Salute 29 Settembre 2020

Disabilità e sesso, il film “Hand in the cap” vince il festival “Uno sguardo raro”

Conclusa con la cerimonia di premiazione alla Casa del Cinema di Roma la quinta edizione dell’unico festival internazionale dedicato alle malattie rare. A Violante Placido il premio per la migliore interpretazione. Overesxposed di Andrea Minoglio premiato dalla giuria popolare

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Miglior documentario “Passing the fog” dell’iraniano Amirali Mirderikvand. Premio per il miglior corto internazionale al francese Nicolas Durand per “Sweet solace”. Miglior corto di animazione “Go make memories” del britannico Carl Mason, mentre “Hand in the cap” di Adriano Morelli si aggiudica il premio per il miglior cortometraggio italiano, con la protagonista Violante Placido premiata per la miglior interpretazione.

Si è conclusa ieri con la cerimonia di chiusura e premiazione presso la Casa del Cinema di Roma la quinta edizione di Uno Sguardo Raro – The Rare Disease International Film Festival, l’unico Festival internazionale di cinema dedicato al tema delle malattie rare.  Il Festival, che aveva spostato le sue date a causa della Pandemia, è andato comunque in scena dal 18 al 28 settembre con un programma misto di proiezioni in presenza e virtuali, alla fine di un percorso che ha visto premiare le 20 opere finaliste, selezionate tra 1150 opere provenienti da 99 paesi di tutto il mondo.

Il Festival, promosso dall’attrice e autrice Claudia Crisafio, presidente dell’associazione Nove Produzioni produttrice della kermesse, e da Serena Bartezzati, comunicatrice e da tempo attiva nel mondo delle malattie rare, raccoglie, premia e promuove le migliori opere video sul tema delle malattie rare, della disabilità e dell’inclusione sociale attraverso un bando di concorso internazionale. Le pellicole sono state votate e premiate da una Giuria di qualità, anche quest’anno presieduta dall’attore Gianmarco Tognazzi e composta da professionisti del cinema, della comunicazione, del mondo scientifico e da rappresentanti della comunità dei malati rari.

«Siamo orgogliose e felici – spiegano le due autrici del Festival – di aver portato a termine anche quest’anno, malgrado le difficoltà causate dall’emergenza sanitaria, la nostra missione di trasformare l’invisibilità della comunità nascosta, ma diffusa in tutto il mondo, dei malati rari e delle loro famiglie, in visibilità. Il Festival parla di vita e di vite, di esistenze fuori centro che spesso danzano con la morte un passo a due quotidiano e che per questo sono capaci di regalare al pubblico uno sguardo “altro”, raro appunto.  Siamo convinte che il cinema e le arti visive siano lo strumento migliore per condividere storie di coraggio ed esperienze di empatia nell’ambito della disabilità, e abbattere le barriere fisiche e mentali della nostra società».

Come detto, Adriano Morelli si aggiudica il premio del miglior cortometraggio italiano con “Hand in the cap”, corto che tocca il tema della sessualità delle persone con disabilità attraverso la storia di Sonia, interpretata da Violante Placido, una madre forte che vive con il figlio adolescente Andrea, affetto da gravi danni motori e neurologici. In parte disconnesso dalla realtà e abbandonato alla sua solitudine, Andrea è eccitato da ciò che lo circonda e incline a indugiare in atti di autoerotismo, mentre la mamma cerca disperatamente di rendere felice il figlio e di assecondare i suoi bisogni.

Il Festival ha poi assegnato alcuni Premi speciali: il premio “Usr-pasocial” per il miglior corto categoria Comunicazione in Sanità rivolta al pubblico, aggiudicato a Maria Teresa Dacquino e Giacomo Centini per “Togheter we are unique, not rare”; il premio Usr-ferpi per il miglior corto categoria Campagna di Comunicazione delle Associazione Pazienti e delle Case farmaceutiche che è andato a Ludovico di Martino per “Giochiamo in anticipo” (con Fabrizio Colica e Michela Giraud) e, infine, il premio “Usr-heyoka” che premia opere che meglio esprimano i temi dell’empatia e dell’inclusione, assegnato a Davide Lupinetti per il documentario “Under the water”.

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