Salute 31 luglio 2017

“Ho amici in Paradiso”: la disabilità raccontata dai disabili. ‘Er Cipolla’ Enzo Salvi: «Un grande messaggio sociale»

Disabili? No, attori che mettono in scena la loro realtà. Questa sera su Rai 1 il film di Fabrizio Maria Cortese con i pazienti del Centro di riabilitazione psichica Don Guanella a fare da interpreti con Valentina Cervi e il comico Enzo Salvi che racconta ai microfoni di Sanità Informazione: «Una pellicola che diventerà portabandiera per la disabilità»

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«La disabilità è negli occhi chi la vede e la disprezza» lo dichiara il comico e cabarettista italiano Enzo Salvi, che ha fatto parte del cast di ‘Ho amici in Paradiso’ la commedia che mette al centro il tema della disabilità per sensibilizzare l’opinione pubblica. «Devo fare i complimenti al regista – prosegue l’attore -. Fabrizio Maria Cortese è riuscito a confezionare questo progetto cinematografico facendo partecipare sia attori professionisti che ragazzi con disabilità». Infatti il film è ambientato al Centro di Riabilitazione Don Guanella di Roma e sono proprio gli ospiti del Centro ad essere i protagonisti. «Si tratta di uno spaccato della vita del Centro dove abitano queste persone meravigliose che sono i veri interpreti del film, noi attori professionisti siamo solo il loro supporto, il film l’hanno fatto loro».

‘Ho amici in Paradiso’ è nelle sale cinematografiche dal 2 febbraio e qualche giorno fa è stato presentato alla Camera dei Deputati alla presenza del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. La pellicola nasce da un’idea del regista Fabrizio Maria Cortese che, dopo aver tenuto un corso di recitazione presso il Centro Don Guanella, specializzato nel trattamento di problematiche psichiche, ha deciso di far raccontare la disabilità dai disabili stessi, il tutto condito dai toni frizzanti e leggeri di una commedia che nasconde un importante messaggio sociale.

«Il vero Paradiso è il Don Guanella dove c’è una città con un cuore gigante che pulsa – spiega Enzo Salvi che nel film interpreta il ruolo di un infermiere del Don Guanella -. Il film deve lanciare un messaggio per aprire gli occhi su una realtà che la gente non conosce. Sono certo che il film diventerà sicuramente un porta bandiera della disabilità, una verità che la gente deve guardare in faccia e non girare la testa dall’altra parte».

Nel film gli operatori sanitari del Centro sono coinvolti nelle dinamiche divertenti che creano i pazienti stessi «la formazione del personale è fondamentale – entra nel merito l’attore – soprattutto per affrontare queste situazioni di disagio psichico. Ma la cosa più importante è il sentimento, i medici devono metterci il cuore oltre che la competenze».

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