Salute 19 Gennaio 2023 16:05

Caso ginnaste: parla la nutrizionista del centro tecnico di Desio

Elisa Pedrolini segue da un anno le atlete individualiste: «La bilancia è ammessa una sola volta la settimana. In alcuni casi ho corretto le abitudini alimentari». Un genitore: «Le ragazze vanno aiutate a lasciare quando non hanno più motivazioni»

Caso ginnaste: parla la nutrizionista del centro tecnico di Desio

Da un anno segue le ginnaste del centro tecnico di Desio, giovanissime atlete della società diretta da Elena Aliprandi che è anche responsabile della squadra nazionale delle individualiste. Ragazzine di 15/16 anni che condividono lo stesso ambiente e lo stesso clima della squadra nazionale di cui facevano parte le due ex ginnaste Anna Basta e Nina Corradini che hanno denunciato il profondo disagio. Elisa Pedrolini, 25 anni, una laurea triennale in dietistica e un master in counseling in nutrizione sportiva e disturbi alimentari è la professionista che più di chiunque altro conosce il fisico, ma anche le paure e le emozioni di queste adolescenti che si allenano otto ore al giorno con il sogno di diventare delle campionesse.

Piani alimentari personalizzati

Arrivata a Desio dopo i periodi riferiti dalle ginnaste che hanno sporto denuncia, la dietista ha dichiarato di aver trovato ginnaste con massa grassa inferiore alle coetanee che fanno sport a livello amatoriale «perché questa disciplina sportiva punta molto sull’estetica», ma nessuna in uno stato di deperimento. Dopo aver fatto una valutazione con la bioimpedenziometria e la plicometria (strumenti che consentono di valutare massa grassa, magra, muscolare, acqua e grasso sottocutaneo) ha predisposto un regime alimentare personalizzato per ciascuna, in funzione degli allenamenti e delle gare. Non ha nascosto di aver percepito in alcune atlete un rapporto patologico con il cibo: «Alcuni pensieri potevano essere ricondotti ad una alimentazione disturbata e ad una pressione subita che allentato, trovando con loro il giusto equilibrio – ha detto –. Ho cercato di far passare il concetto che l’obiettivo non è un’alimentazione restrittiva, poco calorica e con privazioni, ma dare più spazio agli alimenti che aiutano la performance sportiva».

No alla pesa quotidiana

Tra i cambiamenti portati dalla dietista l’abolizione della bilancia in palestra: «Non ha senso il peso quotidiano – ammette – da un giorno all’altro le oscillazioni che ci possono essere non dipendono dalla massa grassa, la valenza è scarsa, ma l’impatto psicologico notevole, quindi, è stato concordato con lo staff di fare la verifica del peso una volta la settimana, mentre una volta al mese la composizione corporea». Elisa Pedrolini ha aggiunto che «in questo momento per come è strutturata la ritmica, è innegabile che il peso abbia un grande impatto, in futuro forse sarà possibile rivedere i parametri per arrivare ad un giudizio differente. Oggi, comunque, non è discriminatorio, passa bene il messaggio che è l’allenamento a fare la differenza».

«Chi esprime un malessere va aiutato ad uscire dall’agonismo»

Messa da parte la bilancia a favore del counseling nutrizionale, a pesare come un macigno resta il malessere delle ginnaste che hanno denunciato. «Il peso corporeo nella ritmica è sempre stato determinante e da genitore di ginnasta di alto livello più volte ho notato alcune situazioni borderline – ammette Riccardo Tagliabue, pranoterapeuta e genitore di Eleonora ginnasta di Desio e del team Italia -. Quando è scoppiato il caso con mia moglie ho interrogato nostra figlia e mi sono accorto che Eleonora era serena prima e lo è ancora di più oggi. Ciò non toglie che, come genitore e come professionista della salute, ritengo sia indispensabile comprendere il malessere interiore».

Tagliabue pone l’accento sulla pressione psicofisica a cui sono sottoposte le ginnaste di alto livello così come gli atleti agonisti, che non è per tutti: «Stiamo parlando di centri dove si lavora per diventare delle eccellenze, e dove le regole sono ferree – prosegue -. L’unica discriminante in questo caso è l’età molto giovane delle ginnaste che richiede ancora più attenzione proprio perché riguarda periodi della vita in cui le crisi interiori sono quasi inevitabili, accade nella scuola e anche nello sport sia amatoriale che agonistico. La scelta di abbandonare non è mai facile, soprattutto quando sono riposte molte aspettative da parte dell’ambiente e anche della famiglia. Il tema è delicato e dovrebbe essere affrontato non in un’aula del tribunale, ma su tavoli di lavoro seri, senza interessi personali e con l’ausilio di psicologi che conoscono bene l’ambiente».

«Lo sport deve essere divertimento, non sacrificio»

I momenti di difficoltà capitano a tutti gli atleti, occorre affrontarli nel giusto modo ribadisce più volte il papà di Eleonora. «Quando è accaduto a nostra figlia ci siamo confrontati con tecnica e presidente della società per capire se in quel momento andava alleggerita la pressione e l’allenamento per lasciare libera Eleonora di scegliere. Credo che la chiave fondamentale sia questa, il limite tra venire triturato dal sistema o no è la passione e il divertimento che si provano nel praticare quello sport. Nel momento in cui la disciplina sportiva viene vissuta come un sacrificio, è tempo di lasciare».

Quando lo sport diventa “mal salute”

Otto ore di allenamento al giorno, la scuola e lo studio di sera, per sei giorni la settimana per anni, alla ricerca di un successo che non sempre arriva, questo lo scenario in cui può crescere e alimentarsi un malessere. «Non dimentichiamo che quando una ginnasta vince, dietro ce ne sono altre che fanno gli stessi allenamenti, gli stessi forzi e mettono la stessa passione, ma vengono sconfitte ed allora le motivazioni possono venire meno – sottolinea Tagliabue -. È necessario, perciò, affidarsi ad uno psicologo che aiuti ad uscire dall’agonismo chi non regge più i ritmi senza per questo essere giudicato un perdente dalla società. Lo sport è un luogo meraviglioso, ma può diventare mal salute e la condanna per qualcuno. Di sicuro l’insulto non va giustificato, ma se mancano le motivazioni o le capacità di affrontare determinate situazioni nel mondo dell’agonismo, vanno accompagnate fuori».

 

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