Advocacy e Associazioni 3 Luglio 2026 14:51

Disabilità, Anffas lancia Rete62: “Accompagniamo le persone nella costruzione del Progetto di Vita”

Presentato il progetto nazionale che punta a sostenere l'attuazione della riforma della disabilità attraverso una rete di almeno 20 Agenzie territoriali. Ne parla l'Ufficio bandi e progetti di Anffas Nazionale a Sanità Informazione

di Isabella Faggiano
Disabilità, Anffas lancia Rete62: “Accompagniamo le persone nella costruzione del Progetto di Vita”

Trasformare la riforma della disabilità in un cambiamento concreto per le persone. È questo l’obiettivo di Rete62, il nuovo progetto di Anffas Nazionale, presentato oggi, che nei prossimi tre anni accompagnerà l’attuazione della Legge 227/2021 e dei decreti attuativi attraverso una rete nazionale di servizi dedicati al Progetto di Vita, il nuovo strumento cardine della riforma. Finanziato nell’ambito del Fondo Unico per l’inclusione delle persone con disabilità, il progetto prevede la costituzione di un’Agenzia nazionale di coordinamento e di almeno 20 Agenzie territoriali Anffas attive in almeno 12 regioni italiane. L’obiettivo è operare in sinergia con i servizi pubblici, accompagnando persone con disabilità e famiglie lungo tutto il percorso di definizione e realizzazione del Progetto di Vita. Le attività spaziano dall’informazione e dalla sensibilizzazione alla formazione di operatori e professionisti, fino all’accompagnamento personalizzato nella costruzione del Progetto di Vita, compresa la definizione del budget di progetto, il supporto nelle procedure amministrative e lo sviluppo di modelli di collaborazione tra Pubblica amministrazione ed Enti del Terzo Settore attraverso percorsi di coprogrammazione e coprogettazione. Il progetto prevede, inoltre, la realizzazione di strumenti operativi, manuali, linee guida e contenuti digitali accessibili, valorizzando anche il ruolo degli Sportelli Accoglienza e Informazione (SAI) Anffas come punti di riferimento per cittadini e famiglie. Come aveva sottolineato il presidente nazionale di Anffas, Roberto Speziale, la riforma rappresenta una delle innovazioni più importanti degli ultimi anni nell’ambito delle politiche per la disabilità e richiede un investimento concreto in informazione, formazione, accompagnamento e partecipazione.

Le differenze tra i territori sono ancora il principale ostacolo

A spiegare quale sarà il valore aggiunto di Rete62 sono, in un’intervista a Sanità Informazione, i referenti dell’Ufficio bandi e progetti di Anffas Nazionale. Il primo nodo da affrontare riguarda le profonde differenze esistenti tra le diverse realtà del Paese: “La riforma mette a disposizione un quadro normativo innovativo, ma la sua piena attuazione richiede un cambiamento culturale, organizzativo e operativo che non procede ovunque con la stessa velocità”. In alcune realtà, osservano, “esistono già competenze consolidate, reti territoriali e buone pratiche, mentre in altre mancano ancora strumenti, formazione e modelli condivisi per applicare efficacemente il nuovo sistema basato sulla valutazione multidimensionale e sul Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato”. A rendere ancora più complesso il quadro è la frammentazione del sistema dei servizi. “Spesso è difficile per le persone con disabilità e per le loro famiglie orientarsi tra procedure amministrative, enti competenti e interlocutori diversi”, evidenziano. È proprio per rispondere a queste criticità che nasce Rete62. “L’obiettivo è costruire una rete nazionale di Agenzie in grado di accompagnare concretamente le persone lungo tutto il percorso previsto dalla riforma, offrendo informazione, orientamento, consulenza e supporto qualificato. Le Agenzie non si sostituiranno ai servizi pubblici, ma lavoreranno in collaborazione con essi, mettendo a disposizione il patrimonio di competenze che Anffas ha maturato in quasi settant’anni di attività”.

Le Agenzie non sostituiranno i servizi pubblici

Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda il rapporto con ASL, Comuni, Ambiti Territoriali Sociali e Unità di Valutazione Multidimensionale. “Le Agenzie territoriali saranno uno strumento di supporto, non un nuovo livello amministrativo”, precisano dall’Ufficio bandi e progetti. “Il loro compito sarà quello di affiancare le persone con disabilità e le loro famiglie, aiutandole a orientarsi nel nuovo sistema introdotto dalla riforma e facilitando il dialogo con tutti i soggetti istituzionali coinvolti”. Il coordinamento con gli enti pubblici, spiegano, sarà costruito attraverso strumenti già previsti dalla normativa. “Il coordinamento con ASL, Ambiti Territoriali Sociali, Comuni e Unità di Valutazione Multidimensionale si svilupperà attraverso un confronto costante e mediante gli strumenti della coprogrammazione e della coprogettazione previsti dall’amministrazione condivisa”. L’obiettivo è creare un sistema realmente integrato. “Le Agenzie fungeranno da punto di raccordo, mettendo a disposizione competenze specifiche sul Progetto di Vita e contribuendo a far emergere desideri, aspettative e preferenze della persona, affinché trovino pieno spazio nel percorso decisionale”. In questo modo, spiegano ancora, sarà possibile “costruire una collaborazione stabile tra tutti gli attori coinvolti, nel rispetto delle rispettive competenze, riducendo la frammentazione degli interventi e garantendo una presa in carico realmente integrata e centrata sulla persona”.

Gli obiettivi del triennio

Rete62 sarà accompagnato da un sistema di monitoraggio che consentirà di misurare non solo le attività realizzate, ma anche il loro impatto concreto. Fin dalla fase di progettazione sono stati definiti obiettivi e indicatori che consentiranno di monitorare costantemente l’andamento del progetto e di valutarne l’impatto”, spiegano i referenti dell’Ufficio bandi e progetti. Tra i risultati attesi figurano “l’attivazione di almeno venti Agenzie territoriali distribuite in almeno dodici regioni italiane, la formazione di oltre quaranta operatori specializzati e la predisposizione di almeno trecento proposte di Progetto di Vita nel corso del triennio”. Accanto ai numeri, però, sarà valutata anche la qualità del percorso. “Verranno raccolti dati sul numero di persone accompagnate, sull’attività delle Agenzie, sulla partecipazione ai percorsi formativi, sul livello di collaborazione sviluppato con i servizi territoriali e sulle criticità emerse durante l’attuazione della riforma”. L’obiettivo finale, sottolineano, “non è soltanto misurare quante attività saranno realizzate, ma verificare se il progetto avrà realmente facilitato l’accesso ai nuovi strumenti previsti dalla riforma e contribuito a rendere più esigibili i diritti delle persone con disabilità”. Per Anffas, il risultato più importante andrà oltre la durata del progetto: “L’eredità più significativa di Rete62 sarà la costruzione di un modello organizzativo stabile, di strumenti operativi condivisi e di una rete di competenze capace di continuare a sostenere l’attuazione della riforma anche oltre la conclusione del progetto”.

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