Salute 20 Gennaio 2023 11:49

Attacco cardiaco, OMCeO Roma promuove corso BLS(D). Squicciarini: «Primi minuti fondamentali»

«Il massaggio cardiaco ferma il tempo, mantiene la perfusione cerebrale e il defibrillatore che, dovrebbe essere presente in tutti i condomini, consente nei primi minuti di fare la differenza» spiega Marco Squicciarini, medico coordinatore dell’attività di formazione Blsd del Ministero della Salute e direttore del corso promosso dall’OMCeO Roma

Ci sono situazioni in cui sono pochi secondi a fare la differenza. Una di queste è quando una persona ha un attacco cardiaco e un gesto o una manovra possono determinare la vita e la morte. Per questo tutti, ma in primis gli operatori sanitari, sono chiamati a frequentare i corsi BLS(D) Basic Life Support – early Defibrillation per integrare e assimilare nel loro bagaglio di competenze la gestione dell’emergenza.

Anche l’Ordine dei Medici di Roma e Provincia, grazie al supporto della Onlus “Un cuore per tutti…tutti per un cuore”, sta lavorando per estendere la formazione con diversi appuntamenti del “Corso certificativo Internazionale di Rianimazione Cardiopolmonare con uso del defibrillatore – Health Care Provider Adulto-Pediatrico certificato American Heart Association”.

«È un corso che permette ad ogni operatore sanitario di intervenire con competenza secondo le linee guida vigenti per disostruzione, rianimazione, uso del defibrillatore in ambito pediatrico e adulto. Purtroppo, nel nostro Paese non è stato inserito in tutti i percorsi di formazione. C’è l’esigenza di fare in modo che tutte le persone abbiano non solo le competenze, ma che queste siano rinnovate visto che il brevetto ha una validità di 24 mesi» spiega Marco Squicciarini, direttore del corso e medico coordinatore dell’attività di formazione Blsd del Ministero della Salute.

La squadra del dottor Squicciarini è composta da istruttori BLS specialisti e volontari, provenienti da tutta Italia, e con manichini QCPR di ultima generazione, estremamente adatti per la didattica.

 

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«Agli operatori sanitari insegniamo la gestione di una emergenza, il lavoro di squadra, l’assegnazione dei ruoli in team nelle varie prestazioni e soprattutto a lavorare in gruppo per salvare una vita – continua Squicciarini -. In Africa c’è un detto: “Non si può costruire una casa da soli”. Vale anche per la rianimazione che da soli diventa complicata. I primi minuti sono quelli più importanti: abbiamo visto il calciatore Christian Eriksen a cui è stata salvata la vita perché nel primo minuto è stato massaggiato e nel secondo defibrillato. La fibrillazione ventricolare non dura un’ora, è importante che gli astanti intervengano prontamente in attesa dei soccorsi avanzati. Molto spesso le persone non sono pronte, vengono colte da panico e per questo è importante svolgere questo tipo di training avanzato con simulazioni, dove si vive l’attività di intervento nell’arresto cardiaco e quindi, se dovesse capitare, si è orientati nello spazio e nel tempo».

«La cosa più assurda è che quando un medico esce dal percorso universitario la prima cosa che gli viene chiesta è il certificato BLSD – spiega il dottor Ivo Pulcini, Consigliere OMCeO Roma -. Dovrebbe essere una materia di studio come negli altri paesi. Noi siamo fanalino di coda: Seattle ha cominciato nel 1971, noi nel 2000. Ma grazie a questo entusiasmo che sta contagiando i colleghi ma anche i semplici cittadini vogliamo essere all’avanguardia. Abbiamo messo in sicurezza non solo i medici ma anche gli sportivi della Lazio e religiosi come i missionari di Don Orione a cui ho messo a disposizione 50 defibrillatori con la mia Onlus “Un cuore per tutti, tutti per un cuore”».

L’Italia sul tema della defibrillazione sconta un ritardo aggravato dal fatto che questo tipo di competenze non vengono insegnate nei percorsi universitari. «Nel 1971 Leonard Cobb, cardiologo americano, ha cominciato a fare in modo che la popolazione venga informata e formata e questo ha portato Seattle, la città dove è nato questo progetto, a livelli minimi di decessi per attacchi cardiaci – conclude Squicciarini -. In Italia muoiono 65mila persone l’anno perché non c’è la cultura del primo intervento. Negli USA la rianimazione è più diffusa ed esiste anche quella guidata da remoto. Il massaggio cardiaco ferma il tempo, mantiene la perfusione cerebrale e il defibrillatore che, dovrebbe essere presente in tutti i condomini, consente nei primi minuti di fare la differenza».

 

 

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