Salute 21 Aprile 2023 11:55

Lavoratori fragili: «Garantire lavoro agile a tutti gli immunodepressi»

Nel post pandemia oltre 10mila lavoratori fragili uniti in gruppi social, “Immunodepressi tutela contro coronavirus”: «Siamo troppo vecchi per trovare un nuovo lavoro e troppo giovani per non lavorare più»

Lavoratori fragili: «Garantire lavoro agile a tutti gli immunodepressi»

Prima il cancro, poi le patologie autoimmuni. Le malattie che si sono susseguite negli anni hanno messo Rosanna Favulli, amministratrice del gruppo social “Immunodepressi tutela contro coronavirus”, a dura prova. Ma ha tenuto duro, continuando a lavorare, almeno fin quando l’esplosione della pandemia da Covid-19 non ha complicato ulteriormente la situazione. «All’inizio dell’emergenza sanitaria e durante le fasi più critiche , come tutti gli altri lavoratori fragili, ho potuto usufruire del lavoro agile – racconta Favulli a Sanità Informazione -. Ora che la pandemia ha allentato la sua morsa, non tutti i lavoratori fragili hanno avuto un accesso continuativo allo smartworking. Tanto che, non sono poche le  persone che, pur di non perdere il proprio posto di lavoro, hanno preferito mettere a rischio la propria salute, tornado fisicamente in ufficio».

 Chi sono i lavoratori fragili

Sono lavoratori fragili coloro che hanno grossi problemi di salute o sono invalidi: «Qualcuno di noi ha patologie gravi esordite già subito dopo la nascita – aggiunge la donna -. Ma non vogliamo stare a casa, sul divano, o essere mantenuti. Vogliamo renderci utili alla società, vogliamo lavorare e guadagnarci lo stipendio e crearci anche un futuro pensionistico. Noi siamo idonei a svolgere la nostra mansione per cui siamo stati assunti, è piuttosto l’ambiente di lavoro a non essere idoneo ad ospitarci».

Gli effetti collaterali della pandemia

La salute  di questi lavoratori, poi, è stata ulteriormente compromessa dagli effetti collaterali della pandemia da Covid-19: «Lo stop di visite specialistiche, trattamenti e interventi chirurgici non urgenti, ha peggiorato la condizione di molti di noi, causando la riacutizzazione di alcune patologie e la cronicizzazione di altre. Solo per fare un esempio, se prima della pandemia il vaccino anti-influenzale mi permetteva di evitare complicanze gravi, quest’anno, nonostante la somministrazione di vaccino anti-Covid e anti-influenzale ho contratto l’australiana e sono finita in terapia intensiva», dice Rosanna Favulli, amministratrice del gruppo social “Immunodepressi tutela contro coronavirus” con Daniela Briuglia, Silvano Antori e Daniela Galloni.

 Un coro a 10mila voci

Dalla decadenza di molte delle misure restrittive adottate per contenere la diffusione dei contagi, i lavoratori fragili che hanno deciso di unirsi in coro in gruppi come “Immunodepressi tutela contro coronavirus” hanno superato le 10 mila unità. «Le condizioni in cui si trovano attualmente la maggior parte dei lavoratori fragili sono essenzialmente due – racconta Rosanna Favulli -. C’è chi ha l’effettiva possibilità di usufruire del lavoro agile perché la mansione ricoperta lo permette, come chi ha un lavoro di tipo impiegatizio, e chi, invece, ha un incarico che può essere svolto solo in presenza, come ad esempio quello di insegnante. Ai primi chiediamo che venga concessa la possibilità di lavorare in smart working sempre, senza necessità di continui rinnovi». Ad oggi la deroga è stata concessa fino alla fine del mese di giugno e cosà accadrà a luglio è difficile prevederlo.

 Il lavoro è un diritto

Più complessa è la situazione della seconda categoria, ovvero coloro che “da casa” non possono effettivamente svolgere la propria professione. «Pensiamo ad un professore, ad un poliziotto di pattuglia, ad un pompiere e così via. Per loro sono due le proposte che avanziamo: evitare che prolungate assenze per malattia possano essere causa di licenziamento e che gli venga affidata un mansione compatibile con il lavoro agile di pari dignità e retribuzione a quella per cui sono stati assunti. Tutto questo dovrebbe essere regolato da una legge ad hoc e non affidato a norme temporanee del momento che lasciano i lavoratori in uno stato di perpetua precarietà. Siamo troppo vecchi per trovare un nuovo lavoro e – conclude Favulli – troppo giovani per non lavorare più».

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