Salute 4 Dicembre 2023 08:00

10° Simposio Annuale di Radioterapia UPMC, l’impatto delle innovazioni tecnologiche e farmacologiche in campo oncologico sulla sopravvivenza e qualità di vita dei pazienti

Il Direttore scientifico dell’evento, Professore PierCarlo Gentile, sintetizza le sfide attuali: “Integrare tutte le innovazioni tecnologiche che oggi abbiamo a disposizione e consolidare la collaborazione tra pubblico e privato con l’obiettivo di distribuire in maniera più omogenea le migliori cure possibili su tutto il territorio nazionale”

10° Simposio Annuale di Radioterapia UPMC, l’impatto delle innovazioni tecnologiche e farmacologiche in campo oncologico sulla sopravvivenza e qualità di vita dei pazienti

I recenti sviluppi nella diagnostica per immagini e nella biologia molecolare, parallelamente alle innovazioni tecnologiche e farmacologiche in campo oncologico, hanno migliorato gli outcome clinici dei pazienti. È questo uno degli argomenti al centro del 10° Simposio Annuale di Radioterapia UPMC. Ne parliamo con il Professore PierCarlo Gentile, Direttore scientifico dell’evento, Direttore Medico del centro di radioterapia UPMC Hillman Cancer Center San Pietro FBF a Roma e Associated Professor dell’Università di Pittsburgh.

Professore Gentile, che impatto hanno avuto le innovazioni tecnologiche, oggi disponibili, sulle terapie oncologiche e sulla sopravvivenza e qualità di vita dei pazienti?

“Le innovazioni tecnologiche attuali stanno delineando un futuro promettente per le terapie oncologiche. La crescente precisione nel trattamento offre prospettive significative per migliorare la sopravvivenza e la qualità della vita dei pazienti. Strumenti come la diagnostica per immagini, e le immagini biomolecolari e genetiche giocano un ruolo fondamentale nell’identificare in modo preciso la natura e le caratteristiche dei tumori. Questi metodi non solo individuano l’estensione della malattia nel corpo, ma forniscono anche dettagli sulle peculiarità genetiche delle cellule tumorali. È importante sottolineare che gran parte di queste analisi avviene in modo non invasivo, preservando il benessere dei pazienti.”

Professore, può farci un esempio di tecnologia diagnostica di ultima generazione?

“Un esempio all’avanguardia in campo diagnostico è rappresentato dalla nuova generazione di PET-TAC, la prima in Europa per la sua sensibilità ai traccianti. Questa tecnologia richiede una quantità di tracciante venti volte inferiore rispetto alle PET-TAC tradizionali e consente di effettuare completare la scansione di tutto il corpo in soli due minuti, un notevole miglioramento rispetto ai 40-45 minuti normalmente necessari. L’integrazione dell’intelligenza artificiale ha ulteriormente perfezionato l’interpretazione delle immagini, superando di gran lunga le capacità dell’occhio umano. È cruciale sottolineare che l’uso dell’intelligenza artificiale solleva questioni di regolamentazione riguardanti la privacy e il trattamento dei dati personali. Tuttavia, è evidente che il suo impatto nel settore sanitario sarà estremamente positivo”.

Quali sono le sfide che si aprono con le nuove frontiere della tecnologia?

“La principale sfida consiste nell’integrare in modo sinergico le diverse le innovazioni tecnologiche disponibili. Attualmente, possediamo tecnologie ibride che combinano le capacità diagnostiche della risonanza magnetica con la precisione dei nuovi acceleratori lineari. Un esempio tangibile è la radioterapia adattiva con monitoraggio in tempo reale, che consente l’adattamento della distribuzione e della dose del trattamento a seconda delle necessità rilevate sul paziente durante la somministrazione stessa. Tali costanti e istantanee valutazioni permettono di mirare con precisione al nodulo da trattare, evitando di danneggiare il tessuto circostante. L’efficacia dei trattamenti è migliorata anche grazie alla genetica che consente di personalizzare la terapia attraverso un’analisi genetica delle cellule tumorali, consentendo di adattare la terapia in base alle caratteristiche genetiche specifiche del tumore”.

Professore, parliamo adesso di collaborazioni in sanità, siano esse con enti pubblici, privati o partner internazionali. Qual è il valore aggiunto che possono offrire in questo contesto? E, soprattutto, è possibile immaginare una maggiore integrazione tra queste realtà?

“La distinzione tra i strutture pubbliche e strutture private accreditate nel nostro sistema sanitario spesso riflette più questioni politiche-amministrative che differenze sostanziali nel trattamento offerto al paziente. Il paziente che si rivolge ad una struttura pubblica o privata accreditata, se riceve un trattamento di qualità, non ne percepisce la differenza. Gli obiettivi fondamentali del SSN (Sistema Sanitario Nazionale), indipendentemente dalla tipologia di struttura, rimangono uniformi: garantire un servizio adeguato, ridurre le liste d’attesa e migliorare la qualità delle cure”.

Qual è il ruolo che assumono le Fondazioni in questo scenario?

“Le Fondazioni svolgono un ruolo significativo, specialmente nell’ambito della ricerca e dello sviluppo. Un esempio concreto è rappresentato dalla Fondazione Ri.MED, che si impegna attivamente nella realizzazione del Centro per le Biotecnologie e la Ricerca Biomedica (CBRB) a Carini, in prossimità dell’aeroporto di Palermo. Questo centro, uno dei più grandi in Europa, ospiterà oltre 500 ricercatori e sarà oggetto di discussione nel corso del X Simposio Annuale di Radioterapia UPMC”.

E quale ruolo avranno, nel futuro, l’imprenditoria privata e l’industria?

“L’imprenditoria privata e l’industria avranno un ruolo sempre più cruciale nel futuro del settore sanitario. Il SSN da solo non riuscirebbe a sostenere i costi e l’accelerazione dell’innovazione tecnologica. Qui entra in gioco l’importanza dell’industria tecnologica, che dovrebbe assumere un ruolo simile a quello che l’industria farmaceutica ha avuto nel supportare la ricerca scientifica nel corso degli anni. La collaborazione tra settore pubblico e privato, inoltre, potrebbe ridurre le diseguaglianze nell’offerta sanitaria, ancora troppo presenti sul tutto il territorio nazionale. Se gli imprenditori riusciranno davvero a distribuire in maniera più equa le migliori cure possibili su tutto il territorio nazionale, questa integrazione tra pubblico e privato diventerà la strada giusta da seguire, senza alcun dubbio”.

 

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