Salute 12 Luglio 2018

Carenza medici, anche la Fiaso lancia l’allarme: «Nei prossimi 5 anni ne mancheranno quasi 12mila, maggior numero tra anestesisti»

I camici bianchi dei servizi sanitari di base rischiano “scomparsa”. Primato italiano di anzianità dei medici: il 51,5% ha superato i 55 anni di età. Ripa di Meana: «Paura innovazione e cambio regole pensionamento incentivano uscite». Le Regioni: «Siamo al lavoro per ampliare borse di studio»

Immagine articolo

Un nuovo allarme arriva a funestare il mondo dei camici bianchi. Questa volta a lanciarlo è la Fiaso, la Federazione delle aziende sanitarie pubbliche, e il tema è ancora quello della carenza di medici che nei prossimi anni potrebbe assumere dimensioni drammatiche.

Secondo i dati, in Italia nei prossimi 5 anni mancheranno 11.800 medici. Ad oggi, abbiamo ancora più medici degli altri Paesi Ue con sistemi sanitari simili, ma da qui al 2022 tra uscite dal lavoro e numero contingentato di nuovi specialisti mancheranno 11.803 dottori, anche se si andasse ad un totale sblocco del turn over. Lo studio è stato presentato in occasione dell’Assemblea annuale della Federazione delle aziende sanitarie pubbliche ed è svolto su un campione rappresentativo di 91 aziende sanitarie e ospedaliere, pari al 44% dell’intero universo sanitario pubblico. Un quadro preoccupante che si va ad aggiungere alla ormai acclarata carenza di medici di famiglia e specialisti che nei prossimi 5-10 anni prenderà dimensioni sempre più importanti anche a causa dei molti pensionamenti.

LEGGI ANCHE: CARENZA MEDICI, ANAAO: «35MILA SPECIALISTI VIA NEI PROSSIMI CINQUE ANNI»

Secondo la Fiaso nei prossimi otto anni, i medici dei servizi sanitari di base “scompariranno”, mentre gli igienisti si ridurranno del 93% e i patologi clinici dell’81. Internisti, chirurghi, psichiatri, nefrologi e riabilitatori si ridurranno a loro volta di oltre la metà, anche se il maggior numero di cessazioni dal lavoro in termini assoluti si avrà tra gli anestesisti, che lasceranno in 4.715 da qui al 2025. Se un medico su tre lascia il servizio pubblico per motivi diversi dai sopraggiunti limiti di età, uno specializzato su quattro opta anche lui per altro, come il lavoro nel privato, in convenzione o magari all’estero. Il primo dato a saltare all’occhio, sottolinea la Fiaso, è il primato italiano di anzianità dei medici, che nel 51,5% dei casi hanno superato i 55 anni di età, contro il 10% del Regno Unito, il 20% o poco più di Olanda e Spagna. Secondo le proiezioni Fiaso, da qui al 2025 complessivamente 40.253 medici compiranno i 65 anni, mediamente buoni per il pensionamento, ma le cessazioni saranno molte di più: 54.380. In pratica, rileva l’associazione, “il 35% dei medici, uno su tre, lascia il servizio sanitario pubblico per motivi diversi dai sopraggiunti limiti di età”.

«Le uscite anticipate dei medici dal servizio pubblico – spiega il presidente Fiaso Francesco Ripa di Meana – hanno varie ragioni, come la paura dell’innovazione organizzativa e tecnologica e di veder cambiare in peggio le regole del pensionamento, oppure il dimezzamento necessario dei posti di primario, che ha finito per demotivare tanti medici a proseguire una carriera oramai senza più sbocchi». Dalla Fiaso giungono però delle proposte per trasformare l’emergenza in una opportunità di miglioramento dei servizi: ciò, spiega Ripa di Meana, attraverso «una maggiore valorizzazione delle professioni non mediche, maggiore integrazione tra medici di base, pediatri di libera scelta e medici ospedalieri». Altra proposta, afferma, è impiegare i «medici neo laureati per la gestione dei pazienti post acuzie dopo un affiancamento con tutor esperti». Innovazioni, rileva, «già in atto in molte nostre Aziende e che possono trasformare in opportunità di miglioramento dei servizi la criticità del fabbisogno di medici nel nostro Paese».

