Politica 10 Settembre 2020

Alleanza Stop 5G: «600 comuni con noi, sabato in piazza per la moratoria»

Sul piede di guerra i sindaci contrari alla tecnologia 5G: col Dl Semplificazione non potranno più opporsi all’installazione di antenne di ultima generazione

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«Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti». L’aforisma attribuito ad Albert Einstein ha riecheggiato alla Camera in una delle conferenze stampa dove meno ci si sarebbe aspettati di ascoltare le parole del celebre fisico tedesco: quella dell’Alleanza Stop 5G, che ha annunciato per sabato 12 settembre alle 15 in Piazza del Popolo a Roma una grande manifestazione nazionale. La richiesta è sempre la stessa: una moratoria per le antenne 5G, una tecnologia che ritengono non sicura per la salute.

La comunità scientifica ancora non ha una risposta univoca sul tema delle conseguenze sulla salute delle frequenze 5G: da tempo l’Associazione dei Medici per l’Ambiente Italia (ISDE) chiede che sia applicato il principio di precauzione, mentre un recente report dell’Istituto Superiore di Sanità sembra smentire la pericolosità per la salute di questa tecnologia.

In tutti i casi l’impegno dell’Alleanza Stop 5G non si ferma: nata nel 2018, ha organizzato 100 conferenze e convegni in tutta Italia e raccolto 340mila firme per fermare la sperimentazione. L’Alleanza ha fatto proseliti tra le amministrazioni locali: ben 600 comuni (in rappresentanza di 5 milioni di persone) hanno aderito alla richiesta di moratoria del 5G.

«Mancano studi preliminari sui suoi effetti ambientali e sanitari – spiega Maurizio Martucci, portavoce nazionale Alleanza Italiana Stop 5G -. Ora stiamo raccogliendo i fondi per realizzare uno studio indipendente: per ora abbiamo raccolto 77mila euro».

Uno stop alle ordinanze anti 5G è ora arrivato dal governo Conte: col Dl Semplificazione, infatti, i primi cittadini italiani non potranno più opporsi alle antenne di quinta generazione. L’articolo 38, che detta “Misure di semplificazione per reti e servizi di comunicazioni elettroniche” prescrive la modifica delle disposizioni contenute nella legge numero 36 del 2001, in cui si delegava ai comuni la possibilità di scegliere se procedere o meno all’installazione delle antenne di telefonia mobile. Inoltre, stabilisce in modo molto chiaro i limiti ai regolamenti comunali. Dunque, i sindaci possono adottare regole che minimizzino l’impatto per i propri cittadini, ma non possono più opporsi all’installazione delle antenne se queste rispettano i limiti di emissione dei campi elettromagnetici e i piani urbanistici.

«Si tratta di un bavaglio incostituzionale nei confronti dei sindaci», spiega ancora Martucci a cui fa eco Ugo Mattei, giurista e presidente del Comitato per la Difesa dei Beni Pubblici e Comuni Stefano Rodotà, che avanza l’idea di un referendum abrogativo contro la norma e spiega: «Chi avanza delle perplessità sul 5G non vuole tornare ai piccioni viaggiatori, non siamo dei terrapiattisti».

A sostenere l’Alleanza la deputata ex M5S e ora al Gruppo Misto Sara Cunial, nota per le sue posizioni antivacciniste, protagonista qualche giorno fa della manifestazione dei cosiddetti ‘negazionisti’ del Covid a Roma.

Sul piede di guerra i primi cittadini, una cui delegazione sarà alla manifestazione di sabato: «Non possiamo più essere garanti della salute pubblica, ogni principio di precauzione viene cancellato con il Dl Semplificazione – spiega Domenica Spinelli, sindaco di Coriano (Rimini) -. Ora al gestore di telefonia basta una SCIA per mettere un’antenna. C‘è stato anche il caso di un gestore che ha chiesto di togliere la proprietà di un terreno il cui proprietario 30 anni fa aveva siglato un contratto con l’operatore. Abbiamo scoperto che nell’ambito di quel contratto di 30 anni fa, il gestore ha il potere di imporre un obolo diverso da quello iniziale pena la richiesta di espropriare il terreno. Anche per questo i cittadini hanno sempre più paura di non essere tutelati dalle istituzioni».

 

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