Sanità 26 Ottobre 2026 09:59

Salute nei CPR, su The Lancet i rischi per i migranti: “Esposti a malattie e disturbi mentali”

Un intervento pubblicato sulla rivista scientifica richiama le criticità sanitarie dei Centri di permanenza per il rimpatrio, dalle condizioni igieniche all'assistenza medica

di Redazione
Salute nei CPR, su The Lancet i rischi per i migranti: “Esposti a malattie e disturbi mentali”

I Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) in Italia rappresentano un rischio significativo per la salute delle persone trattenute, con possibili conseguenze sul piano delle malattie infettive, delle patologie croniche non trasmissibili e della salute mentale. A denunciarlo sono Francesco Tommasi dell’Università degli Studi di Milano, Angela Adami della Scuola Normale Superiore di Pisa e Sebastiano Venturi dello studio legale Varali Rigotti di Verona, in una lettera pubblicata il 16 ottobre sulla rivista scientifica The Lancet.

L’intervento, intitolato Health care criminalised in Italian immigration detention centres, richiama le condizioni documentate nei CPR dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT) del Consiglio d’Europa. Nel rapporto pubblicato nel dicembre 2024, dopo le visite ai centri di Milano, Gradisca d’Isonzo, Potenza e Roma, il Comitato aveva segnalato strutture inadeguate, carenze nell’assistenza sanitaria, alimentazione di scarsa qualità e un’organizzazione eccessivamente orientata alla sicurezza.

Particolarmente critiche le osservazioni relative alla somministrazione di psicofarmaci. Nel CPR di Potenza gli ispettori avevano rilevato una pratica diffusa di somministrazione di medicinali psicotropi senza prescrizione. Il rapporto aveva inoltre raccolto segnalazioni di maltrattamenti fisici e di uso eccessivo della forza da parte del personale di polizia, evidenziando l’insufficienza dei controlli indipendenti e della documentazione delle lesioni riportate dalle persone trattenute.

Le valutazioni mediche e l’inchiesta sui certificati

Secondo gli autori della lettera, le condizioni sanitarie dei CPR devono essere considerate nelle valutazioni cliniche richieste ai medici del Servizio sanitario nazionale prima dell’ingresso dei migranti nelle strutture. Il trattenimento amministrativo, sostengono, può costituire esso stesso un fattore di rischio per la salute.

La pubblicazione interviene anche sull’inchiesta avviata dalla Procura di Ravenna, nell’ambito della quale, nel settembre 2026, sono stati disposti decreti di perquisizione nei confronti di 23 medici. L’indagine riguarda il presunto rilascio di certificazioni sanitarie false finalizzate a impedire il trasferimento di migranti nei CPR. L’ipotesi investigativa è quella di un’associazione per delinquere collegata alla campagna No-CPR. Le accuse sono ancora oggetto di accertamento.

Gli autori della lettera esprimono solidarietà ai professionisti indagati e contestano quella che definiscono una criminalizzazione dell’assistenza sanitaria. Nella loro valutazione, il dovere di cura impone ai medici di proteggere la salute delle persone, senza subordinare il giudizio clinico alle esigenze delle politiche di sicurezza e controllo dell’immigrazione.

Sul tema era intervenuta anche la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO). Il 25 settembre, i 106 Ordini provinciali avevano approvato all’unanimità un documento che ribadisce la distinzione tra valutazione sanitaria e decisione amministrativa sul trattenimento.

“Il medico valuta la salute, non autorizza il trattenimento”, aveva precisato la Federazione, chiedendo procedure che tutelino l’autonomia professionale e garantiscano la presa in carico sanitaria delle persone dichiarate non idonee. La FNOMCeO aveva richiamato anche il principio della presunzione di innocenza, sottolineando la necessità di accertare eventuali illeciti senza compromettere l’indipendenza del giudizio medico.

Nel rapporto del 2024, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura aveva già raccomandato all’Italia di rivedere le procedure di certificazione dell’idoneità al trattenimento, migliorare gli accertamenti sanitari all’ingresso nei CPR e rafforzare il collegamento con il Servizio sanitario nazionale. Tra le indicazioni figuravano anche l’adozione di protocolli per la prevenzione del suicidio e la gestione degli scioperi della fame.