Salute 25 Marzo 2024 09:32

Prosopometamorfopsia, la sindrome di chi vede il diavolo, su Lancet pubblicate le prime immagini

Su ‘Lancet’ viene riportato il ‘caso unico’ di un paziente affetto Pmo che quando osserva una persona dal vivo la vede come fosse ‘un demone’, mentre se la guarda in foto la percepisce com’è veramente. La prosopometamorfopsia, termine di etimologia greca, dove ‘prosopo’ sta per viso e ‘metamorfopsia’ per visione distorta, è una malattia rara i cui sintomi possono durare giorni, settimane o addirittura anni

Prosopometamorfopsia, la sindrome di chi vede il diavolo, su Lancet pubblicate le prime immagini

I lineamenti del viso altrui appaiono talmente distorti da somigliare a quelli del diavolo in persona: non è la descrizione di una scena di un film dell’orrore, ma di ciò che realmente vede chi soffre di prosopometamorfopsia o Pmo. Chi è affetto da questa sindrome molto rara vive questo ‘incubo ad occhi aperti’ ogni volta che guarda in faccia un’altra persona. Ora, per la prima volta, grazie ad uno studio condotto dai ricercatori del Dartmouth College, è possibile guardare con gli occhi di chi soffre di questa malattia. Le immagini ricavate dagli scienziati sono state pubblicate sulla rivista scientifica ‘The Lancet’, che ha riportando il ‘caso unico’ di un paziente affetto Pmo che quando osserva una persona dal vivo la vede come fosse ‘un demone’, mentre se la guarda in foto la percepisce com’è veramente. Proprio grazie alla sua esperienza, gli autori dell’articolo sono riusciti a ricostruire quelle che per lui, un uomo di 58 anni, sono ‘facce da diavolo’ reali. Un incubo a occhi aperti, come vivere dentro un film dell’orrore.

Che cos’è la prosopometamorfopsia

La prosopometamorfopsia, termine di etimologia greca, dove ‘prosopo’ sta per viso e ‘metamorfopsia’ per visione distorta, è una malattia rara i cui sintomi possono durare “giorni, settimane o addirittura anni”, spiegano i ricercatori del Dartmouth College citando un sito web dedicato alla sindrome, e variano da paziente a paziente: possono influenzare la forma, la dimensione, il colore o la posizione dei tratti del volto che si guarda. Quello pubblicato nella sezione ‘Immagini cliniche’ di Lancet viene descritto come “il primo studio a fornire visualizzazioni accurate e fotorealistiche delle distorsioni facciali sperimentate da una persona con Pmo” quando osserva il prossimo.

Ecco come gli scienziati hanno ricostruito le facce da diavolo

Mentre “la maggior parte dei pazienti Pmo vedono i visi distorti in ogni contesto”, che li guardino dal vivo oppure in foto, l’uomo protagonista del nuovo lavoro “vede i volti senza distorsioni quando li visualizza su uno schermo o su carta – precisano gli scienziati – ma gli appaiono ‘demoniaci’ se li osserva di persona”. I ricercatori hanno colto l’occasione, ‘reclutandolo’ per il loro esperimento. Prima hanno fotografato il viso di una persona e poi, mentre il paziente guardava in faccia la stessa persona, gli hanno mostrato la foto su un computer. In questo modo gli scienziati ricevevano dal paziente feedback in tempo reale su come i tratti osservati sullo schermo differivano da quelli visti dal vivo. E guidati da lui, come poliziotti alle prese con lo schizzo di un identikit, grazie a un software hanno modificato la fotografia così da mostrare al mondo cosa vedono i malati di prosopometamorfopsia.

Lo scopo della ricerca

E lo vedono davvero, assicurano gli autori. “Diverse persone affette da Pmo, visitate da psichiatri, ci hanno raccontato di avere ricevuto una diagnosi di schizofrenia e di avere assunto antipsicotici. Quando il loro non è un problema mentale, bensì del sistema visivo”, puntualizza Brad Duchaine, docente di psicologia e scienze del cervello, ricercatore del Social Perception Lab di Dartmouth e autore senior dello studio il cui autore principale è Antônio Mello, dottorando del Dipartimento di Scienze psicologiche e del cervello di Dartmouth. “E non è raro – rimarca Duchaine – che le persone con Pma non parlino agli altri di come vedono i volti per paura che lo considerino il segno di un disturbo psichiatrico”. Con questa ricerca, gli autori sperano di far capire che esiste la prosopometamorphopsia e cos’è, sensibilizzando l’opinione pubblica e la comunità medica.

 

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