Politica 22 Marzo 2022 15:20

Sanità trasparente, la legge in dirittura d’arrivo. Baroni (ex M5S): «Giusto equilibrio tra interesse del privato e quello del cittadino»

La norma, ferma da tre anni in Senato, è ora a un passo dall’approvazione definitiva. Ben 290mila aziende e oltre un milione di professionisti della sanità potenzialmente coinvolti. Il primo firmatario Massimo Baroni: «Nessun tipo di adempimento in capo al sanitario, ma solo in capo alle aziende»

di Francesco Torre

La legge sulla Sanità trasparente sembrava sparita dai radar dell’attività parlamentare, dopo la rapida approvazione alla Camera nell’aprile 2019. Dopo tre anni è tornata in superficie, ha avuto il via libera del Senato e ora manca solo l’ultima lettura a Montecitorio. Con il Covid altre le priorità, eppure si tratta di una legge che può segnare un cambiamento culturale in sanità, dato che il principale obiettivo è quello promuovere la trasparenza e prevenire conflitti d’interesse e processi corruttivi.

La trasparenza è garantita attraverso l’istituzione, sul sito internet istituzionale del Ministero della salute, di un registro pubblico telematico denominato “Sanità trasparente” dove saranno pubblicati, in distinte sezioni, tutti i dati risultanti dalle comunicazioni che le imprese produttrici saranno obbligate ad inoltrare al Ministero e concernenti le erogazioni o gli accordi che comportano benefici per chi opera nella sanità: le erogazioni in denaro, beni, servizi o altre utilità devono avere un valore unitario maggiore di 100 euro o un valore annuale maggiore di mille euro. Il sistema delle comunicazioni sarà sottoposto a vigilanza e ad un regime sanzionatorio severo.

«Raffaele Cantone (ex presidente ANAC, ndr) ha definito questa proposta di legge come una delle proposte che avrebbe riempito un vuoto normativo in Italia – spiega a Sanità Informazione Massimo Enrico Baroni, deputato indipendente (ex M5S) e primo firmatario della legge -. In Italia non c’è cultura della prevenzione, non c’è contrasto ai legami di interesse e non parlo solo dell’ambito sanitario. In Francia, negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia la legislazione è molto più avanzata in termini di contrasto e prevenzione ai legami di interesse. Nel paese transalpino la stessa legge prevede che persino le erogazioni verso gli studenti siano pubblicate sul registro».

Baroni sottolinea che non c’è alcun intento punitivo verso i professionisti della sanità, tanto che gli obblighi sono tutti a carico delle aziende. «La legge – spiega l’ex deputato pentastellato – non criminalizza nessuno perché lascia l’obbligo di dichiarazione di un legame di interesse in capo all’azienda. Il sanitario non ha alcun tipo di adempimento, riceverà solo una comunicazione che a seguito di un determinato benefit il suo nome verrà trasferito sul sito Sanità Trasparente per gli adempimenti del caso, garantendo l’obbligo di trasparenza».

La legge riguarderà non solo le aziende ma anche i decisori amministrativi, le apicalità, coloro che si occupano a qualsiasi titolo degli appalti in sanità. In caso di omessa dichiarazione la multa sarà di mille euro aumentati di venti volte l’importo dell’erogazione alla quale si riferisce l’omissione. Tuttavia, si avranno tre mesi per ricevere la comunicazione da parte del ministero della salute e ravvedersi.

«Dal 2018 al 2020 sono raddoppiate le notizie di corruzione in sanità, di indagini e rinvii a giudizio rispetto e la sanità è passata dal terzo al secondo posto come settore più colpito dalla corruzione secondo Transparency international – spiega Baroni -. Un milione di italiani tra professionisti sanitari e decisori sarà ipoteticamente oggetto di questa legge, mentre ben 291mila le aziende che potrebbero essere interessate dalla legge, secondo la Ragioneria dello Stato».

«L’obiettivo – conclude Baroni – è rompere questi legami di interesse che devono rimanere virtuosi e disinteressati nei confronti del Sistema sanitario nazionale. Quello che si chiede è semplicemente la trasparenza che permette di bonificare i conflitti di interesse in sanità. Crea questo giusto equilibrio tra il corretto interesse del privato ad investire all’interno della sanità nella sua globalità e l’interesse del cittadino nel sapere chi è stato sovvenzionato e con quale livello di denaro, beni o servizi».

 

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