Salute 6 Ottobre 2020

Covid-19, Corbellini: «Virus inedito, medicina non può tutto»

Intervista allo storico della Medicina, direttore scientifico del Festival della Scienza Medica: «Una cura fra otto-dieci mesi? Non è un tempo lungo»

di Tommaso Caldarelli
Immagine articolo

«Trattandosi di un festival della Scienza Medica, nell’assemblare il panel degli esperti partecipanti abbiamo voluto tenere d’occhio lo sviluppo del quadro epidemiologico, ovvero i fatti e i dati a disposizione, da un lato; dall’altro abbiamo voluto proporre dei talk che ci dessero un quadro anche critico di quel che la medicina sta affrontando in queste settimane». Gilberto Corbellini, storico della Medicina all’Università di Roma La Sapienza, è il direttore scientifico del Festival della Scienza Medica promosso dall’Alma Mater del capoluogo emiliano insieme alla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e a Genius Bononiae, l’ente museale felsineo; una rassegna di interventi Sanità Informazione sta seguendo da vicino e che proporrà eventi fino al 17 ottobre. Abbiamo contattato telefonicamente il professor Corbellini per avere uno spaccato delle scelte che hanno guidato la costruzione del programma.

 

Professor Corbellini, è stata una sfida costruire il programma di un festival della Scienza medica durante una pandemia?

«Per noi celebrare il festival, dare continuità era una scelta strategica e importante. Anche altri festival come il festival dell’Economia sono riusciti a riorganizzarsi per offrire comunque ai propri appassionati contenuti e dibattiti. Nel nostro programma c’è molta Italia, un quadro della situazione epidemica Coronavirus nel nostro paese, accanto a importanti specialisti di livello mondiale. Abbiamo pensato a dare spazio ad alcune verticalità su diverse specialità di cui si è molto discusso. Terapia intensiva, rianimazione, Covid in gravidanza di cui si è abbondantemente parlato e gli interventi dei colleghi di psichiatria e psicologia clinica.

Come sappiamo qui non c’è solo il tema dell’ansia e della paura legata al rischio di infezione ma ci sono gli effetti sulla serenità delle persone dei vari lockdown. Avremo poi il massimo virologo mondiale, specialista di virus RNA; e avremo un aspetto di carattere socio-istituzionale affrontando le caratteristiche valoriali dei governi e di come queste giocano un ruolo cruciale nel governare l’emergenza, il discusso argomento delle differenze fra governi illiberali e democrazie liberali.»

Lei terrà un panel intitolato “Covid-19 nella storia delle epidemie”, ci anticipi qualcosa

«SARS- CoV-2 è un virus con delle caratteristiche molto particolari, 100 anni fa non si sarebbe diffuso come ha fatto oggi, sarebbe stato bloccato da altre malattie come sindromi influenzali molto specifiche e, al tempo dei nostri antenati cacciatori e raccoglitori, non sarebbe riuscito a fare un salto di specie per lui vantaggioso, come è riuscito a fare nei nostri giorni. Qualcuno dice che la pandemia Russa del 1889-90 fu causata da un coronavirus, ma non abbiamo prove. Questo significa che non possiamo imparare nulla dalle pandemie del passato nonostante i tanti tentativi effettuati, ad esempio perché la presenza di così tante persone anziane con polimorbidità è una condizione demografica estremamente recente. Siamo insomma di fronte a una minaccia con delle caratteristiche indubbiamente preoccupanti e, altro dato inedito, siamo abbastanza certi che in tempi non lunghi, otto mesi, massimo un anno, arriveranno delle risposte farmacologiche, o di natura vaccinale o forse, come pare, le speranze più importanti potranno venire dagli anticorpi monoclonali

Colpisce che otto mesi, massimo un anno venga definito “un tempo non lungo”

«Questo è un altro dato della nostra contemporaneità, noi ci aspettiamo risposte rapide e definitive. Le epidemie del passato sono durate uno, due, quattro o più anni e hanno ucciso decine di migliaia di persone. Per il vaiolo, complessivamente, saranno morti un miliardo di esseri umani e per lungo tempo non c’è stato nulla, letteralmente nulla che si potesse fare. Anche oggi ci sentiamo con l’acqua alla gola ma dobbiamo ricordarci che la medicina non può tutto. Anche perché non si può procedere con pratiche di medicina intuitiva come standard. La medicina dovrebbe basarsi su prove di efficacia. Per le prove di efficacia servono soldi, tempo e la maturazione di condizioni verso le quali bisogna avere pazienza».

 

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