All’allarme della Fiaso hanno replicato le Regioni con la voce di Sergio Venturi, Presidente del Comitato di Settore Regioni-Sanità e Assessore della Regione Emilia-Romagna: «Le Regioni sono da mesi a lavoro con il Ministero della Salute e il Ministero dell’Istruzione, Università e ricerca per ampliare il numero delle borse di studio dei medici specializzandi e per prime hanno denunciato i pericoli legati a una carenza di personale sanitario soprattutto nei pronto soccorso», spiega Venturi che aggiunge: «Inoltre le aziende sanitarie e ospedaliere sanno bene gli sforzi che le singole Regioni stanno facendo per finanziare con risorse proprie ulteriori borse di studio».

 

SEGUICI ANCHE SU FACEBOOK <— CLICCA QUI

 

 

 

Articoli correlati
Carenza medici, De Poli (Udc): «Serve riforma della formazione, Governo agisca»
Il senatore dell'Unione di Centro sottolinea: «È impensabile programmare di formare 10 laureati in Medicina e poi finanziare le borse di specializzazione solo per 5 di loro. Si crea un imbuto formativo che sta strozzando il nostro sistema»
Direzioni sanitarie, risoluzione Lega allarga platea. Tiramani: «Rivoluzione culturale, potranno essere nominati anche medici più giovani»
Il testo presentato in Commissione Affari Sociali prevede che potranno essere nominati in quel ruolo anche medici che hanno diretto strutture semplici e non per forza complesse. «Così si evitano i soliti nomi e vi è una più ampia possibilità di scelta» aggiunge il deputato del Carroccio
Carenza medici, Luca Zaia: «Concorsi deserti in Veneto, problema grave». Marini (Acoi): «Parole di verità, noi pronti a piano straordinario»
Il presidente dell’Associazione nazionale dei chirurghi ospedalieri commenta le parole di Luca Zaia: «Pronti a fornire il nostro contributo alle Regioni così come al Ministero per mettere in campo azioni urgenti che evitino che si superi il livello di guardia e accelerare i tempi di una indispensabile e seria riforma della formazione professionale»
Specialisti ambulatoriali, la Campania è senza Accordo Integrativo Regionale. Peperoni (Sumai): «Campani hanno poche strutture di riferimento»
Il Vice Presidente nazionale Sumai sottolinea: «In mancanza di un Accordo Integrativo - spiega - resta difficile far lavorare al meglio questi specialisti». Il segretario campano Buoninconti aggiunge: «Manca volontà di investire sul territorio, auspichiamo fine del Commissariamento ed equa ridistribuzione dei fondi»
Arriva il master in “diritti dei pazienti” per migliorare la sanità
Fornire strumenti corretti ai pazienti per permettere loro di partecipare all’attività sanitaria regionale. Questo l’obiettivo del progetto triennale varato dalla Regione, prima in Italia, con l’Alta scuola di Economia e Management dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica mediante una convenzione che prevede uno percorso formativo per operatori dei servizi sanitari in sinergia con il Patient Advocacy […]
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Salute

Lo psicologo di famiglia è un diritto riconosciuto dalla legge. Alle Regioni il compito di trovare accordi con gli MMG

La norma inserita nel Dl Calabria. Lazzari (Cnop): «Gli psicologi saranno al servizio dei cittadini anche nell’ambito delle cure primarie, accanto ai medici di medicina generale ed ai pediatri di l...
di Isabella Faggiano
Lavoro

Contratto medici e unificazione fondi: ecco cosa sta succedendo all’Aran

Il nuovo pomo della discordia è l’unificazione dei fondi della dirigenza medica, sanitaria non medica e delle professioni sanitarie. Palermo (Anaao-Assomed): «A guadagnarci sono i medici». Quici ...
Formazione

«Numero chiuso non sarà abolito, ma dal 2021 il test sarà dopo il primo anno». Parla il relatore della riforma Manuel Tuzi (M5S)

Il deputato Cinque Stelle, medico specializzando, presenterà a breve il testo base della riforma che andrà in discussione a settembre a Montecitorio. Accesso al primo anno comune a diverse facoltà ...