Professioni Sanitarie 28 Giugno 2023 17:35

Fisioterapisti, atleti diabetici e chinesiologi alleati contro le malattie croniche

Più di una persona su tre in Italia non pratica attività fisica e sportiva. Firmato un protocollo d’intesa tra l’Intergruppo parlamentare Obesità, diabete, malattie croniche non trasmissibili, l’Intergruppo parlamentare per la Prevenzione delle emergenze e l’assistenza sanitaria nelle aree interne, l’Aniad – Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici, l’Unione Nazionale Chinesiologi, la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Sanitaria di Fisioterapia 

Fisioterapisti, atleti diabetici e chinesiologi alleati contro le malattie croniche

Un’alleanza per la promozione dell’attività motoria e l’esercizio fisico come strumento fondamentale di contrasto all’obesità, al diabete e alle malattie croniche non trasmissibili. È quella che è stata sancita oggi con la firma di un protocollo d’intesa tra l’Intergruppo parlamentare Obesità, diabete, malattie croniche non trasmissibili, l’Intergruppo parlamentare per la Prevenzione delle emergenze e l’assistenza sanitaria nelle aree interne, l’Aniad – Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici, l’Unc – Unione Nazionale Chinesiologi, la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Sanitaria di Fisioterapia. La firma è avvenuta nell’ambito della conferenza stampa “Sostenibilità + attività fisica = beneficio per la salute”, svoltasi presso il Senato della Repubblica su iniziativa della Sen. Daniela Sbrollini, che è stata l’occasione per il fare il punto sul tema e presentare i contenuti dell’accordo.

Il report

Più di una persona su tre in Italia, ovvero il 36,3 per cento della popolazione, non pratica né attività fisica né sportiva. È quanto emerge dal recente rapporto ISTAT-BES del 2022 che analizza nel dettaglio l’andamento nel tempo e il confronto con il periodo pre-pandemia Covid-19 dei diversi indicatori in 12 aree in cui è articolato il “benessere” delle persone. Una quota preoccupante, in linea con i dati pre-pandemia, ma in aumento rispetto al 2021, quando le persone che non praticavano erano il 32,5 per cento, con un peggioramento di ben +3,8 punti percentuali. Uno scenario questo che facilita purtroppo una serie di malattie ad alto impatto socio-economico, quali obesità, malattie cardio-vascolari, ipertensione sino ad arrivare ad alcuni tipi di cancro come, per esempio, neoplasie del colon-retto e del seno, per cui sono state dimostrate forti correlazioni con una marcata ipocinesia (de Boer et al., 2017; Browall et al., 2018; Rezende et al., 2018; Friedenreich et al., 2022; Wang et al., 2022).

Il disegno di legge

Un impegno, quello nella promozione dell’attività fisica quale caposaldo per il contrasto di molte malattie, assunto fattivamente dagli Intergruppi parlamentari coinvolti nella firma del protocollo d’intesa di oggi, attraverso molte iniziative nel tempo al fianco degli altri attori, la comunità scientifica, le associazioni, i soggetti istituzionali. Nei mesi scorsi la stessa Presidente dell’Intergruppo parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, nonché Vicepresidente della X Commissione del Senato, Sen. Daniela Sbrollini, ha presentato un disegno di legge, l’Atto del Senato n.135 della XIX Legislatura del 13 ottobre 2022 su “Disposizioni recanti interventi finalizzati all’introduzione dell’esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia all’interno del Servizio sanitario nazionale”, per dare la possibilità a pediatri, medici di medicina generale e specialisti di inserirlo in ricetta medica, così che le famiglie possano usufruire delle detrazioni fiscali.

Il protocollo d’intesa

Il protocollo d’intesa siglato oggi rappresenta un passo fondamentale per la promozione dell’attività motoria e dell’esercizio fisico quale priorità dell’agenda istituzionale e per la collaborazione tra Fisioterapisti e Chinesiologi per il raggiungimento di obiettivi comuni quali la salute e il benessere della popolazione, che passano attraverso l’azione virtuosa dell’esercizio fisico. L’accordo avvia tra gli attori coinvolti un percorso comune verso l’efficienza fisica ottimale che dall’intervento in regime sanitario si porta verso un’azione di mantenimento e prevenzione primaria che contribuisce al conseguimento di una buona qualità della vita. L’obiettivo è quello di garantire al cittadino l’opera di professionisti qualificati sia accademicamente che professionalmente, evitando pericolose approssimazioni o azioni inadeguate nella somministrazione dell’esercizio fisico. Uno sforzo congiunto, quello che si avvia oggi per la prima volta nel nostro paese, che vuole valorizzare, da una parte, l’idea di una programmazione strutturata nella somministrazione dell’esercizio fisico, tesa a ottenere determinati effetti fisiologici sull’organismo umano, e, dall’altra, il ruolo dei professionisti che sono responsabili della sua modulazione sia in ambito terapeutico-sanitario (Fisioterapisti) che in quello preventivo-sociale (Chinesiologi). Un obiettivo, quello di minimizzare il distacco sia operativo che culturale tra l’ambito sanitario e quello sociale, che costituisce un fattore molto importante sia per il miglioramento delle condizioni di salute globale e sia per il contenimento delle spese al livello del Sistema Sanitario.

