Professioni Sanitarie 1 Aprile 2019

#UnGiornoCon | Tecnici ortopedici. Bordieri (Antoi): «L’empatia è il segreto, puntiamo a migliorare la qualità della vita delle persone»

Dalla presa in carico del paziente, alla realizzazione del prodotto finito: tutte le fasi di lavoro. L’esperto: «La mansione del tecnico ortopedico prende vita dalla prescrizione del medico specialista, ma il laboratorio è il vero cuore di ogni azienda»

di Isabella Faggiano

Empatia: è questa la prima qualità che deve possedere un buon tecnico ortopedico. «Perché – assicura Corrado Bordieri, vice presidente Antoi (l’Associazione Albo Nazionale Tecnici Ortopedici Italiani) e professore a contratto in tecniche ortopediche all’università Cattolica di Roma, nonché presidente della società scientifica nelle tecniche ortopediche ISORTECS, che fa questo lavoro da 36 anni – un tecnico ortopedico non realizza un semplice presidio, ma uno “strumento” specifico per le esigenze individuali del paziente, al fine di migliorarne quanto più possibile la qualità della vita». Presìdi che, spesso, possono essere invasivi e dall’impatto estetico spiacevole.

«Far comprendere il significato terapeutico del dispositivo e i vantaggi che ne derivano, nonostante il sacrificio psicologico che l’utilizzo di protesi o tutori comportano – aggiunge Bordieri -, si traduce nell’aver iniziato il processo di accettazione della propria “diversità”». In altre parole si è già a metà dell’opera: «Per farlo – spiega il tecnico ortopedico – il professionista pone in primo piano anche la singolarità estetica del prodotto, ricercando design e geometrie accattivanti. E in questo la cultura italiana vanta una lunga tradizione». E proprio mentre pronuncia questa frase il dottor Bordieri mostra un plantare super colorato che di lì a poco sarà consegnato ad una piccola paziente.

Ma quale lavoro si nasconde dietro la realizzazione di un prodotto come questo plantare decorato con i colori dell’arcobaleno? «Tutto parte dalla prescrizione del medico specialista, dove viene indicata sia la patologia, sia gli obiettivi terapeutici del dispositivo occorrente – commenta Corrado Bordieri -. Nel caso di questa bambina, ad esempio, lo specialista ha rilevato un ginocchio valgo bilaterale, un piede pronato bilaterale e un’antiversione del collo del femore».

Acquisita la prescrizione ed esperita una valutazione tecnico-funzionale si passa al progetto del presidio: «Si deve fare un inquadramento olistico esaminando anche elementi che possono sembrare banali ma che, in realtà, non lo sono affatto – sottolinea Bordieri –, come postura, carattere, ambiente, comorbilità, presenza di fattori allergici o di dispositivi concorrenti o interferenti. Si valutano anche i bisogni e le attese del paziente, il livello di attività quotidiana o la pratica sportiva impegnata. Successivamente si redige la scheda-progetto, ossia il progetto esecutivo con cui verrà realizzato il presidio, con un’attenta valutazione dell’analisi dei rischi e a seguire la scheda-processo, dove sono riportate nel dettaglio tutte le fasi di lavorazione».

È soltanto a questo punto che il processo di produzione approda nel cuore di un’azienda di protesi ortopediche: il laboratorio. «Ogni reparto – spiega Bordieri – ha il suo colore identificativo. C’è una sezione dove si realizzano i plantari, un’altra in cui ci si occupa delle protesi, dei tutori e delle ortesi craniche». Un’area è dedicata esclusivamente ai corsetti e, tra tutti, Corrado Bordieri ne mostra uno caratteristico del passato, con la parte pelvica in cuoio e la sezione alta in metallo: «Questo esemplare – dice – fa parte del dna del tecnico ortopedico. È un busto datato, ma che ancora oggi conserva la sua efficacia». In un altro reparto del laboratorio c’è la sala gessi, fino ad arrivare alla parte più rumorosa e tecnologica dove si sovrappongono i frastuoni di forni, seghe a nastro e smerigliatrici, sempre all’opera.

Ma anche quando il prodotto è finito il lavoro del tecnico ortopedico continua. «È necessario effettuare delle prove funzionali sul paziente – spiega Bordieri – per verificare se il dispositivo realizzato è congruo alle sue esigenze. Una volta eseguita la finitura del dispositivo il tecnico ortopedico addestrerà il paziente all’uso spiegandone bene i limiti e le controindicazioni. Il processo di entrata in servizio del dispositivo sarà chiusa dal medico che, valutate sia congruenza morfologica e la conformità funzionale, darà corso al trattamento. A questo punto – conclude il vice presidente Antoi – resterà da definire i termini di controllo periodico del presidio, stabilendo il programma del follow-up necessario, nonché il ciclo di vita del manufatto, ovvero il termine del suo utilizzo prima di essere sostituito».

Articoli correlati
Tecnici ortopedici, Guidi (ANTOI): «Aziende in crisi economica: riapertura a rischio per il 30%»
Attività riconvertite per la pandemia. La presidente ANTOI: «Abbiamo prodotto mascherine e, laddove si disponeva di stampanti 3D, anche valvole per la terapia intensiva. Ora per ripartire il Sistema Sanitario Nazionale dovrebbe saldare il suo debito»
di Isabella Faggiano
Tecnici ortopedici, Guidi (ANTOI): «Nostro inserimento nel SSN anche per evitare possibili conflitti di interesse»
La presidente dell’Associazione nazionale tecnici ortopedici spiega: «Siamo l’unica figura abilitata alla messa in commercio di un dispositivo medico, sia esso una ortesi, una protesi o un ausilio. Per questo dovremmo essere nelle equipe multidisciplinari che gestiscono la fase della progettazione e dell’individuazione del bene»
#UnGiornoCon | Viaggio nel Laboratorio analisi del Policlinico Campus Bio-Medico: «Sicurezza e velocità, così la tecnologia sta trasformando la professione»
Una vera e propria catena automatizzata consente al tecnico di laboratorio di lavorare un grande numero di campioni. La direttrice del Laboratorio del Policlinico romano Silvia Angeletti: «Questa strumentazione ci permette di manipolare il meno possibile il campione. È importante la capacità di poter lavorare tanti campioni giornalmente»
#UnGiornoCon | Igienista dentale. Dascola (Aidi): «Così miglioriamo il sorriso dei nostri pazienti»
Importante lo spazio dedicato all’accoglienza e al colloquio. L’esperta: «Durante ogni visita è necessario dedicare spazio al colloquio: conoscere la storia dentale del paziente garantisce il raggiungimento di migliori risultati»
di Isabella Faggiano
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 4 dicembre, sono 65.277.100 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 1.507.323 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 4 dicembre: ...
Voci della Sanità

Manovra 2021, prevista indennità per gli infermieri. Beux (FNO TSRM e PSTRP): «Offesa alle altre professioni sanitarie, si premi il merito»

L’articolo 66 della bozza della Legge di Bilancio prevede una indennità di “specificità infermieristica” in vigore a partire dal primo gennaio 2021. Ma il Presidente del maxi Ordine delle prof...
Salute

Covid-19, Stefano Vella: «Dall’HIV abbiamo imparato che i virus vanno affamati»

Intervista a Stefano Vella dell'Università Cattolica di Roma: «Pandemia dichiarata colpevolmente in ritardo, ci siamo fidati della SARS. Testare tutti è impossibile, dobbiamo raggiungere una copert...
di Tommaso Caldarelli