Salute 9 Agosto 2018 09:34

Disturbi sessuali, Randone (psicosessuologa): «Ragazzi crescono a pane e pornografia e credono a fake news. Serve educazione sessuale»

«Giovani non vanno dall’andrologo nè dal sessuologo, non hanno punti di riferimento», spiega la sessuologa a Sanità Informazione

Disturbi sessuali, Randone (psicosessuologa): «Ragazzi crescono a pane e pornografia e credono a fake news. Serve educazione sessuale»

Le disfunzioni sessuali maschili riguardano riguardano milioni di italiani. Nonostante una larga fetta della popolazione sia colpita da questi disturbi, si fa fatica a parlarne. Un blocco psicologico spesso legato a motivazioni culturali e sociali, un blocco che ha origine psicologica e che spesso impedisce al paziente di trovare la giusta soluzione. Ne abbiamo parlato con la psicosessuologa Valeria Randone incontrata al Congresso Frontiers in Genito-Urinary Reconstruction al Policlinico Tor Vergata.

Dottoressa, siamo al convegno sulla chirurgia uro-genitale. Un’occasione per parlare anche dei problemi di natura psicologica perché tanti uomini hanno difficoltà a parlare di queste cose, non vanno dall’urologo o dall’andrologo e spesso i problemi finiscono per aumentare, magari usano metodi non utili, non efficace. Allora qual è lo stato dell’arte?

«Molti uomini, non soltanto uomini di una certa età, ma anche molti ragazzi, hanno difficoltà a parlare di problematiche sessuologiche. Non vanno né dall’andrologo né tantomeno dal sessuologo clinico, rimangono imbrigliati dentro queste difficoltà, per esempio l’ansia da prestazione che è veramente dilagante tra i giovani che non chiedono aiuto. Solitamente in Italia è assente l’educazione sessuale e questi ragazzi si formano con la pornografia. Questi ragazzi crescono a pane e pornografia. Hanno dei miti e dei punti di riferimento assolutamente inadeguati, come per esempio Rocco Siffredi. Quindi con due variabili: quello della durata del rapporto sessuale e quello della dimensione, assolutamente non aderenti alla realtà clinica».

Spesso si cresce anche con dei complessi che non dovrebbero esistere…

«Uno dei complessi più frequenti è la famosa sindrome da spogliatoio, la dismorfofobia peniena. Quando questi ragazzi sono convinti di avere dei genitali troppo piccoli, quindi crescono in età adolescenziale paragonandosi agli attori del porno e pensando di essere assolutamente inadeguati dal punto di vista della genitalità».

Dal punto di vista psicologico quanto incide e che danni può portare?

«Il riferimento al porno incide tantissimo. Loro non hanno i rudimenti della funzione sessuale. Non hanno un adulto di riferimento che sia un insegnante o un genitore perché hanno pudore, hanno vergogna. Quindi parlano tra di loro raccontandosi false informazioni che poi corrono sul filo della rete e diventano quasi delle verità».

Perché secondo lei gli uomini, ragazzi e adulti, hanno così difficoltà a parlare di queste tematiche?

«Hanno difficoltà perché in realtà per l’uomo l’identità fallica, l’identità maschile in generale, corrisponde con l’erezione, con la genitalità. Quindi quando hanno una defezione rispetto alla loro salute sessuale che può essere un’eiaculazione precoce, per esempio, o un deficit erettivo, ovviamente viene ad essere inficiata totalmente l’identità maschile perché c’è un’identificazione nel disturbo sessuale. Quindi un uomo, soprattutto un ragazzo che non ha uno storico sessuale ma che ha una problematica sessuale non è un paziente che ha un disturbo sessuale ma è un paziente che è una disfunzione sessuale».

 

SEGUICI ANCHE SU FACEBOOK <— CLICCA QUI

 

Articoli correlati
La Sanità è diventata un bene di lusso, cresce l’impoverimento delle famiglie
Secondo il 19° Rapporto del CREA Sanità "al Ssn servono 15 miliardi per non aumentare il distacco dal resto dell’UE, personale carente e sottopagato. Rispetto ai partner EU, il nostro Paese investe meno nella Sanità, aumenta la spesa privata ed è a rischio l’equità del sistema". Digitalizzazione necessaria per le “nuove cronicità"
Tumori: IFO, “La medicina è personalizzata se prevede un approccio di sesso e genere”
I tumori oltre a essere differenti tra di loro, possono avere caratteristiche diverse a seconda del sesso, maschio o femmina, e anche del genere, uomo o donna che rappresenta il contesto sociale, culturale ed economico all’interno del quale vivono gli individui. Alla luce delle evidenze scientifiche è quindi fondamentale capire e individuare queste differenze per poter pianificare dei percorsi di diagnosi e terapia mirati
di V.A.
Sesso: giovani confusi, 1 su 2 si informa online, a scuola nascono i “tutor della fertilità”
I giovani italiani sono affamati di informazioni circa la loro sessualità, ma uno su due si affida al web. Lo mostra una ricerca presentata al congresso della SIRU Lazio, nell'ambito del quale è stato lanciato il progetto di Formazione nelle scuole
Sesso e cancro: a Londra la campagna shock per rompere i tabù
“Il cancro non sarà l’ultima cosa che mi fott*rà” (Cancer won’t be the last thing that f*cks me) è il titolo della provocatoria campagna pubblicitaria che sta tappezzando le strade di Londra in questi giorni. L’obiettivo è aiutare le sopravvissute al cancro a sentirsi degne di piacere sessuale
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Politica

Liste di attesa addio? La risposta del Consiglio dei Ministri in due provvedimenti

Ieri il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente, Giorgia Meloni, e del Ministro della salute, Orazio Schillaci, ha approvato due provvedimenti, un decreto-legge e un disegno di legge, che i...
Salute

Tumori: boom di casi nei paesi occidentali. Cinieri (Aiom): “Prevenzione attiva per ridurre carico della malattia”

Nel 2024 negli USA, per la prima volta nella storia, si supera la soglia di 2 milioni di casi di tumore. Una crescita importante, comune a tutti i Paesi occidentali. Per Saverio Cinieri, presidente di...
Salute

Tumore del polmone: per osimertinib e durvalumab ottimi risultati negli studi LAURA e ADRIATIC al Congresso ASCO

Nello studio LAURA osimertinib ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte dell’84% nel tumore del polmone non a piccole cellule di Stadio III. Nello studio ADRIATIC, invece, du...