sintomi depressivi più marcati rispetto di quelle che non avevano fumato negli ultimi dieci anni, così come altre ricerche su comunità di pazienti hanno evidenziato come il fumo è spesso associato a problemi dell’immagine corporea, il che rende questi soggetti più difficili da avviare e motivare verso un percorso di cessazione[1]”.

Rispetto alla quota di popolazione generale che fuma in Italia ( il 22%)  i soggetti con disturbi mentali che ricorrono alle sigarette balzano al 30-40% (dati Indagine del Governo USA su uso delle droghe e salute). In questi soggetti più fragili il fumo rappresenta un fattore peggiorativo della salute e contribuisce alla diminuzione dell’aspettativa di vita di 10 anni in media.

 

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