Una stretta relazione tra l’inattività fisica e le malattie cronico-degenerative

«Sport e attività fisica rappresentano un “farmaco” senza controindicazioni, che fa bene a tutte le età – dice la Senatrice Daniela Sbrollini, Presidente dell’Intergruppo parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, Vice Presidente X Commissione del Senato – . Nei Paesi industrializzati la sedentarietà è divenuta il secondo più importante fattore di rischio per la salute, dopo il fumo di tabacco. Esiste una stretta relazione tra l’inattività fisica e le malattie cronico-degenerative, che rappresentano circa il 75 per cento delle cause di mortalità nei Paesi industrializzati. Il lavoro del nostro intergruppo è fortemente impegnato nel sostenere l’attività fisica per migliorare la salute e la qualità della vita dei cittadini, soprattutto quelli con malattie croniche, promuovendola come priorità dell’agenda istituzionale».

La promozione dell’esercizio fisico

«Si avvia oggi un programma di cooperazione finalizzato a progetti che promuovano l’esercizio fisico come strumento di prevenzione e terapia all’interno del Sistema sanitario nazionale – spiega il Senatore Guido Liris, Presidente Intergruppo parlamentare per la Prevenzione delle emergenze e l’assistenza sanitaria nelle aree interne -. L’obiettivo è quello di sostenere l’attività motoria e sportiva nelle persone di ogni fascia di età, sia che presentino sia che non presentino condizioni tali da richiedere un intervento di natura clinica. È quanto mai necessario promuovere interventi in grado di aumentare la capacità dei cittadini di comprendere e controllare i fattori di rischio, nonché di ridurre o rimuovere, attraverso l’adozione di politiche favorevoli alla salute, i fattori ostacolanti la pratica di una regolare attività fisica».

L’ipocinesia

«I dati ci dicono che nel nostro paese, attualmente, vi è una marcata situazione sociale di ipocinesia. Questo espone ad una facilitazione dell’instaurarsi di malattie croniche che presentano un forte impatto socio-economico e che possono essere oggetto di prevenzione proprio grazie ad un programma strutturato di promozione dell’attività fisica e sportiva nel nostro paese – dichiara Giorgio Berloffa, Presidente Unione Nazionale Chinesiologi -. La somministrazione di Esercizio Fisico, inteso come attività motoria razionale e finalizzata, è l’elemento perno su cui ruota ogni possibile intervento in tal senso e deve essere impartita dai professionisti del settore, evitando pericolose improvvisazioni e generalizzazioni. In ambito sanitario, i Fisioterapisti sono coloro che si occupano dell’Esercizio Fisico a scopo terapeutico mentre in quello socio-sanitario lo sono i Chinesiologi con la loro operatività nell’attività di prevenzione e la loro azione su individui che, pur presentando patologie croniche stabilizzate, hanno efficacemente seguito il percorso terapeutico in ambito sanitario. È evidente, pertanto, di quanto sia fondamentale un’azione coordinata e complementare di questi due professionisti perché si abbia un duplice obiettivo riferito al benessere della popolazione: un miglioramento delle condizioni di ripresa terapeutica ed un intervento di prevenzione primaria che tende a migliorare sia la qualità della vita che impedire l’instaurarsi di patologie croniche legate all’inattività».

Il parere dei fisioterapisti

«Senza ombra di dubbio il tema dell’esercizio fisico va affrontato in ottica multidisciplinare e multiprofessionale, rispettando competenze e ambiti di attività, soprattutto quando è forte la necessità di garantire percorsi di continuità tra il mondo sanitario e quello di comunità – dice Piero Ferrante, Presidente della Federazione nazionale degli Ordini della professione sanitaria di Fisioterapista-FNOFI -. In tutto il mondo i fisioterapisti intervengono per assicurare prevenzione cura e riabilitazione anche attraverso la gestione dell’esercizio fisico, con attività dirette e attività in collaborazione con altri professionisti adeguatamente formati. Pertanto come FNOFI sosteniamo in modo convinto questo protocollo d’intesa, che ha come obiettivo quello di definire i percorsi migliori per i cittadini affetti da patologie croniche in una logica di continuum tra l’ambito strettamente sanitario e quello comunitario. Da questo punto di vista la collaborazione tra fisioterapisti e chinesiologi rappresenta davvero un valore aggiunto a tutela della salute di tutti».

Gli atleti diabetici

«L’impatto sulla salute determinato dalle condizioni di inattività fisica e dagli scorretti stili di vita diffusamente noti e presenti tra la popolazione, necessita, per una sua riduzione e un auspicabile inversione di tendenza, di un intervento maggiormente efficace a tutti i livelli ma soprattutto trasversale e sinergico – aggiunge Marcello Grussu, Presidente Aniad – Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici -. Pensare di lasciare al solo Sistema Sanitario l’onere di affrontare questa battaglia, significa non sfruttare le opportunità di successo che possono derivare dal supporto di numerosi stakeholders. Comprese le Associazioni pazienti che in questo contesto possono contribuire utilizzando al meglio le proprie prerogative, quali appunto in primis quelle di raccogliere ed intercettare prima di altri alcuni bisogni tra i cittadini, soprattutto nelle fasce maggiormente fragili ed esposte, e successivamente rendersi soggetti facilitatori nell’applicazione concreta di programmi di informazione, formazione e sensibilizzazione».

 

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