Salute 22 Gennaio 2020

Caso sospetto di mucca pazza ad Empoli, Codici: «Il Ministero faccia chiarezza e pubblichi i dati»

Secondo l’associazione la situazione merita la massima attenzione da parte delle autorità

Il caso sospetto di mucca pazza registrato ad Empoli merita la massima attenzione da parte delle autorità. È quanto sostiene l’associazione Codici, che denuncia il trattamento riservato in passato al morbo BSE, tenuto quasi sotto silenzio ed affrontato senza la giusta attenzione. Il tutto a danno dei cittadini, che hanno il diritto di sapere, come in questa vicenda, in cui un anziano è morto nei giorni scorsi presso l’ospedale toscano San Giuseppe e c’è il sospetto che possa essere stato colpito da Creutzfeldt-Jakob (MCJ), rara malattia patologia degenerativa del sistema nervoso centrale ad esito fatale.

Aspettiamo i risultati dell’indagine epidemiologica avviata dall’Istituto Superiore della Sanità per capire le cause del decesso – dichiara l’avvocato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – ma intanto non possiamo nascondere la forte preoccupazione per il possibile ritorno del morbo BSE. In passato ce ne siamo occupati, soprattutto per quanto riguarda il comportamento tenuto da Ministero della Salute ed Istituto Superiore di Sanità, a nostro avviso non corretto nei confronti dei consumatori, che hanno il diritto di essere informati in maniera chiara ed accurata. Questo non può avvenire se nel Registro nazionale della malattia di Creutzfeldt-Jakob e sindromi correlate dell’ISS vengono segnati soltanto i casi riconosciuti con accuratezza diagnostica superiore al 95%. In questo modo risulta difficile elencare quanti casi di mucca pazza si sono verificati, perché ne vengono ignorati tantissimi. Nel 2014 – ricorda l’avvocato Giacomelli – presentammo un esposto alla Procura di Caltanissetta ed uno alla Procura di Reggio Emilia per chiedere che venisse fatta luce su due decessi sospetti. Dopo 6 anni, siamo di fronte ad un nuovo caso tutto da chiarire. Ci auguriamo un’azione diversa da parte delle istituzioni. I consumatori devono sapere – conclude il Segretario Nazionale di Codici – per questo chiediamo al Ministero di pubblicare i dati, stabilendo criteri più precisi per la diagnosi e per la catalogazione nel Registro”.

 

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