Professioni Sanitarie 3 Giugno 2019

#UnGiornoCon | Viaggio nel Laboratorio analisi del Policlinico Campus Bio-Medico: «Sicurezza e velocità, così la tecnologia sta trasformando la professione»

Una vera e propria catena automatizzata consente al tecnico di laboratorio di lavorare un grande numero di campioni. La direttrice del Laboratorio del Policlinico romano Silvia Angeletti: «Questa strumentazione ci permette di manipolare il meno possibile il campione. È importante la capacità di poter lavorare tanti campioni giornalmente»

Non esistono più i laboratori biomedici di una volta: addio bancone e passaggi manuali, oggi è la tecnologia a farla da padrone tanto da trasformare completamente questa figura professionale che, da gennaio 2018, ha acquisito la dignità ordinistica entrando nel maxi Ordine delle professioni sanitarie (TSRM e PSTRP). Oggi il tecnico di laboratorio è in primis un ‘gestore’ di una serie di macchinari piuttosto sofisticati che consentono una maggiore velocizzazione e accuratezza del lavoro. Le nostre telecamere hanno potuto accedere al laboratorio analisi del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma e lo spettacolo che ci accoglie è una lunga serie di strumentazioni oltre a una vera e propria catena dove transitano le fialette di campione biologico quasi come fosse una catena di montaggio.

«I vantaggi dell’automazione spinta nel laboratorio biomedico sono certamente nell’elevato throughput di campioni che possiamo analizzare giornalmente ma soprattutto lo possiamo fare dando vantaggio alla sicurezza, oltre che alla velocità, e all’immagine del tecnico di laboratorio», spiega Silvia Angeletti, Direttore Laboratorio analisi Policlinico Campus Biomedico.

Ma come funziona questa piccola ‘catena di montaggio’ delle analisi? «C’è una postazione lungo l’automazione dove il tecnico, da una consolle di computer, controlla tutta l’automazione e tutti gli strumenti connessi e in questo modo riesce a gestire i controlli di qualità, a vedere in tempo reale alterazioni preanalitiche del campione, a vedere problemi strumentali e a gestirlo senza dover fisicamente lui mettere le mani nell’automazione e nello strumento».

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Questo comporta grandi vantaggi per il professionista. Connessa all’automazione c’è un sistema di refrigerazione del campione: questo entra nella macchina, vengono eseguite le analisi, poi viene portato automaticamente dall’automazione al sistema di refrigerazione dove può essere conservato per alcuni giorni. Però se ci dovesse essere la necessità di ripetere un’analisi su questo campione il campione viene richiamato automaticamente dallo stage refrigerato senza dover manualmente mettere mano a niente.

«Questa strumentazione – sottolinea Angeletti – ci permette di manipolare il meno possibile il campione. Da un lato il tecnico fa un lavoro di più alta qualità ed è anche più consapevole della parte tecnologica e analitica ma dall’altra è anche una sicurezza per il rischio biologico. È importante la capacità di poter lavorare tanti campioni giornalmente».

Altro macchinario fondamentale è il “contaglobuli” che viene utilizzato per eseguire esami di routine come l’esame emocromocitometrico che serve a valutare nel sangue intero il numero dei globuli rossi, dei globuli bianchi, delle piastrine, o anche la loro composizione frazione percentuale e il numero assoluto.

«Questo strumento – continua Angeletti – ha la particolarità di essere una semi-automazione nel senso che in questa area abbiamo due strumenti gemelli accoppiati che sono connessi fisicamente da una piccola catena di automazione in cui le provette passano e vanno se necessario dopo la misura in base a delle regole che noi stabiliamo direttamente ad uno strisciatore per creare il vetrino da analizzare poi al microscopio per evidenziare eventuali alterazioni delle cellule. Quindi è un sistema un po’ più automatizzato per poter processare un throughput più elevato di campioni e soprattutto per avere questo controllo automatizzato anche su esami più di secondo livello sul campione biologico».

Le conseguenze di questa automazione non sono trascurabili, a partire da una maggiore velocizzazione dei tempi. «L’emocromo è un tipo di esame molto rapido, si può eseguire in pochi minuti – spiega ancora Angeletti – Però nella routine clinica è anche importante avere una processazione in continuo oltre che avere un sistema di controllo nel senso che quando si processano tanti campioni potrebbero sfuggire delle alterazioni che in un contesto manuale potrebbero accadere. In questo modo c’è un controllo assoluto e sicurezza anche per il paziente. Laddove si evidenziano delle alterazioni dell’esame che potrebbero richiedere un’ulteriore approfondimento questi campioni vengono automaticamente selezionati dal sistema e messi automaticamente in analisi di secondo livello in modo che l’operatore si renda conto che ci sono queste alterazioni».

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