Salute 20 Giugno 2024 11:19

Hiv, la gravidanza naturale è possibile e sicura grazie alla terapia antiretrovirale

Mussini (Simit): “Prima della terapia antiretrovirale il rischio di trasmissione dell’Hiv dalla madre al feto era del 25%, mentre ad oggi, in chi assume regolarmente la terapia e ha la carica virale soppressa, siamo quasi allo zero”

Hiv, la gravidanza naturale è possibile e sicura grazie alla terapia antiretrovirale

Per una donna con Hiv mettere al mondo un figlio è possibile. E, soprattutto, sicuro, per sé e per il suo bambino. Grazie agli attuali progressi scientifici e con un corretta gestione della terapia e di applicazione di tutte le indicazioni per le donne in gravidanza, il rischio di trasmissione del virus  è ormai prossimo allo zero. “Prima della terapia antiretrovirale il rischio di trasmissione dell’Hiv dalla madre al feto era del 25%, mentre ad oggi, in chi assume regolarmente la terapia e ha la carica virale soppressa, siamo quasi allo zero”, sottolinea Cristina Mussini, vicepresidente Simit in occasione della 16esima edizione di Icar (Italian Conference on Aids and Antiviral Research), in corso a Roma.

La terapia in gravidanza

“La terapia è efficace, ben tollerata dalla donna, non dannosa per il feto e può accompagnare la paziente in tutti i cambiamenti fisiologici che avvengono durante la gravidanza. Non è più necessario che una donna con Hiv ricorra necessariamente all’inseminazione artificiale. Diventa possibile anche un parto per via naturale. Resta ancora aperto il dibattito attorno all’allattamento al seno, anche perché mancano dati certi. In ogni caso, il risultato raggiunto rappresenta un cambiamento epocale e un’ulteriore normalizzazione dell’infezione da Hiv”, aggiunge.

L’allattamento al seno è sicuro?

L’allattamento al seno resta uno dei punti su cui il dibattito rimane aperto. “Le attuali linee guida internazionali ci dicono che l’utilizzo del latte artificiale elimina il rischio di trasmissione postnatale dell’Hiv al neonato. In caso di allattamento al seno, il raggiungimento ed il mantenimento della soppressione virologica durante la gravidanza e il post-partum riducono il rischio di trasmissione a meno dell’1%, ma non a zero. La difficoltà  nella gestione dell’allattamento materno dipende dalla mancanza di dati sicuri in una fase di vita così delicata”, spiega Lucia Taramasso, infettivologa presso il Policlinico San Martino di Genova.

Le terapie a lungo rilascio

Ma non è escluso che la ricerca scientifica possa presto porre rimedio anche a questo problema. Tra i traguardi più recenti raggiunti dagli scienziati, con ulteriori prospettive di sviluppo, ci sono i nuovi farmaci a lunga durata, i cosiddetti long acting. “Siamo a una svolta nella terapia per l’HIV – dice il Prof. Antonio Di Biagio, professore Associato Malattie Infettive, Università di Genova-. Già con i nuovi farmaci, disponibili da circa due anni, abbiamo potuto allungare la periodicità della somministrazione a otto settimane per la terapia iniettiva intramuscolo e a sei mesi per la via sottocutanea. Tuttavia, con i long acting attualmente a disposizione si stima che solo il 50% delle persone con HIV (dati coorte ARCA – Antiviral Response Cohort Analysis) possa accedere a questi trattamenti. Con i nuovi farmaci, i cui studi sono in fase 2 e 3, che in Italia probabilmente saranno disponibili dal 2025, la stragrande maggioranza dei pazienti potrà fruire di trattamenti a rilascio prolungato, con benefici per l’aderenza terapeutica, per la qualità della vita, per la lotta allo stigma, visto che si tratta di una terapia che impatta pochissimo sulla quotidianità, garantisce efficacia a lungo termine e bassa tossicità”.
Resta infine fondamentale mantenere alta l’attenzione sull’Hiv, visto che, come dice la vicepresidente Simit Cristina Mussini, “oggi in Italia vivono circa 134mila persone con Hiv”.

 

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